Pioneri del cinema napoletano

Luogo:
Sala Rari
Data:
giovedì 19 gennaio, ore 16
Anno:
2017
Categoria:
Presentazione libri
Pionieri del cinema napoletano


Presentazione del libro

Pionieri del cinema napoletano
Le sceneggiature di Vincenzo e i film perduti di Eduardo Scarpetta

a cura di Pasquale Iaccio e Maria Beatrice Cozzi Scarpetta

(Liguori editore)


Intervengono, con i curatori del volume

  • Simonetta Buttò, Direttrice della Biblioteca Nazionale di Napoli
  • Gaetano Daniele, Assessore alla Cultura del Comune di Napoli
  • Sergio Bruno, Cineteca Nazionale di Roma
  • Mario Franco, critico cinematografico
  • Titti Marrone, giornalista
  • Rosaria Savio, Biblioteca Nazionale di Napoli

Sarà proiettato il film muto di Vincenzo Scarpetta

Il gallo nel pollaio (1916)

Edizione restaurata dal CSC - Cinetca Nazionale, in collaborazione con la Fondazione De FIlippo


Il gallo nel pollaio
Palatino Film, Roma, 1916
Regia: Enrico Guazzoni; personaggi e interpreti: Vincenzo Scarpetta (Vincenzo), Elvira Radaelli (cugina Betta), Giuseppe Gambardella (un passante), Lorenzo Soderini (sacrestano)

La proiezione sarà accompagnata da alcuni brani musicali composti da Vincenzo Scarpetta (Canzona Spruceta, Nu mistero, Tes baisers, Piripignoccola, Barcarola, Violetta, Senza core), che la curatrice M. Beatrice Cozzi Scarpetta ha assemblato con altre arie celebri in una colonna per il film.

Il Gallo nel pollaio è una delle prime produzioni della nuova società Palatino Film costituita da Enrico Guazzoni nel 1915 con la collaborazione della Società Italiana Cines. Il gallo nel pollaio doveva essere il primo episodio di una serie nata dalla collaborazione fra Guazzoni e l'attore Vincenzo Scarpetta, annunciata fin dal 1914 ma che poi sarà interrotta dopo il secondo film, Scarpetta e l'americana, che uscirà nel '18. Scarpetta, oltre che l'attore protagonista, è probabilmente anche l'autore del soggetto e della sceneggiatura.


Trama
Vincenzo potrà sposare la cugina Betta solo dopo aver dimostrato di essere un uomo serio e con un lavoro qualificato. Avendo ricevuto un’ottima offerta di impiego, si reca al convitto in cui vive l’amata ma gli viene vietato di incontrare la ragazza. Riuscito ad entrare rocambolescamente nel convitto, si traveste da contadina con l’aiuto di Betta e delle altre educande. In queste vesti non solo è accolta benevolmente dalle integerrime sorveglianti ma è fatta oggetto di profferte amorose dal sacrestano e dal giardiniere. Alla fine, però, il travestimento viene scoperto con grande scandalo e la direttrice del convitto convoca d’urgenza il padre di Betta. Vincenzo e Betta sono severamente redarguiti ma poi i due innamorati riusciranno ad ottenere il consenso per il matrimonio.

Il restauro
Per il restauro di Il gallo nel pollaio si è partiti da un positivo d’epoca imbibito, con didascalie in norvegese, conservato presso la National Library of Norway. Certamente la copia in passato era stata utilizzata per molte proiezioni e pertanto presentava dei difetti quali righe, macchie, graffi. Soprattutto mancavano alcuni metri del film: rispetto, infatti, al visto di censura norvegese in cui la lunghezza originale era di 636 metri, questa copia una volta misurata risultava essere di 597 metri. I 39 metri di differenza riguardavano l’inizio del film: presumibilmente mancavano, oltre al titolo, anche i nomi degli attori, quantomeno quello di Vincenzo Scarpetta.
Applicando in linea generale lo stesso schema operativo adottato per l’altro film con Vincenzo Scarpetta Tutto per mio fratello, ossia scansione a 2k e restauro con software specifici, si è operato principalmente sui problemi legati alla vita della pellicola, cercando di eliminare le righe e le macchie, di cancellare o attenuare i segni causati dalle giunte e di riparare i danni sull’emulsione. Le didascalie in norvegese sono state tradotte in italiano rispettandone il più possibile la forma grafica originale. Per restituire alle nuove copie le colorazioni originarie si è intervenuti facendo interamente ricorso alla tecnologia digitale attraverso la color corretion che, grazie a dei software specializzati nell’elaborazione del segnale dell’immagine, ha permesso di effettuare tutte quelle correzioni che mirano a restituire i colori del film e inoltre a bilanciare le varie sequenze per ottenere omogeneità e coerenza fotografiche. Oltre alle lavorazioni in digitali è stato effettuato il ritorno in pellicola.
Il restauro è stato curato dalla Cineteca Nazionale del Centro Sperimentale di Cinematografia in collaborazione con la Fondazione Eduardo De Filippo. Tutte le lavorazioni sono state eseguite presso il laboratorio L’immagine Ritrovata di Bologna.

