Chiese, basiliche e cappelle

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Chiese, basiliche e cappelle

Basilica di San Lorenzo Maggiore 

San Lorenzo Maggiore è uno tra i complessi conventuali più importanti del Medioevo napoletano. Fu fondato nel sito che fu il centro prima della polis greca e poi del foro romano, per volere di Carlo I d’Angiò e dei suoi successori, tra il 1270 ed il 1275, sul posto di una basilica paleocristiana del VI sec. d.C. Sulla destra della chiesa, affacciati nel chiostro settecentesco, si estendono gli ambienti dell’antico complesso: la Sala Capitolare, la sala dell’ex-Refettorio e l’importante area archeologica. 

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Basilica di Santa Maria della Sanità  

Costruita tra il 1602-1613 dai frati Domenicani su progetto di Fra’ Nuvolo, questa chiesa barocca sorge nel cuore del popolare quartiere Sanità. La facciata presenta delle decorazioni in stucco risalenti al ‘700, mentre la cupola è rivestita da maioliche gialle e verdi. Il campanile, invece, venne costruito tra il 1612 e il 1614 ed è arricchito da un orologio in maiolica del settecento. L’interno è ricco di opere pittoriche di Luca Giordano, Andrea Vaccaro, Agostino Beltrano e decorazioni in marmo e stucchi. Dall’area presbiteriale si raggiungono le catacombe di San Gaudioso (antica area cimiteriale di epoca paleocristiana). 

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Basilica di Santa Chiara 

Il Complesso Monumentale di S. Chiara, comprendente Chiesa, Monastero e Convento, fu innalzato dal 1310 al 1328 per volere del monarca Roberto D’Angiò e di sua moglie Sancia di Maiorca con l'intento di costruire una cittadella francescana che accogliesse nel monastero le Clarisse e nel convento adiacente i Frati Minori. La chiesa si presenta oggi nelle sue originarie forme gotiche, con una facciata a larga cuspide, nella quale è incastonato l’antico rosone traforato, con il pronao dagli archi a sesto acuto e l’interno con un’ unica navata, su cui si aprono dieci cappelle per lato. La copertura è a capriate. 

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Basilica di San Domenico Maggiore  

Costruita tra il 1283 e il 1324 per volere di Carlo II d’Angiò, il complesso domenicano incorpora una preesistente chiesa del X secolo. L’interno è a croce latina e ha tre navate su archi gotici con cappelle laterali. Il pavimento è settecentesco con disegni geometrici a fasce marmoree. L’interno è ricco di dipinti tra cui tele di Pietro Cavallini, Francesco Solimena e Tommaso De Vivo e di opere scultoree, tra cui l’altare maggiore realizzato da Cosimo Fanzago.

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Basilica di San Paolo Maggiore

La chiesa venne fondata tra VIII e IX secolo nella cella del Tempio dei Dioscuri, luogo di culto romano. L’antica chiesa paleocristiana nel 1538 fu affidata ai Chierici Regolari Teatini. Gli eventi bellici danneggiarono fortemente l’edificio, che oggi si presenta a croce latina con una grande navata con transetto priva di cupola. 

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Basilica di Santa Maria del Carmine Maggiore

La Basilica Santuario del Carmine Maggiore è una delle più grandi e belle basiliche di Napoli. Risalente al XIII secolo, è oggi un esempio unico del Barocco napoletano; si erge in piazza Carmine a Napoli, in quella che un tempo formava un tutt'uno con la piazza del Mercato, teatro dei più importanti avvenimenti della storia napoletana. Già esistente nel secolo XII, la chiesa fu ricostruita a partire dal 1301 per le elargizioni di Margherita di Borgogna, seconda moglie di Carlo I d’Angiò, e di Elisabetta di Baviera, madre di Corradino di Svevia. L’interno della fabbrica gotica, i cui lavori iniziarono non prima del 1283, era probabilmente a aula unica, con il transetto poco accentuato e abside poligonale. Oggi la chiesa presenta un’ampia navata centrale su cui affacciano varie cappelle intercomunicanti. Il soffitto, ricostruito in epoca moderna, è a cassettoni e sostituisce quello precedente del Seicento andato distrutto durante la seconda guerra Mondiale. Al suo interno è conservato il monumento a Corradino di Svevia di Pietro Schoepf, risalente al secondo quarto del XIX sec.  

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Chiesa di Santa Maria Incoronata

La chiesa dell’Incoronata è posta dove in antico era il largo delle Corregge. La sua fondazione risale al 1352, per ricordare l’incoronazione dei nuovi sovrani Giovanna I d’Angiò e Luigi Ludovico di Taranto. Passò in seguito ai certosini di San Martino che, verso la fine del secolo XVI, la lasciarono in abbandono. Riaperta al culto e ridecorata nel Settecento, è stata oggetto, per buona parte del Novecento, di interminabili restauri (iniziati nel 1925 e conclusi nel 1993), che l’ hanno liberata dagli edifici che vi si erano sovrapposti, ma anche spogliata di ogni elemento barocco. 

