Il Settecento borbonico nel Regno di Napoli

Teatro San Carlo

La sitografia raccoglie una serie di contributi selezionati all'interno del web relativi al Regno di Napoli e alla sua capitale in un periodo storico che parte dal 1734 e si conclude intorno alla fine del XVIII secolo. Comprendendo un lasso di tempo che inizia con la conquista del Regno da parte di Carlo di Borbone e si conclude con il momentaneo ritorno di Ferdinando IV, in seguito alla breve esperienza della Repubblica Napoletana del 1799, la sitografia si riferisce alla prima metà del governo borbonico nel sud della penisola italiana. Il percorso è finalizzato ad analizzare il Settecento borbonico nel Regno di Napoli attraverso carte geografiche, luoghi e personaggi. L'opera di Pietro Colletta: Storia del reame di Napoli dal 1734 al 1825 rappresenta, tra le altre fonti, una importante ricostruzione storica operata da uno dei protagonisti degli eventi verificatisi nel Regno a cavallo tra XVIII e XIX secolo. Il lavoro, composto da dieci libri, è consultabile all'interno della piattaforma di Google Libri in formato digitale: Tomo I - Tomo II - Tomo III - Tomo IV.

Per completare il percorso tematico su "I Borbone" nel Regno di Napoli si veda anche la mostra virtuale a loro dedicata sul nostro sito.



Cartografia

Catalogo ragionato della Società Geografica Italiana a cura del prof. Vladimiro Valerio consultabile sul sito della Provincia di Napoli. All'interno del catalogo vengono presentate, in ordine cronologico, alcune tra le più importanti carte geografiche di Napoli e Provincia prodotte dal XV al XX secolo. L'elencazione delle immagini storiche viene integrata, inoltre, con schede relative alle varie carte. Per quanto riguarda il secolo XVIII sono presenti: Provincia di Terra di Lavoro, Pacichelli-de Silva (1703) ; Cratere Marittimo, Carl Weber (1754); Carta della Sicilia Prima, Galiani-Rizzi Zannoni (1769); Foglio III dell'Atlante Marittimo del Regno di Napoli, Rizzi Zannoni (1786); Fogli 10 e 15 dell'Atlante geografico del Regno di Napoli, Rizzi Zannoni (1788); Pianta di Napoli, Rizzi Zannoni 1790; Carta del Litorale di Napoli, Rizzi Zannoni (1793); Carta dell'Agro Napoletano, Rizzi Zannoni (1794).

Sulla piattaforma digitale Internet Culturale è possibile accedere alla versione digitalizzata delle carte geografiche di seguito elencate, prodotte da Giovanni Antonio Rizzi Zannoni nella seconda metà del XVIII secolo: Atlante del Regno di Napoli / ridotto in 6 fogli da Giovanni Ant. Rizzi-Zannoni ; Gius. Azzerboni inc. - Atlante geografico del Regno di Napoli / delineato per ordine di Ferdinando 4. Re delle due Sicilie e C. e C. da Gio. Antonio Rizzi-Zannoni e terminato nel 1808 ; Gius. Guerra inc. - Carta Geografica della Sicilia Prima o sia Regno di Napoli Disegnata da Gio. Ant. Rizzi Zannoni: Tavola 1 - Tavola 2 - Tavola 3 - Tavola 4. All'interno della medesima piattaforma, inoltre, è possibile visualizzare una importante fonte iconografica del Regno di Napoli di epoca pre-borbonica, rappresentata dal Teatro della Guerra: Regno di Napoli di Vincenzo Coronelli, risalente al primo decennio del XVIII secolo. L'opera fa parte di un lavoro pubblicato a Venezia che raccoglie una notevolissima quantità di mappe geografiche e vedute relative agli stati che furono coinvolti nella guerra di successione spagnola.

La mappa fu commissionata dal Tribunale degli eletti o di San Lorenzo a Giovanni Carafa, duca di Noja, nel 1750. Alla morte del duca, nel 1768, la direzione dell'opera passò a Giovanni Pignatelli, principe di Monteroduni, che la portò a compimento nel 1775. La mappa è composta da 35 tavole in rame (oggi conservate al Museo di San Martino) incise da Giuseppe Aloja, Gaetano Cacace, Pietro Campana e Francesco Lamarra. Le dimensioni della carta, che si estende tra Capodimonte, Bagnoli, Nisida e Portici,  sono 5,016 metri di larghezza x 2,376 metri di altezza e la sua scala grafica è 1:3.808; il progetto della mappa segue criteri scientifici pienamente inseriti nello spirito riformista e illuminista del tempo. Essa costituisce un'importante fonte iconografica per lo studio topografico ed urbanistico del territorio e per l'analisi delle variazioni urbanistiche intervenute nella città di Napoli e nel suo circondario durante il regno di Carlo di Borbone e di suo figlio Ferdinando IV, consentendo, tra l'altro, lo studio della genesi e della disposizione urbanistica originaria delle ville vesuviane del Miglio d'Oro.

Il sito del Museo di San Martino presenta una delle piante più importanti per lo studio urbanistico della città alla fine del XVIII secolo. L'immagine del lavoro inciso da Giuseppe Guerra e stampato dalla Stamperia Reale precede una serie di informazioni sulla Pianta della città di Napoli di Giovanni Antonio Rizzi Zannoni (1790).

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Residenze reali e nobiliari

Con l'ascesa al trono di Carlo di Borbone nel 1734 Napoli ritorna ad essere capitale di un regno autonomo vivendo uno dei periodi più importanti della sua storia. Avvalendosi dell'opera dei maggiori architetti e artisti dell'epoca nel giro di pochi anni in città ed in altre parti del regno vengono edificate le principali residenze reali della casata borbonica, siti monumentali che testimoniano l'alto livello culturale raggiunto in quegli anni. Il Palazzo Reale di Napoli rappresenta l'unica importante residenza reale preesistente al periodo borbonico ma comunque il complesso architettonico subisce nel corso del XVIII secolo importanti ampliamenti e riadattamenti.

Casina Vanvitelliana
L'edificio è ubicato su un'isoletta nel lago Fusaro all'interno di un'area che già dalla metà del XVIII secolo era diventata riserva di caccia e pesca dei Borbone. I lavori per la sistemazione dell'area furono affidati a Luigi Vanvitelli e poi al figlio Carlo che, nel 1782, realizzò il Casino Reale di Caccia su commissione di Ferdinando IV. La casina nel corso degli anni ha ospitato vari uomini illustri come Wolfgang Amadeus Mozart. Il sito incampania.com e wikipedia forniscono informazioni storiche e architettoniche del piccolo edificio.

Palazzo Reale di Capodimonte
Concepito inizialmente da re Carlo come un casino di caccia, l'edificazione del Palazzo Reale di Capodimonte ebbe inizio nel 1738 con lo scopo di ospitare la collezione della madre del sovrano Elisabetta Farnese. La vicenda architettonica dell'edificio, protrattasi per circa un secolo, vide nel 1757  l'apertura di una parte della Reggia nella quale venne sistemata la collezione; inoltre, negli anni successivi, vennero ampliati i progetti per la sistemazione del grande parco e per l'ultimazione della chiesa di San Gennaro. Il sito ufficiale del Turismo e dei Beni Culturali della Regione Campania fornisce una scheda ed un breve contributo video riguardante il complesso di Capodimonte. Sul portale di wikipedia è possibile consultare una maggiore quantità di notizie sul palazzo che ospita oggi il Museo Nazionale di Capodimonte di cui si riporta il sito ufficiale; inoltre sul sito www.campaniatour.it una breve scheda sulla Reggia viene accompagnata da un interessante Tour Virtuale.