Sergio Bruno/Cineteca Nazionale

Le Film di Vincenzo e Eduardo Scarpetta

Alla poliedrica attività artistica in campo teatrale e musicale, Vincenzo, da artista moderno, affianca anche l’interesse per il nascente cinematografo; arte a cui si avvicina ben prima del padre firmando, il 17 settembre 1907, un contratto triennale con i fratelli Troncone per produzioni filmiche. Le prime produzioni cinematografiche traevano spunto principalmente da opere teatrali: modalità rispettata anche nel caso di Vincenzo Scarpetta che trasferisce nelle sue sceneggiature i temi identificativi del repertorio Scarpettiano avvalendosi prevalentemente degli artisti della sua compagnia teatrale. Se sono chiaramente identificabili le commedie di riferimento già nel titolo, il lavoro originale è ampiamente rimaneggiato per le nuove esigenze filmiche: si perde la “coralità” della commedia, caratteristica peculiare del teatro di Vincenzo, e tutta la storia gira attorno al protagonista che spesso recita col proprio nome o con quello teatrale di “Felice Sciosciammocca”.
Le sceneggiature attingono sia al repertorio di Vincenzo (Felicetto vuol dormire, Sciosciammocca nutrice per forza, Max Landerna (senza spina e senza uosso), Max depuré e Il primo amore di Felicetto) che da quello di Eduardo (I tre pantaloni, Na criatura sperduta, Le metamorfosi di Scarpetta e, forse, anche Il viaggio di nozze di Sciosciammocca). Un’attenzione particolare merita Felicetto vuol dormire o Le disgrazie di un giovane esaurito: è questo l’unico manoscritto in nostro possesso che, in prima pagina, fa espresso riferimento a la Partenope Film e a Roberto Troncone.
Probabilmente queste sceneggiature furono scritte proprio in virtù del contratto con i Fratelli Troncone ma, a oggi, non abbiamo nessun elemento che ne attesti la realizzazione filmica che potrebbe essersi persa a seguito dell’allagamento del seminterrato in cui erano custodita tutta la produzione dei Troncone.
A questa distruzione, non sfuggirono le pellicole del 1910 Il suonatore di chitarra e Marito distratto e moglie manesca, in cui Vincenzo ricopriva il duplice ruolo di regista e attore protagonista affiancato dall’esordiente attrice cinematografica Francesca Bertini. Seguiranno, con Vincenzo attore protagonista, Tutto per mio fratello (1911 – Latium film), Il gallo nel pollaio (1916 – Palatino film), Le nozze di Vittoria (1917 – Tespi film), Scarpetta e l’americana (1918– Palatino film), Scarpetta vuol fumare e Scarpetta cerca moglie (c.a. 1920 – Caesar Film).
Le sceneggiature ritrovate non danno un’indicazione certa della data in cui sono state scritte ad eccezione di Max Landerna che riporta in prima pagina “giugno 1915” e forse, questo, è uno degli ultimi lavori per il cinema a sua firma.

Nel 1914 Eduardo Scarpetta decide di sperimentare la “settima arte” firmando un contratto con la Musical Film di Renzo Sonzogno; ma, a differenza del figlio, “... egli non prese eccessivamente sul serio l’arte cinematografica e la sua industria; nemmeno ai suoi film accordò soverchia confidenza. Dopo averli visti in proiezione privata, non volle mai metter piede nelle sale di spettacolo dove essi venivano proiettati, considerando la faccenda un sottoprodotto dell’attività teatrale”.
Le film di Eduardo Scarpetta, di cui ora ci restano solo alcune foto di scena, furono Miseria e Nobiltà, Tre pecore viziose, Lo scaldaletto, La nutrice e Un antico caffè napoletano (tratto da Il non plus ultra della disperazione.)
Misteriosa è la fine di queste pellicole che rischiarono pure il sequestro per la causa intentata a Sonzogno, come scrive lo stesso Scarpetta in una sorta di “libro” di casa, relativo al periodo 7 giugno – 16 dicembre 1914, in cui annotava gli accadimenti principali della giornata oltre alle spese minute.

M. Beatrice Cozzi Scarpetta


Pionieri del cinema muto, locandina