Cucina delle mie brame

Cucina delle mie brame
Autore:
Maria Crapis
Editore:
Edizioni Tracce, Pescara
Tipo:
Saggio
Anno:
1995
Data inserimento:
02/12/2005
Gruppo:
I linguaggi del corpo

Le donne lavorano e intanto cucinano. Ma è abitudine o atto creativo? Spazio obbligato o tempo per sé? Affetti, conflitti, seduzioni e piaceri, tutti rivivono attraverso colori e profumi, attraverso sapori gustati con la memoria.

Maria Crapis, ricercatrice della Cooperativa Medica Agorà di Bologna, svolge indagini sulle abitudini nutrizionali della popolazione e si occupa di educazione ai consumi, terapia dei disturbi alimentari e problematiche relative alla famiglia e all’adolescenza.
(dalla quarta di copertina)

My gouvernante, my nurse

Meret Oppenheim, My gouvernante, my nurse, mein Kindermädchen, (La mia tata), 1936, copia dell’originale distrutto, Stoccolma, Moderna Museet
foto da: Simona Bartolena, Arte al femminile. Donne artiste dal Rinascimento al XXI secolo, Milano, Electa, 2003, p. 147 

 

L’indagine da cui parte tutto il lavoro delle ricercatrici, della cooperativa medica Agorà, si è svolta su un campione di 220 donne dipendenti di alcune fra le più grandi imprese cooperative (o di proprietà del Movimento Cooperativo) di Bologna.
Grazie alla loro disponibilità e pazienza, si sono potuti raccogliere i dati attraverso un questionario semistrutturato; a questo primo screening è seguito un approfondimento qualitativo con interviste mirate a 20 cooperatrici di diversa età, stato civile e posizione lavorativa.
L’obiettivo dello studio era indagare l’atteggiamento che ha la donna lavoratrice con l’organizzazione e la preparazione del pasto casalingo, il rapporto, in questa sfera, con gli altri componenti della famiglia, e alcuni aspetti del vissuto femminile; ad esempio, come si conciliava (se si conciliava …!!) il proprio ruolo professionale con quello casalingo. Insomma ci sembrava importante cercare di comprendere se la tavola, il “desco” attorno al quale si consuma il pasto, per lo più serale, diventava un campo di battaglia, un deserto incolore peggio di quello di Antonioni, oppure un luogo in cui a volte, si riusciva a godere complessivamente di qualche spezzone di buona qualità di vita.
(da: Presentazione di Doriana Ballotti, pp. 9-10) 

 

foto di Diana d’Alò

foto di Diana d’Alò  

 

Dall’indice
  • Presentazione;
  • 1 - Mense, ristoranti, sale da pranzo;
  • 2 - Cibo e cucina, che passione;
  • 3 - Ritratti di donne in un interno.

 

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