Palazzo Reale di Portici
Una delle tesi sulla storia del palazzo vuole che dopo un soggiorno con la regina Maria Amalia di Sassonia presso la villa del duca d'Elboeuf a Portici il re Carlo di Borbone, incantato dalla bellezza del luogo, decise di commissionare la costruzione di una Reggia nel 1738. Le piccole dimensioni del Palazzo Reale, inadatto ad ospitare l'intera corte reale, fu un importante stimolo per la successiva edificazione di molte dimore storiche nelle vicinanze, dando vita all'insieme delle ville vesuviane lungo il Miglio d'Oro. Una serie di notizie sul Palazzo Reale di Portici vengono presentate da wikipedia e dal sito del Comune di Portici. Oggi il palazzo ospita la sede della Facoltà di Agraria dell'Università degli Studi di Napoli Federico II e I musei della Reggia di Portici di cui si riporta il sito.

Real Casino di Carditello
L'enorme tenuta situata nei pressi di San Tammaro, a metà strada tra Napoli e Caserta, fu acquistata dal re Carlo di Borbone nel 1754 come luogo per la caccia e l'allevamento dei cavalli. All'interno della tenuta venne costruita la Reggia di Carditello in stile neoclassico; l'intero complesso divenne successivamente un' azienda agricola per la coltivazione del grano e l'allevamento di razze pregiate di cavalli e bovini come voluto dal re Ferdinando, figlio di Carlo di Borbone. Il sito incampania.com e wikipedia presentano la "Reale Delizia" mentre YouTube fornisce un contributo visivo del Real sito di Carditello.

Reggia di Caserta
Molto probabilmente la Reggia di Caserta rappresenta la più famosa tra le residenze borboniche nel Regno di Napoli; l'enorme Palazzo Reale e il vasto parco che lo circonda furono commissionati dal re Carlo di Borbone intorno al 1752 all'architetto Luigi Vanvitelli. La Reggia fu concepita come un simbolo di  grandiosità e magnificenza del nuovo stato borbonico a modello della reggia di Versailles voluta da Luigi IV di Francia, del quale Carlo di Borbone era discendente. Il Sito ufficiale del Turismo e dei Beni Culturali della Regione Campania presenta una breve scheda improntata sulle caratteristiche architettoniche del complesso mentre all'interno del portale di wikipedia è possibile visualizzare informazioni sulla storia della Reggia insieme ad un contributo di immagini degli interni e dei giardini. YouTube, inoltre, fornisce ulteriori informazioni visive del Palazzo Reale, dichiarato dall'UNESCO Patrimonio dell'Umanità insieme ad un'altro contributo video che presenta appartamenti reali, parco e giardino inglese.

Nel corso del XVIII secolo molti nobili napoletani poterono avvalersi dell'opera di importantissimi architetti partenopei e non per edificare le residenze di famiglia in città. Tra gli altri molto proficua fu l'attività di Ferdinando Sanfelice che nelle sue opere ebbe la possibilità di sperimentare continue variazioni sul tema della scala monumentale. Anche Luigi Vanvitelli ebbe l'opportunità di avvalersi di committenze nobiliari e progettò il palazzo Doria d'Angri, del quale concepì la facciata in relazione allo spazio esterno; questo elemento rappresentò una importante novità rispetto ai secoli passati in quanto la struttura aveva la fortuna di sorgere isolata, con due strade che le scorrevano di fianco. Un utile approfondimento sull'argomento è rappresentato dal lavoro di Sergio Attanasio: Palazzo di città - villa di campagna, visualizzabile all'interno di FedOA, l'archivio istituzionale dei documenti digitali dell'Università degli Studi di Napoli Federico II.

Palazzo dello Spagnolo
Una serie di immagini relative al Palazzo dello Spagnolo, visualizzabili sul sito www.napoligrafia.it, presenta tutta la bellezza di questo importante complesso architettonico ubicato in via Vergini, nel rione Sanità. Il progetto e la realizzazione dell'edificio furono commissionati da Nicola Moscati, marchese di Poppano, all'architetto Ferdinando Sanfelice. A partire dal 1738 l'architetto unificò due precedenti edifici che il marchese aveva ricevuto in dote dalla moglie e realizzò una monumentale scala a doppia rampa, definita ad "ali di falco". Alcune informazioni riguardanti l'edificio sono consultabili sul sito del Comune di Napoli mentre per maggiori notizie sulle caratteristiche architettoniche del complesso si rimanda a wikipedia. Intorno alla fine del secolo XVIII il palazzo fu acquistato da Tommaso Atienza, detto "lo Spagnolo", che operò alcune modifiche al complesso che prese il suo nome, tra cui la costruzione di un piano ulteriore.

Palazzo Doria d'Angri
All'interno del sito www.napoligrafia.it è possibile localizzare la posizione del complesso architettonico mediante Google Maps. L'ideazione dell'edificio risale pressappoco alla metà del XVIII secolo quando Marcantonio Doria acquistò lungo via Toledo due edifici cinquecenteschi. Alla morte del Doria, nel 1760,  il figlio Giovanni Carlo proseguì l'impresa paterna affidando il progetto a Luigi Vanvitelli. La costruzione del palazzo subì, nel corso degli anni, numerose vicissitudini che causarono molti rallentamenti nei lavori. Dopo la morte di Luigi Vanvitelli la direzione della fabbrica fu affidata ad altri architetti come Ferdinado Fuga, Mario Gioffredo e Carlo Vanvitelli. All'interno del portale di wikipedia è possibile visualizzare alcune immagini e consultare le più importanti caratteristiche architettoniche della struttura. Il palazzo divenne famoso nel 1860 quando il generale Giuseppe Garibaldi annunciò dal balcone l'annessione del Regno delle Due Sicilie al Regno d'Italia. La piazza antistante l'edificio prende il nome dal giorno 7 settembre, data dell'evento storico.  

Palazzo Sanfelice
Come informa il sito del Comune di Napoli, la storia del palazzo inizia nel 1724, quando l'architetto Ferdinando Sanfelice decise di costruire la propria residenza privata nella zona della Sanità. L'edificio si apre alla città con una grande facciata che unisce due corpi di fabbrica distinti. La facciata presenta due ingressi che introducono ai due edifici: il primo è composto da un cortile ottagonale da cui parte una scenografica scala a doppia rampa che raggiunge i piani superiori mentre il secondo edificio presenta un cortile più ampio a pianta rettangolare ed una scala aperta con cinque arcate per piano che lo separa dal giardino retrostante. All'interno del sito www.napoligrafia.it è possibile attivare un collegamento con Google Maps  per la localizzazione del sito in cui sorge il complesso architettonico ultimato dal famoso architetto nel 1726. Alcune iscrizioni presenti all'interno del palazzo e qualche curiosità relativa alla storia dell'edificio sono consultabili all'interno del portale di wikipedia.

Palazzo Serra di Cassano
Sito sulla collina di Pizzofalcone nel quartiere San Ferdinando, è possibile localizzare il palazzo Serra di Cassano grazie ad un collegamento con Google Maps presente nel sito www.napoligrafia.it. Dopo la demolizione di un edificio preesistente nel 1725 la famiglia Serra, di origine genovese, commissionò il progetto e la costruzione dell'edificio a Ferdinando Sanfelice. Elemento centrale del complesso risulta lo scalone monumentale, espressione tipica del Sanfelice. Alcune immagini della monumentale scalinata e la differenziazione architettonica con altre scale progettate dall'architetto partenopeo sono presenti sul portale di wikipedia. Dopo la morte di Gennaro Serra di Cassano, giustiziato in seguito ai fatti della Repubblica Napoletana del 1799, l'ingresso principale del palazzo che affaccia su via Egiziaca fu chiuso in segno di protesta. Da allora viene utilizzato l'ingresso secondario del palazzo in Via Monte di Dio. Dal 1975 il palazzo ospita l'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici e la relativa biblioteca.