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 Basilica di San Francesco di Paola 

Costruita per volere di Ferdinando IV di Borbone nell’emiciclo della celebre Piazza del Plebiscito, la chiesa fu iniziata nel 1816 e completata intorno al 1836 su progetto di Pietro Bianchi; essa è posta al centro del colonnato di stile neoclassico voluto in precedenza da Gioacchino Murat e realizzato da Laperuta. La facciata è preceduta da un pronao formato da sei colonne e due pilastri di ordine ionico, che reggono un architrave sul quale è scolpita la dedica di Ferdinando I a San Francesco di Paola. All’interno è possibile ammirare tele di Luca Giordano, Pietro Benvenuti, Tommaso De Vivo, statue raffiguranti Santi e, di particolare rilievo, l’altare maggiore proveniente dalla Chiesa dei SS. Apostoli, decorato con pietre preziose.  

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Basilica del Gesù Vecchio dell'Immacolata di Don Placido 

La basilica venne fondata nel 1554 per poi essere totalmente ricostruita fra il 1605 e il 1624; la facciata della chiesa fu realizzata sul finire del XVII secolo da Giovan Domenico Vinaccia in stile barocco. L'interno dell'edificio ha una struttura architettonica a croce latina, con un'unica navata e cappelle laterali, e conserva numerose opere d'arte, tra cui la tela raffigurante San Luigi Gonzaga, opera di Battistello Caracciolo (1627), i dipinti di Marco Pino da Siena (Trasfigurazione, Madonna e Santi, Circoncisione)e alcune tele di Girolamo Cenatiempo (1712). 

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Cappella San Severo 

Eretta, secondo la leggenda, dal duca di Torremaggiore Giovan Francesco di Sangro per rendere omaggio ad una miracolosa immagine della Madonna, fu ampliata e radicalmente trasformata da Alessandro di Sangro patriarca di Alessandria nei primi anni del ’600. L’attuale assetto della Cappella e la quasi totalità delle opere in essa contenute sono frutto della volontà di Raimondo di Sangro, settimo principe di Sansevero, che a partire dagli anni ’40 del ’700 riorganizzò la Cappella secondo criteri del tutto nuovi e personali. La Cappella è costituita da una navata unica; otto cappelle laterali (quattro per lato) si snodano fino all'altare maggiore. La Cappella Sansevero è un concentrato di opere scultoree e pittoriche, tra cui il famoso Cristo Velato di Giuseppe Sanmartino. 

Cappella Capece Minutolo

La Cappella dei Capece Minutolo, resa famosa dal Boccaccio con la novella "Andreuccio da Perugia", è uno dei migliori esempi di architettura e decorazione gotica. Si apre sul fondo del transetto del Duomo di Napoli in prossimità dell’angolo destro dello stesso. Tra gli affreschi alle pareti, di varie epoche storiche, vanno ricordati su tutti quelli di Montano d'Arezzo, raffiguranti le Storie dei Santi Pietro e Paolo e di altri santie,  e la Crocifissione, eseguiti tra il 1285 e il 1290. Sull'altare della cappella vi è il Sepolcro del Cardinale Arrigo Minutolo (deceduto nel 1414), di fattura romana; sulla destra il Sepolcro del Cardinale Filippo Minutolo (morto nel 1301) è caratterizzato da figure prese in prestito dall'arte bizantina. 

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 Certosa di San Martino 

Progettata e costruita nel suo impianto originario dallo scultore e architetto senese Tino da Camaino, nel 1325, la certosa ha subito numerose trasformazioni. La Certosa, infatti, tra la fine del Cinquecento e gli inizi del Settecento, venne sottoposta ad un radicale rinnovamento. Furono tre gli architetti che con il loro intervento conferirono alla Certosa la veste attuale: Giovanni Antonio Dosio (1581), destinato a trasformare il severo aspetto gotico nel raffinato stile rinascimentale, Cosimo Fanzago (1623) autore della preziosa veste barocca e Nicola Tagliacozzi Canale (1723) che operò una perfetta sintesi tra architettura, pittura e scultura tipica del gusto rococò. Nel corso del tempo, i migliori artisti lavorarono per i monaci certosini,;tra i pittori: Lanfranco, Ribera, Battistello Caracciolo, Luca Giordano, tra gli scultori Giuseppe Sanmartino e Domenico Antonio Vaccaro. In particolar modo, la chiesa, a navata unica con sei cappelle (due di esse sono comunicanti con le prime di destra e di sinistra), presenta un alto livello di decorazione a cavallo tra il XVI secolo e il XVIII secolo. 

