Ville e Palazzi

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Ville e Palazzi

Real Albergo dei Poveri (Palazzo Fuga)

Fondato dal sovrano borbonico Carlo III, per ospitare le persone più bisognose l’Albergo dei poveri, detto anche Palazzo Fuga, fu disegnato dall’architetto Ferdinando Fuga nel 1751. Interrotta e ripresa più volte, la struttura è rimasta infine incompiuta, prevedendo nel corpo centrale una chiesa a pianta stellare, della quale furono realizzate solo le fondamenta. Attualmente l'edificio ha una facciata interamente ristrutturata intervallata da lesene, caratterizzata inoltre da cinque ordini di finestre e tre marcapiani con timpano centrale: monumentale è la scalinata a doppia rampa che segna l’ingresso principale alla struttura. L'interno è articolato attorno a tre cortili. Il cortile centrale, in corrispondenza del portico, è occupato dal corpo a croce di Sant'Andrea costituito da un solo piano che sarebbe dovuto essere la base della grande chiesa a pianta radiale con navata centrale e quattro bracci (navate laterali) che collegano  il  sudetto cortile ai corpi laterali. Gli spazi sono per lo più di dimensioni grandiose. Nonostante gli impegni, l’albergo è stato presto abbandonato; solo negli ultimi decenni, iniziative di restauro e attività culturali (mostre, spettacoli, concerti e convegni) che l’hanno visto protagonista ne hanno permesso la valorizzazione.  

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Palazzo Gravina

E' il maggior palazzo del Rinascimento napoletano, fatto costruire dal nobile romano Ferdinando Orsini duca di Gravina nella via dell'Incoronata, oggi via Monteoliveto. Nonostante la data di costruzione sia certa, gli storici ignorano chi sia l’autore e il realizzatore del progetto, mentre è certo che tra il 1548 e il 1549, Giovan Francesco di Palma venne incaricato di realizzare alcune targhe con i simboli della famiglia e le imposte delle finestre. Il palazzo presenta una planimentria generale quadrangolare che si eleva sul piano nobile e piano terra; a causa di un malaccorto restauro eseguito intorno al 1839, della struttura cinquecentesca rimane solamente il lato della facciata che è scandita dal ritmo delle bugne a cuscino del piano terra e dalle lesene composite in piperno, intervallate dalle aperture delle cornici in marmo delle finestre. Su ogni finestra vi è un tondo con il busto degli Orsini realizzati da Vittorio Ghiberti agli inizi del XVI secolo. Nell'interno si nota la controfacciata in piperno e marmo del XVI secolo, mentre, gli altri lati sono d'imitazione. Ancora all'interno sono presenti i resti degli affreschi settecenteschi staccati; infine nel cortile vi è una pregevola fontanella.  

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Palazzo Roccella di Carafa

L'edificio, di fondazione seicentesca, sorse esternamente alle mura della città come villa-masseria. Nella metà del XVII secolo, il proprietario, Francesco di Sangro principe di San Severo, donò la villa-palazzo al suo genero, Don Giuseppe Carafa. Nel 1717 venne acqustato dal ramo della famiglia Carafa, principi di Roccella e marchesi di Castelvetere e la ristrutturazione fu affidata all'architetto locale di scuola del Vaccaro, Luca Vecchione, che trasformò la villa in palazzo nobiliare urbano. Qualche anno più tardi, nel 1842, vennero effettuati altri lavori per volontà dell’allora proprietario Gennaro Carafa Cantelo Stuart che andarono a modificare la struttura della facciata. Nell’occasione venne realizzata la struttura ancor oggi esistente, con i tre piani con attico e l’atrio scoperto con a fianco un patio che anticipa il giardino. Il palazzo rimase di proprietà della famiglia fino al 1885, quando fu venduto al barone Giuseppe Treves. Oggi l’edificio, riportato agli antichi splendori grazie ad interventi di restauro, e acquistato dal Comune di Napoli, è principalmente un centro permanente di arte contemporanea con mediateca, spazi espositivi, di consultazione, di servizi e strumenti per lo studio delle opere e degli artisti che si esprimono attraverso la fotografia, pittura, scultura, video-arte, design e tutto ciò che può fungere da mezzo tra l’artista e l’esterno. 