Palazzo Spinelli di Tarsia
L'edificio è ubicato in Piazzetta Tarsia  al numero 2, come è possibile vedere su www.napoligrafia.it. L'edificazione del palazzo fu voluta dal principe di Tarsia, Ferdinando Vincenzo Spinelli che, intorno al 1730, commissionò all'architetto Domenico Antonio Vaccaro il rifacimento di un fabbricato preesistente per realizzare una dimora dalle dimensioni principesche. Il progetto del Vaccaro non fu mai realizzato integralmente ma, nel 1747, il principe Spinelli fondò all'interno del palazzo la storica Biblioteca Tarsia oltre a laboratori forniti di numerosi strumenti per osservazioni astronomiche e apparecchiature per sperimentazioni di fisica. Informazioni storiche e caratteristiche architettoniche del palazzo sono presenti sul portale di wikipedia.

L'edificazione delle ville vesuviane inizia prevalentemente nella prima metà del Settecento lungo la Strada Regia delle Calabrie (oggi SS18 tirrena inferiore). Il tratto di strada lungo il quale sorgono le 122 ville è conosciuto come Miglio d'Oro per la bellezza del paesaggio e per la ricchezza storica; esso attraversa i quartieri napoletani di San Giovanni a Teduccio e Barra proseguendo nei comuni di San Giorgio a Cremano, Portici, Ercolano fino a Torre del Greco. Lo stesso Carlo di Borbone soggiornò in una delle ville insieme alla moglie Maria Amalia di Sassonia pochi anni prima di commissionare la costruzione della Reggia di Portici nel 1738. Centodieci anni dopo la caduta del Regno delle Due Sicilie, con la legge del 29 Luglio 1971, n° 578, il complesso delle ville è stato riconosciuto come patrimonio culturale della Repubblica Italiana e successivamente inserito nella Lista del Patrimonio dell'Umanità dell'UNESCO nell'ambito del Parco Nazionale del Vesuvio. Numerose informazioni vengono fornite dal sito ufficiale della Fondazione Ente Ville Vesuviane mentre l'individuazione del percorso del Miglio d'Oro su Google Maps viene presentata dal sito www.incampania.com.

Villa Campolieto
Affacciata sul mare a poca distanza dagli scavi di Ercolano, la villa rappresenta uno dei capolavori dell'epoca borbonica nella zona vesuviana; fu commissionata dal duca di Casacalenda a Mario Gioffredo nel 1755. Dal 1763 l'opera fu affidata a Luigi Vanvitelli che, fino al 1773, operò alcune modifiche e realizzò l'ampio porticato ellittico con archi a tutto sesto; successivamente, dopo la morte di Luigi, subentrò come direttore dei lavori il figlio Carlo che portò a compimento il complesso nel 1775. Il sito ufficiale dei Beni Culturali della Regione Campania fornisce brevi informazioni sulla villa, alcune immagini e la localizzazione del sito su Google Maps; sul portale di wikipedia è possibile consultare una maggiore quantità di riferimenti storici ed elementi relativi alle caratteristiche architettoniche. Nel secondo dopoguerra Villa Campolieto, della quale è possibile visualizzare un video presente all'interno di YouTube, è stata affidata all'Ente per le Ville Vesuviane che si è occupato della sua ristrutturazione.

Villa d'Elboeuf
La villa è il più antico esempio di residenza nobiliare nella zona di Portici e rappresenta la prima in ordine cronologico tra quelle che andranno a formare il percorso del Miglio d'Oro. Fu edificata su progetto di Ferdinando Sanfelice su commissione di Emanuele Maurizio di Lorena, duca d'Elboeuf. La storia vuole che Carlo di Borbone, pochi anni dopo essere salito sul trono di Napoli, fu ospitato all'interno della villa e, innamoratosi del luogo, acquistò la struttura nel 1742 concependola come approdo a mare della vicina Reggia di Portici che fu ultimata qualche anno dopo. Il re continuò, inoltre, a conservare all'interno della villa i reperti archeologici ritrovati ad Ercolano, dando seguito all'opera del duca d'Elboeuf, noto per essere stato l'iniziatore di scavi sistematici della antica città. Nel corso del tempo la villa si arricchì di ulteriori strutture; Ferdinando IV ampliò il complesso con il famoso bagno della regina, un emiciclo a due piani affacciato sul mare. Un utile approfondimento sull'argomento è rappresentato dal contributo di Aniello Langella: Maurizio Emanuele di Lorena Principe d'Elboeuf. La sua villa al Granatello di Portici, visualizzabile all'interno del sito www.vesuvioweb.com. Come testimonia un video, proposto dal medesimo sito e inserito nella piattaforma di YouTube, oggi la villa versa in uno stato di fatiscenza e abbandono, condividendo il destino di molte ville vesuviane.

Villa Favorita
Il Sito ufficiale del Turismo e dei Beni Culturali della Regione Campania presenta una delle ville più singolari tra quelle che si susseguono lungo il Miglio d'Oro. Soprannominata La Favorita dal re Ferdinando IV di Borbone e realizzata dall'architetto Ferdinando Fuga, la villa presenta una facciata che si affaccia sulla strada come è possibile vedere in un video del sito www.vesuvioweb.com, inserito sul portale di YouTube. La struttura presenta caratteristiche molto particolari come i due ingressi simmetrici e lo scalone semicircolare che conduce al terrazzo. Nel corso del tempo la villa ha cambiato diversi proprietari e la struttura che possiamo ammirare oggi rappresenta il frutto di una lunga serie di modifiche e ampliamenti.

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Interventi urbanistici

L'azione riformatrice intrapresa dai Borbone di Napoli nel XVIII secolo è materia di studio e di dibattito storiografico. Il riformismo borbonico si svolse simultaneamente per quasi tutti i rami della vita pubblica e fu finalizzato prevalentemente al contenimento del potere temporale del clero e all'abbattimento dei privilegi feudali consolidatisi nel corso dei secoli. Nonostante i giudizi a volte discordanti degli storici furono avviate in quel periodo alcune importanti iniziative architettoniche e urbanistiche di carattere sociale, mirate al riammodernamento del regno e al miglioramento delle condizioni della popolazione. Il lavoro di Michelangelo Schipa presente sul portale Internet Archive: Il Regno di Napoli sotto i Borboni - Cinque lezioni date alla Società Napoletana per la diffusione della cultura rappresenta una fonte importante per approfondire l'argomento.