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Chiesa di San Gennaro e della Madonna Assunta (Duomo di Napoli)

La Cattedrale è tra le più grandi basiliche della città e ospita il battistero più antico d'occidente (Battistero di San Giovanni in Fonte). La costruzione dell'edificio fu iniziata nel XIII secolo, inglobando le precedenti strutture paleocristiane del Battistero di San Giovanni in Fonte e della Basilica di Santa Restituta; per la progettazione e costruzione del complesso vennero chiamati architetti di estrazione francese.  Dopo il crollo del campanile e della facciata nel '300, tra il Quattrocento e l'Ottocento il duomo venne notevolemente abbellito. L'interno, a pianta a croce latina con cappelle, è lungo circa cento metri e la navata è intervallata da una sequenza di otto pilastri per lato, in cui sono incorporati fusti di antiche colonne romane, sulle quali poggiano gli archi ogivali decorati a stucco e marmo. Il soffitto a cassettoni, intagliato e dorato, ospita tele di Fabrizio Santafede e Girolamo Imparato. Sulle pareti della navata ci sono dipinti di Luca Giordano, mentre sui sedici pilastri della navata sono sistemate le edicole con i busti dei vescovi della città, scolpiti tra il Seicento e il Settecento. Sulla controfacciata sono collocati i sepolcri dei sovrani angioini, così disposti da Domenico Fontana nel 1599.  

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Chiesa del Gesù Nuovo o Trinità Maggiore 

Costruita per volere dei Gesuiti tra il 1584 e il 1601 sull’area del Palazzo dei Sanseverino del quale conserva la facciata di piperno con bugnato a punta di diamante (opera del 1470 di Novello da San Lucano), la chiesa presenta all’interno una ricca decorazione marmorea e pittorica realizzata dal XVI al XVIII secolo. L’interno tipicamente barocco è a croce greca, a tre navate, con pareti rivestite da marmi policromi. Numerosi gli affreschi di pregio tra cui La cacciata di Eliodoro dal tempio, opera di Francesco Solimena (1725). Nelle cappelle, preziose tele di artisti tra cui quelle di Massimo Stanzione e Giuseppe Ribera.  

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Chiesa di San Giovanni a Carbonara 

La costruzione della chiesa ebbe inizio nel 1343, grazie alle donazioni del patrizio napoletano Gualtiero Galeota, sul luogo dove sorgeva un piccolo convento di agostiniani. L'ampliamento che, all'inizio del quattrocento, fu voluto da Re Ladislao (che qui desiderava essere sepolto), portò alla costruzione di un nuovo chiostro a fianco di quello preesistente e la chiesa fu abbellita con marmi pregiati. L'interno della chiesa è a croce latina con un'unica navata rettangolare, il soffitto a capriate e l'abside coperta a crociera con cappelle aggiunte in tempi posteriori. Alle spalle dell'altare, nell'abside, vi è il meraviglioso Monumento funebre di Re Ladislao.

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Chiesa del Pio Monte della Misericordia

Nel 1602 fu fondato un ente che prese il nome, appunto, di Pio Monte della Misericordia e che trovò in un primo momento la sua sede in una chiesa costruita da Giovan Giacomo di Conforto a pochi metri dalla scala che conduceva al Duomo. L' edificio fu poi ampliato fino ad acquisire l'aspetto di quella che è ancor oggi la sede dell'istituzione. Dalla seconda arcata del palazzo c'è l'ingresso alla chiesa, a pianta ottagonale e ornata da sette cappelle. Sull'altare maggiore catalizza l'attenzione del visitatore, il capolavoro caravaggesco, mentre altri sette altari con dipinti raffiguranti le sette opere della misericordia singolarmente trovano spazio nel tempio. 

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Chiesa di Santa Maria La Nova  

Questa chiesa, detta la Nova per distinguerla da quella che un tempo sorgeva nel luogo dove venne poi edificato Castelnuovo, venne fondata dai Frati Minori nell’ultimo quarto del Duecento sul terreno loro donato da Carlo I d’Angiò nel 1279, e completamente rifatta, a partire dal 1596, da Giovan Cola di Franco. La facciata, in stile tardo-rinascimentale, fu realizzata entro il 1606. L'interno è caratterizzato dal pronao del coro, eretto nel 1620; di grande rilevanza è il cassettonato realizzato tra 1598 e il 1603, dove sono collocate tele raffiguranti la Madonna realizzate dai principali pittori manieristi attivi a Napoli prima dell'avvento di Caravaggio. 