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Reggia di Capodimonte

ll Palazzo Reale di Capodimonte con l’annesso parco fu costruito nel 1738 da Carlo di Borbone per offrire una meritevole sistemazione alla collezione d’arte della madre Elisabetta Farnese e per godere al meglio della sua riserva di caccia. Una vicenda architettonica durata un centinaio di anni che ha visto l’avvicendarsi di grandi architetti e paesaggisti come Giovanni Antonio Medrano, Antonio Niccolini e successivamente Ferdinando Sanfelice, Ferdinando Fuga e Friedrich Dehenhardt. Il palazzo si estende longitudinale sulla collina omonima e domina dall’alto la città di Napoli e il suo golfo. Tre cortili porticati e comunicanti, le facciate in stile dorico neocinquecentesco tinte di rosso pompeiano caratterizzano la reggia. I suoi tre piani oggi sono interamente dedicati all’esposizione delle diverse collezioni. 

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Palazzo del Museo Archeologico di Napoli

L'edificio che attualmente ospita il museo, la cui costruzione fu iniziata nel 1585, rappresenta una rilevante testimonianza architettonica: infatti è uno dei maggiori palazzi monumentali di Napoli. Esso insiste sull'area di un'antica necropoli della greca Neapolis, la necropoli di Santa Teresa. Il primitivo impianto dell’edificio, rimasto incompiuto e destinato alle Scuderie Vicereali, di cui resta oggi solo il portale in piperno sul lato occidentale lungo via Santa Teresa, fu costruito per ordine del viceré di Spagna, don Pedro Giron, nel 1585, dall’architetto G. V. Casale.
La struttura venne trasformata, nel 1610 - 1615, ad opera dell’architetto Giulio Cesare Fontana, al fine di trasferirvi gli Studi: il suo progetto prevedeva la realizzazione di una fabbrica caratterizzata da un corpo centrale a due piani, sopraelevato rispetto alle due ali laterali ad un solo livello. Tuttavia, il progetto non fu portato a termine, e furono completati solo l’ala occidentale ed il corpo centrale. Sul finire del Settecento gli architetti Ferdinando Fuga, prima, e Pompeo Schiantarelli, poi, si apprestarono ad ampliare il vecchio Palazzo degli Studi per convertirlo a Museo universale. In questi anni il Palazzo perse quasi tutte le sue decorazioni scultoree e, innalzato di un piano, assunse l’aspetto più compatto e imponente che ancor oggi lo caratterizza. Tra il 1821 ed il 1825 l’architetto Pietro Bianchi, dopo averne terminato i lavori di restauro, completò l’edificio, con l’ampliamento dell’angolo nord-orientale, curando inoltre la sistemazione della statua di Ferdinando I di Borbone eseguita dal Canova posta in una nicchia, appositamente disegnata, nel mezzo dello scalone monumentale del Museo. 

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 Ospedale di Santa Maria del Popolo

Il Complesso degli Incurabili è tra i più importanti siti monumentali di Napoli; di epoca rinascimentale, si trova nel centro storico, non lontano dal decumano superiore (ora via dell'Anticaglia). Lo storico ospedale degli Incurabili, fondato nel 1521 da Maria Lorenza Longo che volle tener fede ad un voto fatto quando era vittima di una malattia che l'aveva paralizzata, oltre agli altri pregi, racchiude la notevolissima farmacia settecentesca realizzata da Bartolomeo Vecchione; essa, quasi del tutto intatta, è composta da due sale con l'originaria scaffallatura completamente in legno, sulla quale, sono presenti circa 400 preziosi vasi in maiolica dell'epoca, realizzati da Donato Massa. L'insieme di queste strutture racchiude quelle che rappresentano alcune fra le più importanti testimonianze del rinascimento napoletano.  

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Palazzo dell'Accademia di belle arti

Nel 1822 un decreto regio sancì il trasferimento di tutte le attività dell'Accademia del disegno, istituita da Carlo III nel 1755 presso locali vicino alla chiesa di San Carlo alle Mortelle, nel convento di San Giovanni delle Monache, costruito tra il 1673 e il 1732. Nonostante il volere del re, però, l’edificio fu concesso in uso per le attività scolastiche solo dopo l’Unità d’Italia che, dal 1864, fu restaurato e adattato alle nuove esigenze. I lavori vennero affidati all’architetto Enrico Alvino, docente dello stesso istituto, che desiderò non alterare eccessivamente l'edificio originario, come si evince dai chiostri. Su tutti e quattro i lati della facciata, invece, vennero poste ampie vetrate che si alternano tra il tufo campano delle pareti, mentre il lato principale presenta anche dei busti in terracotta raffiguranti i professori dell’Accademia. L’ingresso principale è preceduto da una piccola rampa di scale, ai cui lati troviamo due leoni in bronzo, scolpiti da Tommaso Solari. In seguito, alla morte dell’Alvino, alla direzione dei lavori subentrò Giuseppe Pisanti che, nel 1880, realizzò lo scolane interno che conduce ai giardini e ai piani superiori dell’edificio. All’interno, oltre agli uffici e alle aule, trovano posto anche una biblioteca, un piccolo teatro e una Pinacoteca in cui sono raccolte principalmente opere realizzate dagli artisti dell’istituto.  