Acquedotto Carolino
Questa grandiosa opera di ingegneria idraulica venne ideata e realizzata dall'architetto Luigi Vanvitelli su commissione del re Carlo di Borbone a partire dal marzo 1753. L'opera, nota anche con il nome di acquedotto di Vanvitelli, fu costruita per alimentare il complesso di San Leucio e la Reggia di Caserta e rappresenta una delle opere di maggiore interesse della produzione architettonica e tecnica del XVIII secolo. L'acquedotto, dichiarato nel 1997 Patrimonio dell'Unesco insieme alla Reggia di Caserta e al Real Sito di San Leucio, preleva l'acqua alle falde del monte Taburno e raggiunge una lunghezza di 38 chilometri procedendo per la maggior parte interrato. Concluso  nel 1762, attraversa la  valle di Maddaloni mediante un ponte in tufo a tre ordini di arcate costruito sul modello romano; questa struttura, nota come "I ponti della valle", congiunge il monte Longano e il monte Garzano con una lunghezza di 529 metri e un'altezza massima di circa 56. Le notizie fornite da wikipedia possono essere integrate da una scheda dell'acquedotto visualizzabile nel sito www.arte.it, all'interno del quale è possibile effettuare la localizzazione dell'opera grazie ad un collegamento con Google Maps. Sul portale di YouTube è possibile visualizzare un video realizzato grazie al montaggio di una serie di immagini sull' Acquedotto di Vanvitelli e sul complesso di San Leucio mentre all'interno del sito www.campaniatour.it, insieme ad una scheda dell'acquedotto in cui vengono riportati i costi dell'opera, è possibile effettuare un tour virtuale nei Ponti della Valle. Di notevole interesse risulta il lavoro di Mariaclaudia Izzo, pubblicato sul Bollettino Ufficiale dell'Archivio di Stato di Caserta, La costruzione dell'acquedotto carolino attraverso le lettere di Bernardo Tanucci a Carlo III di Borbone durante la reggenza del Regno delle Due Sicilie (1759-1767).

Cimitero delle 366 fosse
Nel 1762 Ferdinando IV commissionò all'architetto Ferdinando Fuga la progettazione di un cimitero concepito secondo innovativi metodi di razionalizzazione delle sepolture, finalizzati alla pubblica igiene per evitare propagazione di epidemie. Il luogo scelto per la costruzione del Cimitero di Santa Maria del Popolo, meglio conosciuto come Cimitero delle 366 fosse, fu uno spazio ai piedi della collina di Poggioreale, nei pressi dell'Albergo dei Poveri. L'architetto fiorentino realizzò un lungo edificio con un retrostante spazio quadrato a cielo aperto, circondato da alte mura. All'interno di questo spazio furono inserite 360 fosse comuni a pianta quadrata di circa 7 metri di profondità, coperte da pietre tombali numerate; l'apertura di altre 6 fosse fu strutturata nell'atrio dell'edificio rettangolare. Quotidianamente una fossa diversa veniva utilizzata per accogliere i morti della giornata anche negli anni bisestili. Quello che divenne il primo cimitero concepito per i poveri sostituì la pratica di seppellire i cadaveri all'interno di cavità al di sotto di ospedali e di chiese. Notizie utili sull'argomento sono consultabili all'interno del sito www.cimiterodelle366fosse.com e nel portale di wikipedia. Il sito del Comune di Napoli presenta un video sul Cimitero delle 366 fosse e sull'Albergo dei Poveri con voce narrante di Rossana di Poce.

Foro Carolino
Una breve scheda all'interno del sito www.campaniabeniculturali.it ripercorre la storia di Piazza Dante, una delle più grandi ed importanti della città. Il re Carlo di Borbone commissionò un ambizioso progetto all'architetto Luigi Vanvitelli nella zona del cosidetto "Largo del Mercatello", antico luogo di intensi scambi commerciali. Nel periodo tra il 1757 e il 1765 venne realizzato il "foro Carolino", strutturato dal  Vanvitelli come un vasto emiciclo, tangente le mura aragonesi, che inglobava Port'Alba ad ovest e affiancava la chiesa di San Michele ad est; al centro dell'esedra venne realizzata un'enorme nicchia, finalizzata ad ospitare una statua equestre del re come è possibile vedere in un disegno pubblicato dal sito www.napoli.com, in cui è possibile consultare ulteriori informazioni sulla piazza e visualizzare un'immagine del progetto vanvitelliano. Della statua equestre venne realizzato solo un calco in gesso, distrutto durante i moti della rivoluzione napoletana del 1799, mentre sulle ali dell'edificio furono poste ventisei statue raffiguranti le virtù di Carlo di Borbone. Nel corso degli anni la piazza ha subito importanti modifiche fino al recente riassetto, attuato in occasione dell'apertura della metropolitana; in particolare dopo l'unità d'Italia la zona assunse l'attuale nomenclatura di Piazza Dante con al centro la statua di Dante Alighieri. Ulteriori informazioni relative ai cambiamenti della piazza nel corso degli anni sono rintracciabili sul portale di Wikipedia.

Palazzo dell'Immacolatella
Il Palazzo dell'Immacolatella va inserito nel vasto progetto di riorganizzazione della vasta area portuale voluto da Carlo di Borbone fin dai primi anni del suo regno. L'edificio, destinato ad ospitare la sede della deputazione della salute, fu commissionato all'architetto Domenico Antonio Vaccaro e prende la sua denominazione comune dalla statua della Vergine Maria posta alla sua sommità. Il palazzo svolse nel corso degli anni un ruolo importante per quanto riguarda i controlli di sanità marittima e per la garanzia delle frontiere di mare.

Real Albergo dei Poveri
La costruzione del Real Albergo dei Poveri ebbe inizio nel 1751 per volere del re Carlo di Borbone che affidò all'architetto fiorentino Ferdinando Fuga il progetto dell'edificio. La realizzazione del complesso si inseriva nel progetto del sovrano di costruire una serie di opere pubbliche per ammodernare il regno e la funzione di quello che è anche conosciuto come Palazzo Fuga era quella di ospitare poveri e diseredati fino ad un numero totale di circa 8000 persone. I lavori vennero continuamente interrotti e l'Albergo è rimasto incompiuto. Il progetto prevedeva una facciata di 600 metri a differenza di quella che fu effettivamente realizzata di 354 e l'attuale mole dell'edificio attualmente è di 100.000 metri quadrati, circa un quinto del progetto iniziale. Dopo un lungo periodo di abbandono negli ultimi anni la facciata dell'edificio è stata restaurata e molti sono i progetti e le attività che puntano ad una riqualificazione di una delle più grandi costruzioni settecentesche d'Europa. I siti www.incampania.com, napoligrafia.it e wikipedia offrono importanti informazioni storiche e tecniche sull'enorme complesso del Real Albergo dei Poveri mentre all'interno del sito ufficiale del Comune di Napoli è presente una scheda dettagliata delle caratteristiche e varie informazioni sugli interventi in epoca recente; inoltre, sul medesimo sito si possono trovare informazioni molto precise sui vari progetti di recupero proposti negli anni e alcune gallerie di immagini scaricabili in formato pdf.

Teatro San Carlo
Il sito ufficiale del Teatro San Carlo presenta la programmazione del più antico teatro d'opera d'Europa. Voluto da Carlo di Borbone e progettato dagli architetti Giovanni Antonio Medrano e Angelo Carasale, il San Carlo fu inaugurato il 4 novembre 1737, giorno dell'onomastico del sovrano. Il teatro nel corso degli anni ha dato lustro alla grande tradizione musicale napoletana e ha ospitato importantissimi compositori internazionali. Fin da quando fu costruito il teatro San Carlo ha goduto di grandissima fama internazionale; tra gli altri è importante ricordare l'elogio che ne fece Stendhal il giorno in cui il teatro venne riaperto dopo il terribile incendio che lo colpì nel 1816. Una grande quantità di informazioni relative al San Carlo è consultabile sul portale di wikipedia e su www.il portaledelsud.org. All'interno di YouTube è possibile visualizzare un video sul Teatro San Carlo in cui viene presentata sia la facciata che i particolari interni della struttura. Una serie di notizie e la localizzazione del sito su Google Maps possono essere visualizzate sul Sito ufficiale del Turismo e dei Beni Culturali della Regione Campania. Restaurata di recente, dal 2011 la struttura ospita il MEMUS, Museo e Archivio Storico del Teatro San Carlo, situato all'interno del percorso storico riservato a Carlo di Borbone che dalla adiacente residenza reale conduceva al teatro.

