La scultura e il colore nell’opera di Rachele Bianchi

Luogo:
Sala Esposizioni
Data:
12 settembre - 9 ottobre
Anno:
2013
Categoria:
Mostre/Esposizioni
Rachele Bianchi

Inaugurazione: giovedì 12 settembre, ore 16.30

nell'occasione sarà collocata in permanenza, negli spazi della Biblioteca Nazionale di Napoli, la scultura Nobildonna

Orario: lunedì-venerdì, ore 9.00 - 18.00 / sabato ore 9.00-13.00

Allestimento dell’architetto Luigi Lavorato

con il patrocinio dell’INAC (Istituto Nazionale d’Arte Contemporanea) presieduto da Anselmo Villata - catalogo edito da “Verso l’Arte Edizioni” (cm. 21x29, 96 pagine a colori)

La Biblioteca Nazionale di Napoli nel suo impegno di diffusione e promozione della lettura, ha imboccato anche la strada della presentazione dei libri d’artista contemporanei. Questi possono certamente interpretarsi come atto di fiducia nel senso del bello, che l’invasività informatica sembra avere smarrito nell'affannosa ricerca dell’utile, del funzionale, del tempo reale da raggiungere con un colpo di mouse. Le mostre sui libri di artista di Antonio Nocera e Antonio Baglivo alla Nazionale di Napoli hanno ne hanno dato, diverse, ma ambedue attraenti, prove. Dal libro d’artista alla mostra d’arte contemporanea il passaggio è stato breve e naturale.
Abbiamo, così, alla Biblioteca Nazionale di Napoli, organizzato da diversi anni iniziative, mostre e momenti di riflessione sull’arte contemporanea, per rinsaldare nel prossimo (usiamola, una volta tanto, questa bellissima e dimenticata parola e cancelliamo dai nostri dizionari quelle bruttissime di fruitore e utente, o, peggio, di cliente, o, peggio ancora di customer ) il senso del bello che si è perso negli algidi rivoli della “corsa” informatica. Anche le mostre d’arte contemporanea, dunque, “strumenti” di una biblioteca con fini educativi e divulgativi.
Con la convinzione che una biblioteca debba abbinare all’incremento del patrimonio bibliografico anche l’adesione fedele ad una tradizione storica di azioni che ne hanno curato la bellezza e la ospitalità del sito, abbiamo spinto gli artisti che Franco Bonetti, Anna Maria Bova, Marisa Cardiello, Tullia Matania, solo per citarne alcuni, sono rimasti permanentemente alla Nazionale di Napoli. In questo confortati dal parere dei frequentatori abituali che apprezzano e trovano naturale questa cura del luogo nel quale vengono a studiare, a leggere, a vivere insomma la loro biblioteca. Così proprio all’ingresso si giustappongono le eleganti e sinuose danzatrici attribuite ad Antonio Canova e l’agghiacciante e spinoso Burka d’ombre di Tullia Matania.
Ecco dunque anche Rachele Bianchi alla Biblioteca Nazionale di Napoli con i suoi linguaggi, che possono solo apparentemente apparire diversi tra loro secondo i soggetti, la tecnica, il supporto o il materiale adoperato, ma che si richiamano invece, pur nella loro varia intonazione, a unico modo di avvertire, di sentire e di proporre l’espressione di una propria visione del mondo, della conoscenza, dell’uomo e, soprattutto, della donna.
C’è, infatti, inequivocabile e tangibile, nel cosmo artistico della Bianchi, una solida essenzialità espressiva, spesso ellittica e veloce, che rimanda a forme totemiche di una conoscenza fatta per simboli e per allusioni, da trasmettere anche e soprattutto a chi non è in grado di decrittare i codici di una convenzione generalizzata come quella della scrittura, ma che, proprio per questo, sa più pienamente e intensamente avvertire, come avrebbe detto Giambattista Vico, con animo perturbato e commosso: un modo di comunicare, dunque, in forma sovra linguistica, sovranazionale e sovra etnica, a chi parla lingue diverse e prega con i riti e le liturgie di diverse confessioni. ...
La grande figura femminile, monolitica e severa della Nobildonna, racconta il tema conduttore, ricorrente e ritmico caro a Rachele Bianchi; un motivo conduttore memore, per la sua elegante austerità, della severità della mater matuta della cultura del suolo italico preromano ed extraellenico. La figura muliebre sembra richiamare anche l’antichissima e primordiale tradizione matriarcale indoeuropea, non ancora incontratasi con il mondo mediterraneo pregreco, maschilista e bellicoso come quello dei Tirreni e degli Achei: il mito della grande dea madre, che celebra il primato assoluto della femmina, in grado di assicurare per partenogenesi la conservazione della specie.
Questa figura femminile della Bianchi appare, infatti, sempre inglobata, forse prigioniera, della materia e del dolore, ulteriore indizio della supremazia femminile, che testimonia il soffrire dell’umanità, segnalato dal grido del parto o del primo sonoro segnale di vita. È il dolore lancinante che segna la fatica nello svolgere le proprie forme dal monolite della materia, quasi lo sforzo di un parto per autogenesi, e che sembra far sentire l’acuto urlo. Può, tuttavia, anche rappresentare, questa visibile sonorità, per contrapposto moto, il lamento disperato e dolente per la fine della vita, col rientro inesorabile e il riabbraccio fatale che grava su tutti gli umani, di ritornare alla materia, dentro la materia stessa e nella terra primigenia. Forse sono moti che convivono e si contrappone l’uno all’altro: inizio traumatico della vita o sua sofferta e inevitabile conclusione. A questa visione della vita, dolorosa e quasi deterministica, sembrano sottoposte le creature di Rachele Bianchi, ora espressi nella grande e massiccia forma della scultura monolitica, ora sintetizzati nella velocità del tratto grafico antecedente l’alba delle prime forme scrittorie.
Tra queste testimonianze della comunicazione visiva, documentate dalla Biblioteca Nazionale di Napoli entra, affascinante, quella pittorica e grafica, per il fugace tempo di una mostra, e quella scultorea, stabile e permanente, di Rachele Bianchi, alla quale è veramente il caso di dare un caloroso benvenuto.

Mauro Giancaspro


Rachele Bianchi, Nobildonna

 Rachele Bianchi, Nobildonna