Chi sono io? Chi sei tu? La chiave per una convivenza universale

Chi sono io? Chi sei tu?
Autore:
Luce Irigaray
Editore:
Biblioteca di Casalmaggiore, Parma
Tipo:
Saggio
Anno:
1999
Data inserimento:
02/12/2005
Gruppo:
I linguaggi del corpo

Gli scolari di Casalmaggiore - dopo tanti altri in Italia o in Francia - dimostrano attraverso le loro parole e i loro disegni che ragazze e ragazzi vivono in modo diverso i rapporti con sé, con l'altro, con il mondo.
Simile differenza non si riduce a componenti biologiche o sociali: esiste un’identità relazionale propria del soggetto maschile e del soggetto femminile.
Lo scopo di questo libro è di svegliare la coscienza dei ragazzi e delle ragazze alla loro identità di genere e di insegnar loro a dialogare con l’altro/a nel rispetto delle rispettive differenze.
Questo libro apre anche delle vie verso nuovi metodi pedagogici sia per i genitori sia per gli insegnanti, ma anche per tutti gli artigiani del mondo sociale e politico - la differenza sessuale rappresenta di fatto la chiave più universale per la convivenza fra gli umani.

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foto da: Luce Irigaray, Chi sono io? Chi sei tu? La chiave per una convivenza universale, [Parma], Biblioteca di Casalmaggiore, 1999, p. 59 


Luce Irigaray
è francese, vive e lavora a Parigi. Ha una formazione che spazia dalla filosofia alla linguistica, alla psicologia, alla psicoanalisi.
Sul piano teorico e su quello politico, lavora per l’avvento di una cultura a due soggetti, 1’uno maschile e l’altro femminile, attenti alle reciproche differenze, capaci insieme di generare un mondo più giusto e più felice. Tra le sue opere pubblicate in italiano si ricordano Speculum, Etica della differenza sessuale, Amo a te, Essere due, La democrazia comincia a due, Tra Oriente e Occidente.
(dalla quarta di copertina) 

 

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foto da: Luce Irigaray, Chi sono io? Chi sei tu? La chiave per una convivenza universale, [Parma], Biblioteca di Casalmaggiore, 1999, p. 59 

Questo libro non parla dei ragazzi, li lascia parlare. Li lascia dire ciò che di solito si tengono per loro o si sussurrano fra di loro. Ciò che gli adulti non vogliono ascoltare – i maestri rimandano ai genitori, i genitori ai maestri -, perché questo risveglia in loro problemi personali, perché pure non sanno loro stessi che dire o che pensare.
Si tratta, in effetti, di identità sessuata. […] Le parole che pronunciano i ragazzi, le ragazze, in uno spazio offerto a loro con amore e serenità, sono vere, sincere, talvolta stupende di verità. Certo per aiutarli a esprimersi con tranquillità, è necessario creare un ambito, proporre una cornice, che permetta loro di superare la difficoltà o la vergogna di dire cose inconsuete e perfino di manifestarle a voce in presenza degli altri. […] certo la ragazza prova più facilità a trasformare in amore l’astrazione sessuale verso l’altro, ma l’incontro fra maschio e femmina richiede sia il corpo sia l’anima. Bisogna educare il desiderio fisico e il desiderio psichico. Una relazione con l’altro genere si prepara attraverso la presa di coscienza della propria identità e dell’identità dell’altro/a. Rimuovere l’attrazione non serve, è necessario trasformarla per permettere una crescita personale e una condivisione feconda con l’altro, non solo a livello corporale, ma anche a livello spirituale.
(da: Introduzione, pp. 7-11)

Negare che esiste la differenza fra ragazze e ragazzi equivarrebbe a chiedersi gli occhi o le orecchie, a optare per la cecità o la sordità. […] Insegnare l’uguaglianza fra i generi a livello sociale secondo me produce soltanto ideologia se il ragazzo non è capace di rivolgersi alla sua compagna di classe attraverso un “tu” rispettoso della sua diversità. […] Come spesso accade, le realtà più evidenti rimangono nascoste. È così per la differenza sessuale intesa non solo ai livelli biologico e sociale – condivisi dallo stesso mondo animale – ma come differenza capace di assicurarsi, attraverso un’infinità di relazioni a due, il passaggio dalla natura alla cultura grazie a una trasformazione dell’attrazione fra i sessi in un divenire dell’umano in quanto tale.
(da: Per concludere, pp. 163-71) 


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