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Siti di produzione

Durante i regni di Carlo e Ferdinando di Borbone vennero attuate molte iniziative che diedero impulso alla istituzione di numerosi siti di produzione. Nel XVIII secolo nacquero, tra le altre, la produzione delle sete e delle porcellane, che ancora al giorno d'oggi caratterizzano il tessuto economico e produttivo di Napoli, conservando inalterato il loro prestigio. Anche l'industria prevalentemente finalizzata al riammodernamento militare subì un forte impulso nel periodo in esame. Da ricordare, inoltre, gli esperimenti di carattere sociale che furono intrapresi all'interno di alcuni complessi produttivi.

Cantiere navale di Castellammare di Stabia
La vicinanza dei boschi alle pendici del monte Faito, la presenza di una grande quantità di fonti di acqua minerale, gli ottimi collegamenti stradali con Napoli e la disponibilità di manodopera qualificata furono i fattori principali che convinsero John Acton, primo ministro di Ferdinando di Borbone, a scegliere Castellammare di Stabia come luogo dove realizzare il nuovo cantiere navale. La realizzazione del complesso, finalizzato alla costruzione di navi da guerra, fu portata a termine nel 1783, integrando l'attività dell'Arsenale di Napoli, i cui scali non erano più adatti alle grandi costruzioni e all'aumentata mole degli scafi. In breve tempo il cantiere divenne il più importante dell'Italia preunitaria e permise all'Armata di Mare del Regno di divenire una delle più importanti del Mediterraneo. Il portale di wikipedia fornisce alcune notizie relative all'argomento mentre il sito www.liberoricercatore.it, portale di storia, natura, cultura e tradizioni stabiesi, pubblica una ricca serie di informazioni sul Regio cantiere navale tra cui una analisi storica e varie immagini delle navi che nel corso del tempo sono state varate a Castellammare. All'interno del sito www.marinai.it, inoltre, è possibile consultare dati relativi al cantiere navale e varie informazioni tecniche.

Complesso di San Leucio
Nel Sito ufficiale del Turismo e dei Beni Culturali della Regione Campania può essere visualizzata una breve scheda relativa al Complesso di San Leucio che rappresenta uno dei più importanti esperimenti industriali e sociali promossi dalle politiche riformatrici europee del XVIII secolo. Nel 1750 il re Carlo di Borbone acquistò sulla collina di San Leucio il feudo dei conti Acquaviva di Caserta per farne una riserva di caccia. A partire dal 1773 Ferdinando di Borbone, figlio di Carlo, ampliò e recintò la proprietà per creare un luogo di quiete e di riposo in cui ritirarsi ma nel 1788 la tragica morte del primogenito Carlo Tito spinse il re a pensare per il complesso di San Leucio un utilizzo diverso. Il sovrano provvide a trasformare l'antico casino baronale in un borgo manifatturiero per la produzione serica con una colonia stabile di setaioli, dando vita in breve tempo alla Real Colonia di San Leucio. Il casino del Belvedere subì ulteriori ed importanti modifiche e vennero edificate le seterie, la fabbrica di tessuti, la scuola e le abitazioni dei dipendenti secondo principi di strutturazione urbanistica organica e simmetrica. La colonia fu istituita formalmente nel 1789 quando venne pubblicato dalla Stamperia Reale del Regno di Napoli l'opuscolo sulla "Origine della popolazione di San Leucio" contenente al suo interno il famoso Statuto di San Leucio, un insieme di leggi avanguardistiche promulgate dal sovrano per il regolamento della comunità. Nei progetti del sovrano il borgo doveva rappresentare il fulcro di "Ferdinandopoli", sogno borbonico di città ideale, luogo in cui dare attuazione a riforme sociali, ma il progetto di creare teatri, ospedali, chiese e cattedrali affiancate da grandi aree verdi fu interrotto dalle vicende politiche che seguirono la Rivoluzione Francese. Il complesso fa parte del Comune di Caserta e, insieme all'acquedotto carolino e alla Reggia di Caserta, rientra nel sito tutelato dall'UNESCO come Patrimonio dell'Umanità; tutt'oggi nel borgo vi sono maestranze e artigiani addetti alla produzione serica nell' Antico Opificio Serico di San Leucio di cui si riporta il sito ufficiale. Una serie di informazioni storiche e architettoniche relative all'argomento è consultabile sul portale di wikipedia insieme alle caratteristiche della organizzazione sociale della colonia. Su YouTube è presente un interessante documentario curato da Davide Rinaldi e prodotto da Rai Educational: "San Leucio, un sogno di seta".. All'interno del sito www.campaniatour.it è possibile accedere ad un tour virtuale. Nel sito del Comune di Caserta può essere consultata una importante sezione sul Complesso Monumentale del Belvedere di San Leucio che fornisce, tra le altre cose, informazioni storiche, itinerari per la scoperta di tecniche per la produzione serica e un viaggio virtuale nel borgo della seta che, dal 1992, ospita la sede della facoltà di Scienze Politiche della Seconda Università di Napoli. Un utile approfondimento sull'argomento viene fornito dal lavoro del Prof. Lucio D'Alessandro pubblicato sul sito web dell'Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli: "San Leucio: l'utopia di un re tra gestione degli spazi e contraddizione dei tempi".

Polo siderurgico di Mongiana
Il complesso siderurgico nasce in Calabria intorno al 1770 per volere di Ferdinando di Borbone che diede continuità all'impegno paterno, risalente alla metà del secolo, finalizzato all'organizzazione di un sistema di estrazione del ferro in una zona ricca di piccole miniere preesistenti. Le caratteristiche ambientali dell'area permisero, nei successivi decenni e soprattutto nella prima metà del XIX secolo, la creazione e lo sviluppo di un comprensorio industriale. Il complesso di Mongiana, vari villaggi minerari e la vicina Ferdinandea  rappresentavano i poli fondamentali di un sistema di estrazione delle materie prime, di lavorazione e di produzione di prodotti metallurgici ed erano il baricentro di un sistema sociale paragonabile a quello di San Leucio. Il polo siderurgico rappresentò un fondamentale supporto alle famose officine di Pietrarsa ma con l'unità d'Italia iniziò un lento declino che portò alla chiusura, risalente all'inizio degli anni ottanta del XIX secolo. All'interno del portale di wikipedia è possibile consultare numerose informazioni relative al complesso siderurgico e al suo sviluppo nel corso degli anni. Oggi i luoghi di questo antico polo industriale calabrese come la Fonderia Ferdinandea fanno parte dell'Ecomuseo delle Ferriere e Fonderie di Calabria di cui si riporta il sito Web. Durante l'anniversario dei 150 anni dell'unità d'Italia la Rai ha dedicato uno speciale sulla Archeologia industriale in Calabria visualizzabile su YouTube.

