L'invenzione della libertà di stampa. Censura e scrittori nel Settecento

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Autore:
Edoardo Tortarolo
Editore:
Carocci, Roma
Anno edizione:
2011
Anno e mese di inserimento:
02/01/2013

L’illuminismo alla prova di uno dei temi più scottanti nella prospettiva di una società liberata dai feroci controlli sull’emancipazione del pensiero tipici dell’ancien régime: la libertà di stampa. I rapporti tra censura e filosofia illuminista nel secolo diciottesimo in Francia e in Inghilterra vengono analizzati alla luce dei problemi creati dalla necessità di armonizzare l’auspicata circolazione delle idee con i vincoli imposti da interessi commerciali, politici. Le motivazioni, le idealità non sempre coincidono in un quadro movimentato, contrastato, in cui si agitano e si contrappongono le figure degli autori, dei tipografi editori, dei librai, degli amministratori, degli stessi censori. Entrano in scena e vengono descritte nei dettagli le strategie messe in campo dai soggetti contrapposti (autori e tipografi da una parte, censori dall’altra) per aggirare i divieti e i limiti da una parte, per scovare e punire le trasgressioni dall’altra. I casi più noti e diffusi sono quelli relativi ai falsi luoghi di edizione, ma non mancano ritrattazioni, limature di testi, accordi tra autori e censori. Un caso significativo di questi intrecci, anche di imprevedibili convergenze, “il paradosso di Montesquieu”, le vicissitudini di una delle sue opere maggiori, l’Esprit des lois, pubblicata in forma anonima a Ginevra (Genève, chez Barrillot & fils, 1748) con il parere favorevole del censore francese Champeaux, ma con il taglio di un capitolo apportato dall’autore. Ciò non basterà, a seguito di una seconda impressione a Parigi e Lione nel 1749, con l’indicazione di falsi luoghi di edizione, ad evitare alla sua opera la messa all’Indice il 29 novembre 1751.

Edoardo Tortarolo

Edoardo Tortarolo