Cooperazione allo sviluppo e persone con disabilità

Luogo:
Sala accoglienza di Palazzo Reale
Data:
mercoledì 9 dicembre, ore 15
Anno:
2015
Categoria:
Convegni / Conferenze
Cooperazione allo sviluppo e persone con disabilità


Seminario regionale

Cooperazione allo sviluppo e persone con disabilità


Programma

ore 15,00 Saluto delle autorità

  • Vera Valitutto - Direttrice Biblioteca Nazionale
  • Serena Angioni - Assessora regionale alla Cooperazione Europea e al Bacinio Euro-Mediterraneo (da confermare)
  • Lucia Fortini - Assessora regionale alle politiche sociali (da confermare)

ore 15,30 – Introduzione al progetto

  • Valentina Pescetti - Rete italiana disabilità e sviluppo

15, 45 – La cooperazione allo sviluppo e persone con disabilità: le prassi appropriate italiane

  • Giampiero Griffo – Direttore della sezione sulle diversità della Biblioteca Nazionale

16,30 – Dibattito
17,00 – Conclusioni


L’Organizzazione Mondiale della Sanità calcola che il 15% della popolazione mondiale è disabile, più di un miliardo di persone. Una persona su sei nel mondo. La maggior parte di queste persone vive nei paesi in cerca di sviluppo dove non ci sono servizi, pensioni, carrozzine, sostegni. Per dare qualche altra cifra, il 95% dei bambini con disabilità nel mondo non frequenta la scuola. Le donne subiscono molte discriminazioni, anche in Italia, perché vivono la doppia discriminazione di genere e disabilità In tanti paesi, i bambini e soprattutto le bambine, rischiano di essere uccise appena nate come avviene in Cina. Secondo una ricerca inglese, nei paesi in via di sviluppo, la mortalità è del 20% per i bambini e 4 volte maggiore per le persone con disabilità. 20 milioni di donne all’anno (30 al minuto) conseguono un problema con la gravidanza, con complicanze che spesso producono limitazioni funzionali. In alcuni paesi africani, le persone con disabilità sono esclusi dalle cure per l’AIDS. In molte famiglie la disabilità è una forma di reddito: vi sono paesi dove, quando una famiglia arriva all’ottavo o nono figlio, lo si fa diventare disabile per poterli far lavorare come mendicanti e portare a casa dei soldi. Si parla spesso di povertà: le persone con disabilità sono i più poveri del mondo. La disabilità infatti è causa ed effetto di povertà.
Noi conosciamo la povertà più diffusa: quella derivata dalla mancanza di risorse, di cibo e acqua. Ma c’è una povertà ancora più grande legata agli ostacoli, alle barriere e alle discriminazioni che viviamo. Ogni volta che una persona con diversità funzionale incontra una barriera viene discriminata. Ogni volta che non può accedere a un servizio viene limitata,viene impoverita. La povertà è una condizione molto più complessa per queste persone. Secondo una ricerca inglese, e parliamo di paesi ricchi, una famiglia con una persona con disabilità ha il doppio di probabilità di diventare povera in Inghilterra. Questa situazione produce come conseguenza quella che chiamiamo ‘esclusione sociale’. Le persone con disabilità non vengono riconosciute come parte della società. Per secoli le persone con disabilità sono state confinati in istituti o chiusi in casa.
Le Nazioni Unite hanno approvato nel 2006 la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità (CRPD), riconoscendo che esse siano soggette a violazione dei diritti umani. È una legge mondiale, che è stata ratificata anche dall’Italia, e che anche oggi non viene applicata. È stata ratificata anche dall’Unione Europea che la dovrà applicare in tutte le norme, insieme ad altri 160 paesi del mondo (l'82% dei paesi delle Nazioni Unite).
La trasformazione culturale che la Convenzione delle Nazioni Unite ha prodotto per le persone con disabilità è profonda: è la società che va riabilitata prima che loro. Abilitare la società a pensarle queste persone in un modo diverso, ad includerle ogni volta che si fa qualcosa: poter ballare con le stampelle, viaggiare in sedia a rotelle, avere opportunità di comunicare anche se si hanno gravi limitazioni funzionali, lavarsi la macchina da soli. Quello che il movimento mondiale delle persone con disabilità rivendica è recuperare la libertà che hanno tutti e che ci viene negata nel mondo dalle barriere, dagli ostacoli e dalle discriminazioni.
Con la Convenzione, non bisogna più chiedere i nostri diritti, ma si devono applicare. In questa trasformazione, le persone con disabilità non sono oggetti di carità, persone speciali di cui si devono prendere cura dei ‘tecnici’, ma cittadini come gli altri, che devono godere delle libertà fondamentali e di tutti i diritti umani.Secondo l’OMS tutte le persone nell’arco della vita vivono un’esperienza di disabilità: perché hanno un incidente, perché diventano anziane. Tutte corrono il rischio di essere escluse, di non partecipare. Pertanto, non parliamo di politiche di nicchia: è una politica che ci riguarda tutti e vogliamo che la società se ne renda conto. Per questo lavoriamo anche per le persone che vivono nei paesi in via di sviluppo. L’Unione europea è il maggiore donatore del mondo verso i paesi poveri, ma nei suoi progetti non offre quasi nulla alle persone con disabilità.In questo quadro la cooperazione internazionale gioca un ruolo importante, per sostenere l'implementazione della CRPD ed in particolare l'articolo 11 (Situazioni di rischio ed emergenze umanitarie) e l’articolo 32 (Cooperazione internazionale).L’articolo 11 impegna gli stati ad adottare “tutte le misure necessarie per garantire la protezione e la sicurezza delle persone con disabilità in situazioni di rischio, incluse le situazioni di conflitto armato, le emergenze umanitarie e le catastrofi naturali”.
L’articolo 32 della CDPD sottolinea quanto sia necessario che la cooperazione internazionale “includa le persone con disabilità e sia a loro accessibile” e favorisca la partecipazione delle “organizzazioni di persone con disabilità”. Si tratta di due campi completamente nuovi: da un lato, un “approccio a doppio binario” (twin track approach), che mira ad accrescere le risorse destinate alle persone con disabilità e a produrre il mainstreaming della disabilità in tutti i progetti; dall’altro, il rafforzamento del ruolo delle organizzazioni di persone con disabilità nei processi decisionali che riguardano la vita delle stesse (empowerment e capacity building), spesso unica garanzia di sostenibilità della Convenzione a livello locale e nazionale.In Italia si è costituita nel 2011 la Rete Italiana Disabilità e Sviluppo (RIDS), formata da organizzazioni di persone con disabilità (FISH e DPI-Italia) ed organizzazioni che si occupano di cooperazione per lo sviluppo (AIFO e EducAID). La RDS è diventata interlocutore del Ministero degli Affari esteri/Direzione generale cooperazione allo sviluppo.Questa collaborazione ha prodotto l'approvazione del Piano d'azione della cooperazione italiana sulla disabilità (2013) e la realizzazione di vari strumenti per la tutela dei diritti umani delle persone con disabilità nel campo della cooperazione internazionale: un manuale sull'inclusione delle persone con disabilità nei progetti di cooperazione, un vedemecum su aiuti umanitari e persone con disabilità, le linee guida sull'accessibilità nei progetti finanziati dal MAECI.
A livello internazionale è importante l'impegno dell'Unione europea, maggior donatore mondiale, che ha ratificato la CRPD nel 2011, e degli altri donatori pubblici e privati.