Real Fabbrica di Porcellana di Capodimonte
La tradizione ceramica napoletana, che conserva grande prestigio ancora oggi, fonda le sue radici nella prima metà del XVIII secolo, quando prende avvio la produzione della Real Fabbrica di Capodimonte nel 1743. Istituita nel 1739 all'interno del complesso della Reggia di Capodimonte per volere del re Carlo di Borbone, questo tipo di produzione ceramica divenne famosa nel mondo per le sue caratteristiche di unicità. La composizione del tutto particolare della Ceramica di Capodimonte oltre che ragioni prettamente  stilistiche differenziava notevolmente le opere del Regno di Napoli dalle produzioni nord europee. Una delle massime espressioni della produzione di Capodimonte è considerato il Salottino di porcellana di Maria Amalia di Sassonia, moglie di Carlo di Borbone; realizzato in circa tre anni a partire dal 1757 per la sala del boudoir dell'appartamento privato della regina all'interno della  Reggia di Portici è oggi visitabile nel Museo Nazionale di Capodimonte insieme alla Galleria delle Porcellane. Il fabbricato che ospitò la Real Fabbrica della Porcellana è rintracciabile all'interno del sito del Real Bosco di Capodimonte. Quando Carlo di Borbone divenne re di Spagna la manifattura fu trasferita nelle officine del Buen Retiro, vicino Madrid. La Real Fabbrica napoletana fu riattivata nei primi anni settanta del XVIII secolo da Ferdinando di Borbone presso la Reggia di Portici e il Palazzo Reale, producendo una serie di capolavori come sontuosi servizi da tavola e prezioso vasellame. Sulla piattaforma di wikipedia e   all'interno del sito www.agendaonline.it è possibile analizzare un excursus storico della porcellana napoletana dagli inizi al giorno d'oggi mentre sul sito del Comune di Napoli è possibile conoscere gli sviluppi e le iniziative relative alla recente produzione.

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I luoghi della scienza

Sebbene la questione scientifica nel Regno di Napoli in epoca borbonica sia ancora argomento di dibattito e di studio è utile ricordare che nel XVIII secolo nacquero molte iniziative, alcune delle quali contribuirono, nei decenni successivi, alla creazione di importanti istituti di studio e dibattito scientifico attivi ancora oggi. Lavori come quello di Massimo Capaccioli e Giuseppe Longo: La Scienza nel Periodo Borbonico, ovverosia l'occasione mancata, visualizzabile nella sezione di Napoli del sito ufficiale dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), possono risultare di grande utilità nell'analisi della genesi di alcuni istituti scientifici, molti dei quali svilupparono nei secoli successivi quelle caratteristiche già presenti in nuce nel XVIII secolo.

Farmacia storica degli Incurabili
All'interno del Sito ufficiale del Turismo e dei Beni Culturali della Regione Campania è possibile visualizzare una scheda relativa alla farmacia settecentesca annessa al Complesso dell'Ospedale di Santa Maria del Popolo, meglio conosciuto come Ospedale degli Incurabili. Il complesso ospedaliero nacque nei primi decenni del XVI secolo per volere della catalana Maria Lorenza Longo, moglie del Ministro del re Ferdinando il Cattolico, mentre la farmacia che possiamo vedere oggi all'interno del cortile fu costruita nel XVIII secolo in sostituzione dell'antica spezieria cinquecentesca. Fu edificata grazie ad un lascito di Antonio Maggiocca, reggente dell'Ospedale, da Bartolomeo Vecchione di cui il sito ufficiale dell'Ospedale fornisce alcune notizie biografiche insieme ad una ricca galleria di immagini della farmacia. Dal cortile dell'Ospedale, attraverso un'elegante scala a doppia rampa, si accede all'unica farmacia barocca del mondo; l'interno della struttura è costituito da un grande salone e da una piccola sala laboratorio, le cui caratteristiche possono essere approfondite grazie al contributo del Prof. Antonio Calignano, consultabile all'interno del sito dell'Università degli Studi di Napoli Federico II. Caratterizzata da grande unità stilistica la farmacia contiene una serie di capolavori di valore inestimabile; gli interni sono rivestiti da scaffalature di noce intagliato e decorato come il grande tavolo, ricavato da un unico tronco. All'interno degli scaffali è ospitata una vasta raccolta di albarelli e idrie, tipici contenitori da farmacia, decorati a chiaroscuro turchino insieme ad una serie di coppe, boccette e bicchieri di vetro di Murano e di Boemia. Inoltre, all'interno della farmacia sono conservati centinaia di vasi maiolicati dipinti con scene bibliche e allegorie; la pavimentazione è in cotto maiolicato mentre dal soffitto pendono due imponenti lampadari di Murano. Sul portale di YouTube è possibile visualizzare un video sull'argomento presentato da Angelo Montemarano, direttore generale dell' Azienda Sanitaria Locale Napoli 1 e da Ettore Novellino, preside della Facoltà di Farmacia dell'Università Federico II di Napoli. Il programma Buongiorno Regione della Rai ha dedicato un servizio alla Farmacia degli Incurabili presentando le bellezze del sito e i progetti di restauro. La farmacia è infatti rimasta chiusa per decenni a causa di problemi statici dovuti ad infiltrazioni d'acqua. Nel dicembre 2011, dopo il dovuto consolidamento strutturale e il rafforzamento dei solai, la farmacia è stata riaperta e il dipinto di Pietro Bardellino "Macaone che cura un guerriero ferito", risalente al 1750, è tornato nella sua posizione originale. Un servizio sulla Riapertura della Farmacia degli Incurabili del TRG Rai può essere visualizzato sul portale di YouTube.

Museo di Fisica
Il sito www.incampania.com presenta una scheda relativa al Museo di Fisica dell'Università di Napoli Federico II. Nel 1983 alcuni ricercatori dell'Istituto di Fisica dell'Università istituirono il museo, assumendosi la responsabilità di tutta la strumentazione di interesse storico, inventariando e catalogando la collezione tra 1983 e 1987. Come informa il sito ufficiale, il museo si compone di tre grandi nuclei storici di età differente; le vicende relative alla formazione delle raccolte strumentarie sono complesse e stratificate. Il primo nucleo può essere riconosciuto nella collezione giunta a Napoli a seguito di Carlo di Borbone, proveniente da Parma e Piacenza e arricchitasi nel corso dei decenni. Il secondo nucleo unisce alcuni pezzi provenienti dalla collezione di Ferdinando I e alcuni provenienti dal Gabinetto Fisico nato in epoca murattiana. Dopo numerosi spostamenti dovuti agli eventi politici, in epoca postunitaria gli strumenti del gabinetto sono stati divisi tra vari gabinetti universitari in cui sono confluiti importanti strumenti della collezione del fisico Macedonio Melloni, che oggi costituisce il terzo nucleo dell'attuale museo. La sezione del sito dell'Università Federico II, dedicata al Museo del Dipartimento delle Scienze Fisiche, offre una ricchissima serie di informazioni tra cui immagini e schede relative agli strumenti ospitati dal museo. Un ulteriore contributo viene offerto dal lavoro del Direttore del Museo di Fisica Prof. Edvige Schettino: Le collezioni Strumentarie del Museo di Fisica. Sul portale di YouTube, all'interno di un video sui Musei dell'Università Federico II è presente una parte dedicata al Museo di Fisica.