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Chiesa di Santa Maria Donnaregina vecchia

La chiesa di Santa Maria Donnaregina fu edificata per volere della regina Maria d’Ungheria, moglie di Carlo II d’Angiò, tra il 1307 e il 1316 sui resti di una precedente chiesa dell’ VIII secolo; essa faceva parte dell’omonimo complesso conventuale di monache clarisse. La chiesa ha un'unica navata di cinque campate e termina con un'abside poligonale (composta dai cinque lati di un ottagono), preceduta da uno spazio rettangolare. Il coro delle monache è costituito da una struttura sopraelevata su sei pilastri ottagonali che sorreggono volte a crociera, posto presso l'ingresso. La chiesa accoglie il sepolcro della regina Maria d’Ungheria, realizzato da Tino di Camaino. L'interno della chiesa conserva un ciclo di affreschi realizzati tra il 1307 e il 1320. A Pietro Cavallini sono probabilmente da ascrivere un Giudizio Universale sulla parete di fondo del piano superiore.  

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Chiesa di Santa Maria Donnaregina nuova

La costruzione di questa chiesa barocca iniziò nel ‘600 per volontà delle monache del confinante Convento di Santa Maria Donnaregina. La facciata, preceduta da una scala in piperno e marmo, si innalza divisa in due ordini con lesene corinzie in marmo e con un timpano traforato, nel cui centro è ricavata un’edicola. L’interno si presenta a navata unica, con tre cappelle per lato e senza transetto, con una sontuosa decorazione di marmi policromi, stucchi, ori e dipinti di Luca Giordano e Francesco Solimena. Attualmente è sede del Museo Diocesano di Napoli.  

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Chiesa di San Gregorio Armeno

Il Monastero, secondo la tradizione, sorge sui resti del tempio di Cerere Attica. Fu fondato nell’VIII secolo da un gruppo di monache dell’ordine di San Basilio fuggite da Costantinopoli con le reliquie di San Gregorio, vescovo d’Armenia. La chiesa, che secondo il rito orientale era al centro del convento, fu completamente ricostruita su progetto di Giovanni Battista Cavagna tra il 1574 e il 1580, con apertura verso la strada, navata unica e quattro cappelle per lato, separate da paraste corinzie ed abside rettangolare coperta da cupola. Dal vestibolo si accede al magnifico chiostro di Della Monica (1580), che concepì questo spazio in funzione prettamente paesaggistica. Tra il 1671 e il 1684 Luca Giordano decorò la chiesa con un racconto unitario composto da cinquantadue episodi. Nel Settecento la chiesa si arricchì di stucchi, marmi e ottoni tipici del barocco napoletano, dell’organo e di due cantorie in legno intagliato ad opera del Regio Architetto Niccolò Tagliacozzi Canale. 

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Chiesa della Pietà dei Turchini

La chiesa della Pietà dei turchini sorge in via Medina. La sua fondazione avvenne tra il 1592 e il 1607 grazie alla Congregazione dei Bianchi dell’Oratorio. Inizialmente, l’associazione aveva sede presso la chiesa di Santa Maria dell’Incoronatella a Rua Catalana e, dal 1573, si occupava di accogliere bambini abbandonati. In seguito, vista la necessità di una struttura più ampia, fu decisa la realizzazione della nuova struttura, comprendente una chiesa ed un conservatorio, che fu denominata “dei Turchini” dal colore degli abiti indossati dai giovani ospiti. La chiesa ad unica navata con cinque cappelle laterali, terminata nel 1595, subì un notevole ampliamento fra il 1633 e il 1639, con l’aggiunta di transetto, abside e cupola; la facciata è frutto di un rifacimento del 1769-1770, su disegno di Bartolomeo Vecchione.  

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Chiesa dei Santi Marcellino e Festo

La chiesa fa parte di un complesso conventuale costituito da due monasteri femminili basiliani del VII secolo dedicati ai santi Marcellino, Pietro, Festo e Desiderio. La chiesa fu restaurata ampiamente sia nel Settecento che nel Novecento. L'adiacente chiostro ospita alcuni locali dell'Università degli Studi di Napoli Federico II. L’interno della chiesa, a navata unica con cappelle laterali e cupola, è caratterizzato soprattutto dalle decorazioni in marmo e legno che la abbelliscono. Quella predominante fu progettata da Luigi Vanvitelli nel XVIII secolo e realizzata dai maestri marmorari Antonio Di Lucca e Domenico Tucci tra il 1759 e il 1767. Il chiostro fu realizzato da Giovan Vincenzo Della Monica tra il 1567 e il 1595. La pianta è rettangolare e la struttura è sorretta da pilastri e abbellita da decorazioni in piperno. Al centro, un bellissimo giardino con fontane di vario genere, una anche in pietra lavica.  

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