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Palazzo della Prefettura

Il Palazzo della Prefettura, già Palazzo della Foresteria, è un palazzo monumentale di Napoli, ubicato in piazza del Plebiscito. Il palazzo fu eretto sul terreno ricavato dal preesistente convento di Santo Spirito, sorto nel 1326. Ferdinando I ebbe l'idea di edificare un fabbricato per poter ospitare i forestieri che venivano a visitare la corte borbonica. L'edificio fu realizzato nel 1815 dall'architetto neoclassico Leopoldo Laperuta (1771–1858). La facciata principale è caratterizzata da due registri: uno basamentale in bugne listellate con mezzanino e botteghe, nel quale si apre il portale in piperno, fiancheggiato da coppie di semicolonne tuscaniche che reggono una trabeazione che riemerge nella chiave di volta sporgente; invece, il registro superiore della facciata è caratterizzato dalla presenza dell'ordine gigante, enfatizzato nel centro da una lieve sporgenza dei setti murari conclusi da una timpano. Attualmente nel palazzo ha sede la Prefettura di Napoli.  

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Palazzo Reale

La splendida costruzione fu innalzata a partire dal 1600 per una delle capitali più grandi e popolose dell'impero spagnolo. Il palazzo, abitato prima dai Vicerè spagnoli (fino al 1707) e austriaci (fino al 1734), poi dai Borbone (fino al 1860), infine dai Savoia (fino al 1946), è stato centro e immagine del potere, nonchè snodo delle vicende storiche di Napoli e del Mezzogiorno per quasi quattro secoli.
Il progetto di un nuovo Palazzo Reale per Napoli fu affidato dal Vicerè Fernando Ruiz de Castro, conte di Lemos, all'architetto Domenico Fontana (1543-1607), tra i più famosi architetti del tempo, disegnatore della Roma di Sisto V. Durante gli anni 1806-1815 fu arricchito da Gioacchino Murat e Carolina Bonaparte con decorazioni e arredamenti neoclassici, provenienti dalle Tuileries; fu danneggiato da un incendio nel 1837 e successivamente restaurato dal 1838 al 1858 per mano di Gaetano Genovese che ampliò e regolarizzò, senza stravolgerla, l'antica fabbrica. Nel 1888, per volere di Umberto I, le nicchie esterne furono occupate da gigantesche statue dei re di Napoli: Ruggero il Normanno, Federico II di Svevia, Carlo I d'Angiò, Alfonso I d'Aragona, Carlo V d'Asburgo, Carlo III di Borbone, Gioacchino Murat e Vittorio Emanuele II di Savoia. Nel 1922 fu deciso (con Decreto del Ministro Anile) di trasferirvi la Biblioteca Nazionale (fino allora nel palazzo del Museo); il trasferimento dei fondi librari fu eseguito entro il 1925. 

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Villa Floridiana

La villa Floridiana, già esistente nella prima metà del XVIII secolo, agli inizi dell’Ottocento apparteneva agli eredi di Cristoforo Saliceti, ministro di polizia del governo murattiano, i quali, nel 1817, furono costretti a svendere l’appezzamento al re Ferdinando di Borbone, che intendeva destinarlo a residenza estiva della moglie morganatica Lucia Migliaccio di Partanna, duchessa di Floridia, sposata in Sicilia nel 1814, tre mesi dopo la morte della regina Maria Carolina. La ristrutturazione dell’intero complesso, che già comprendeva un piccolo casino (l’attuale Museo) ed una coffee-house (l’odierna Villa Lucia), fu affidata all’architetto Antonio Niccolini che, tra il 1817 e il 1819, progettò sia il rifacimento in stile neoclassico della palazzina che la riconfigurazione dei giardini all’inglese, secondo la moda del tempo. Dopo la morte della duchessa, nel 1826, gli edifici monumentali ed il Parco subirono numerose trasformazioni da parte degli eredi fino al 1919, anno in cui la Villa venne acquistata dallo Stato e destinata a sede museale. La villa è anche dotata di spazi che possono essere dati in concessione per eventi. 

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Ultima verifica: novembre 2014