Osservatorio Astronomico di Capodimonte
L'OAC di Napoli è uno dei 12 osservatori astronomici che, insieme a 4 istituti di astrofisica spaziale, fa parte dell'Istituto Nazionale di AstroFisica (INAF), il principale ente italiano per la ricerca astronomica e astrofisica da terra e dallo spazio. Grazie al sito ufficiale è possibile monitorare l'attività di ricerca dell'istituto; all'interno della sezione "servizi e uffici" è possibile accedere ai cataloghi della biblioteca dell'Osservatorio, dotata di un considerevole patrimonio librario antico e moderno in cui spicca per importanza l'editio princeps del De revolutionibus orbium coelestium di Niccolò Copernico. Il sito presenta una ricca quantità di informazioni sulle strutture osservative contemporanee oltre che una sezione dedicata alla storia dell'istituto che comprende: il Museo degli Strumenti Astronomici, gli edifici e i padiglioni storici della sede di Capodimonte. Il processo storico che portò alla costruzione di un Osservatorio Astronomico a Napoli ha inizio nella prima metà del XVIII secolo. All'inizio del secolo in città l'astronomia era praticata da pochi ricchi amatori che potevano permettersi attrezzature dai costi elevatissimi. Nel 1735 Carlo di Borbone istituì, per la prima volta nel sud della penisola italiana, la cattedra universitaria di Astronomia e Nautica, finalizzata soprattutto al miglioramento delle tecniche di navigazione, riprendendo le antiche connessioni tra l'osservazione del cielo e la pratica dell'orientamento in mare. I primi titolari della cattedra di Astronomia dovettero attenersi ad un insegnamento essenzialmente teorico oppure avvalersi di Specole e strumentazioni che avevano carattere privato oppure erano legate ai vari collegi gestiti da ordini religiosi. Il primo progetto di costruzione di un Osservatorio Astronomico risale al decreto di Ferdinando IV nel 1791 a seguito di lunghe insistenze da parte dei titolari della cattedra di Astronomia che si erano succeduti nei decenni. Il primo nucleo fu creato utilizzando un'ala del Palazzo dei Regi Studi (attuale Museo Archeologico Nazionale), che conserva ancora oggi al primo piano una meridiana risalente a quel periodo. Gli eventi storici di fine settecento provocarono una interruzione del progetto e solo con l'ascesa al trono di Napoli di Giuseppe Bonaparte gli impegni per la costruzione di una Specola poterono ripartire, individuando come nuova sede il Belvedere del soppresso Monastero di San Gaudioso. In seguito, data l'inadeguatezza della posizione del Belvedere il progetto di creazione di un Osservatorio Astronomico fu spostato sulla collina di Miradois, nei pressi della Reggia borbonica di Capodimonte. Il decreto di Gioacchino Murat che ne sancì la fondazione risale al 1812 ma i lavori si protrassero fino al 1819, grazie agli ultimi finanziamenti stanziati da Ferdinando di Borbone, risalito sul trono dopo il periodo francese. Quello di Capodimonte fu il primo edificio nella penisola ad essere progettato appositamente per adempiere alla funzione di Osservatorio Astronomico. Cenni storici e notizie relative all'istituto sono visualizzabili all'interno del portale di wikipedia. Numerose informazioni sul Museo degli strumenti antichi dell'Osservatorio sono consultabili, oltre che sul sito ufficiale, anche su www.lascienzaneimusei.it e www.incampania.com. Utili contributi per l'approfondimento dell'argomento sono: Storia dell'Astronomia e della Museologia: Il Museo degli strumenti antichi dell'Osservatorio Astronomico di Capodimonte di Enrica Stendardo e La divulgazione nella storia dell'Osservatorio di Capodimonte e la storia dell'Osservatorio di Capodimonte nella divulgazione oggi di Maria Teresa Fulco, Emilia Olostro Cirella, consultabili all'interno del sito ufficiale dell'Università degli Studi di Milano. Il portale di YouTube fornisce alcuni video sull'argomento: Osservatorio Astronomico di Capodimonte e Con gli occhi tra le stelle - l'Osservatorio astronomico di Capodimonte. E' possibile visualizzare, inoltre, un estratto dell'intervento del Prof. Massimo Capaccioli nel convegno "L'astronomia a Napoli - Nascita dell'Osservatorio Astronomico di Capodimonte" presso l'Auditorium dell'Osservatorio di Capodimonte, tenuto in occasione dei 200 anni dalla nascita dell'istituto dal 22 al 26 ottobre 2012. La prima parte consiste in un interessante excursus storico che parte dall'arrivo di Carlo di Borbone sul trono di Napoli e si conclude con l'unità d'Italia mentre la seconda parte è focalizzata sulla genesi dell'Osservatorio Astronomico.

Osservatorio Metereologico e Vesuviano
L'Osservatorio Vesuviano è il più antico osservatorio vulcanologico del mondo, ubicato a due chilometri di distanza dal cratere del Vesuvio a 608 metri sul livello del mare. Iniziata dopo il 1841, durante il regno di Ferdinando II di Borbone, l'attività dell'Osservatorio Vesuviano continua ancora oggi ed è monitorabile sul sito ufficiale che offre, inoltre, molte informazioni storiche, immagini e caratteristiche architettoniche dell'edificio. L'insieme degli interessi scientifici intorno al Vesuvio, che portarono alla creazione dell'Osservatorio, iniziarono prevalentemente durante il XVIII secolo. Dopo la devastante eruzione del vulcano nel 1631, che aveva interrotto un riposo durato circa cinquecento anni, il Vesuvio era entrato in una fase di attività quasi permanente. Le continue eruzioni che si susseguirono nel corso del XVIII secolo spinsero numerosi uomini di scienza a studiare i vari fenomeni vulcanici e, in seguito all'eruzione del 1737, lo stesso re Carlo di Borbone ordinò l'avvio di una campagna di misurazioni sistematica per controllare i movimenti del suolo dell'aria vesuviana, al fine di predire con un certo anticipo il verificarsi di eruzioni future. Nel corso del tempo gli scienziati manifestarono con insistenza sempre maggiore la necessità di un ricovero in prossimità del cratere per svolgere rilevazioni e studi fino all'arrivo del re Ferdinando II che, proseguendo l'opera di rinnovamento avviata nel decennio francese, diede inizio al progetto di creare un Osservatorio. L'attività della struttura, come si deduce dalla denominazione Osservatorio Metereologico-Vesuviano sulla lapide d'ingresso, venne inserita nell'ambito di una più vasta attività di ricerca di carattere prevalentemente metereologico perchè a quel tempo le ricerche vennero ordinate sullo studio di perturbazioni atmosferiche e magnetiche indotte dall'attività del vulcano. All'interno del portale di Wikipedia sono consultabili alcune informazioni storiche sull'osservatorio e alcune notizie su famosi scienziati che, nel corso del tempo, gravitarono intorno all'istituto. Intorno agli anni settanta del XX secolo venne costruito poco più a valle un edificio più consono alle ricerche della scienza moderna mentre la sede storica venne destinata ad ospitare un museo e una biblioteca, presentati dal sito www.incampania.com e da www.museincampania.it. Oggi i laboratori e il centro di sorveglianza si trovano a Fuorigrotta. Dal 2001 l'Osservatorio rappresenta una sezione istituzionale dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e si occupa prevalentemente della sorveglianza di vulcani attivi campani e dello Stromboli.

