Lettera di Luigi Settembrini alla figlia Giulia (Santo Stefano, 6 maggio 1857)

Luigi_Settembrini
Autore:
Luigi Settembrini
Anno e mese di inserimento:
01/03/2013

“Ti credi infelicissima, e non è così. Calmati, figliuola mia, e sappi che l’ira ci fa mal giudicare degli uomini e delle cose”. Ancora, come ha già fatto in tante occasioni, il patriota recluso scrive alla figlia amatissima, ma stavolta per rispondere ad una “dolorosa” lettera di Giulia, da solo un anno sposa di Enrico Pessina. I due successivamente si separeranno, e forse non è azzardato leggerne le premesse nei gravi segnali di disagio che la “sventurata” Giulia, com’ella stessa si definisce,  manifesta al padre.  La giovane donna – sposa ad appena diciassette anni - sente tradite le sue attese, sospetta di non essere sufficientemente amata, ma per Settembrini “tu hai Errico che ti ama, che è uomo d’onore e di senno, di che puoi dubitare e lamentarti?”. All’inquieta, tormentata Giulia non resta che “rientrare nella solita placidezza”: “una donna, per meritare di essere amata e stimata non basta che abbia giovinezza e bellezza, cose che passano e saziano, ma deve essere buona, affettuosa, dolce, modesta, sennata, senza pettegolezzi, senza cicalecci, dignitosa, di animo nobile e schietto, studiosa e colta quanto a donna conviene”.

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