Real Orto Botanico di Napoli
All'interno del sito dell'Università degli studi di Napoli Federico II è presente una sezione dedicata all'Orto Botanico di Napoli al cui interno, oltre ad una notevole quantità di informazioni e di immagini, è possibile consultare importanti documenti digitali pubblicati nella Biblioteca digitale ed effettuare un viaggio virtuale lungo i viali dell'orto grazie a Google Street wiew. Un primo nucleo di quello che in futuro sarebbe divenuto l'Orto Botanico era stato costituito nel 1682 fuori le mura della città, nell'attuale rione dei Miracoli. Nel 1776 il Marchese della Sambuca, successore del Tanucci, ottenne 600 ducati da Ferdinando IV con cui realizzare alcuni istituti di valenza scientifica, tra cui un moderno Orto Botanico. I lavori progettuali e il rilievo planimetrico del luogo in cui doveva sorgere l'orto, nelle immediate vicinanze del costruendo Albergo dei Poveri, subirono una drastica interruzione per le vicende politiche legate alla Repubblica Napoletana e alla fuga del re a Palermo. Dopo una fase sperimentale presso il giardino annesso al Convento degli Olivetani nelle vicinanze dell'attuale via Monteoliveto, sviluppatasi durante la prima restaurazione borbonica, l'Orto Botanico fu istituito nel 1807 da Giuseppe Bonaparte. Wikipedia e il sito www.ortobotanicoitalia.it presentano una serie di informazioni storiche riguardanti lo sviluppo nel tempo dell'Orto Botanico insieme alle caratteristiche e all'organizzazione attuale della struttura. All'interno del sito dell'Università degli studi Federico II sono state pubblicate alcune edizioni di Delpinoa, rivista scientifica di argomento botanico edita dalla Sezione di Biologia vegetale del Dipartimento delle Scienze Biologiche e dall'Orto Botanico di Napoli. Tra gli altri sono importanti per l'approfondimento dell'argomento i contributi di Francesco Zecchino: La realizzazione e l'evoluzione dell'Orto Botanico di Napoli e di B.Menale, P.De Luca: L'Orto Botanico di Napoli. Inoltre, è possibile visualizzare nelle pubblicazioni di Delpinoa anche un lavoro di G.Sibilio, B.Menale che presenta le caratteristiche del portale telematico www.ortobotanico.unina.it: Il Portale Web dell'Orto Botanico di Napoli. All'interno di YouTube è possibile visualizzare un servizio del programma Buongiorno Regione della Rai sull'argomento.

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Personaggi

In questa sezione della sitografia sono state selezionate informazioni all'interno del web relative ad alcuni tra i personaggi più importanti del Settecento borbonico nel Regno di Napoli. Relativamente alla quantità di fonti disponibili vengono presentati dati biografici, documenti e testi open access riguardanti i sovrani borbonici del XVIII secolo e influenti personalità della politica e della cultura del periodo in esame. Una serie di fonti interessa alcuni dei principali artefici della Repubblica Napoletana del 1799 della quale viene fornita la cronologia degli eventi.

  • I politici

Carlo di Borbone
L'enciclopedia Treccani online e il portale di wikipedia presentano una ricca serie di notizie relative alla figura di Carlo, capostipite della dinastia dei Borbone di Napoli. Nato a Madrid il 20 gennaio 1716 e primogenito delle seconde nozze di Filippo V re di Spagna e Elisabetta Farnese divenne Duca di Parma e Piacenza nel 1731 con il nome di Carlo I e fu dichiarato principe ereditario del Granducato di Toscana nel 1732. Durante la guerra di successione polacca conquistò il Regno di Napoli e di Sicilia a capo delle forze armate spagnole e fu incoronato nel 1735 senza particolari numerazioni. Nel 1759, in seguito alla morte del fratellastro Ferdinando IV, ereditò la corona di Spagna con il nome di Carlo III, lasciando il trono di Napoli e di Sicilia al figlio di otto anni Ferdinando. Morì a Madrid il 14 dicembre 1788. La storiografia generalmente reputa la figura di Carlo di Borbone come un sovrano illuminato e un gran riformatore per la sua attività nel Regno di Napoli e di Sicilia; viene ritenuto da molti storici tra XVIII e XIX secolo il migliore tra i sovrani borbonici che si avvicendarono sul trono di Napoli. A questa lettura positiva di gran parte degli storici si contrappone il lavoro consultabile in versione digitale all'interno della piattaforma Internet Archive di Michelangelo Schipa del 1904: Il Regno di Napoli al tempo di Carlo di Borbone, in cui lo storico analizza i limiti dell'azione riformatrice del sovrano borbonico. L'opera fu recensita dal Croce che, pur riconoscendone il valore storiografico, criticò l'impostazione a suo parere troppo critica dello Schipa. La recensione di Benedetto Croce è presentata in versione digitale all'interno di OJS: il portale delle riviste elettroniche della Sapienza di Roma.

Ferdinando di Borbone
Ferdinando di Borbone nacque nel Palazzo Reale di Napoli il 12 gennaio 1751, terzogenito di Carlo, re di Napoli e di Sicilia, e di Maria Amalia di Sassonia. Non essendo destinato ad incarichi governativi non fu avviato a quel rigore educativo applicato per gli eredi al trono e i soprannomi di "re nasone" e "re lazzarone" con cui è passato alla storia gli furono accostati dai lazzari napoletani frequentati in gioventù. In seguito ad una serie di eventi storici e contrariamente alle previsioni divenne re di Napoli e di Sicilia nel 1759 all'età di otto anni; la durata del suo regno risulta una delle più importanti della storia. Data la sua minore età gli fu affiancato un Consiglio di Reggenza presieduto dal toscano Bernardo Tanucci fino al compimento del sedicesimo anno di età. Considerando le interruzioni del suo regno dovute agli eventi storici successivi alla rivoluzione francese egli fu re di Napoli dal 1759 al 1799, dal 1799 al 1806 e dal 1815 al 1816 con il nome di Ferdinando IV mentre regnò sulla Sicilia dal 1759 al 1816 con la nomenclatura di Ferdinando III. Dopo il Congresso di Vienna e l'unificazione dei due regni divenne Ferdinando I delle Due Sicilie, regnando dal 1816 al 1825. Morì a Napoli il 4 gennaio 1825. La storiografia generalmente condanna la figura di Ferdinando di Borbone in ragione dei suoi atteggiamenti poco regali ed in particolar modo per la feroce repressione e le dure condanne inflitte ai protagonisti della Repubblica Napoletana del 1799. Le notizie presenti sul portale di wikipedia vengono integrate da una ricca scheda visualizzabile nella sezione biografica della Enciclopedia Treccani online.

Bernardo Tanucci
Nato a Stia, presso Arezzo nel 1698, si laureò in legge all'Università di Pisa dove insegnò diritto prima di diventare consigliere di Carlo di Borbone e di seguirlo a Napoli nel 1734. Presso la corte borbonica napoletana ricoprì importantissime cariche come Ministro della Giustizia, Ministro degli Affari Esteri e infine come Primo Ministro. Quando Carlo di Borbone partì per la Spagna il Tanucci, cui era stato conferito il titolo di Marchese, ricoprì un ruolo di preminenza dapprima all'interno del Consiglio di Reggenza ed in seguito, dopo il raggiungimento della maggiore età da parte del re Ferdinando, all'interno del Consiglio di Stato. Fu un riformista ed una grande oppositore al potere temporale della chiesa ed ebbe un grandissimo potere all'interno del regno fino al 1775, quando la regina Carolina d'Asburgo entrò nel Consiglio di Stato ed iniziò ad ostacolare la linea filoispanica mantenuta fino ad allora dalla politica del regno. Rimosso dal suo incarico nel 1776 si ritirò a vita privata e morì a Napoli nel 1783. Le informazioni presenti sul portale di wikipedia possono essere integrate da alcune brevi schede all'interno delle sezioni dizionario di storia e enciclopedie online della Treccani relative allo statista toscano. Nel portale OJS: Open Journals Sapienza, il portale delle riviste elettroniche dell' Università degli Studi di Roma La Sapienza è visualizzabile, in forma digitale, un articolo del 1925 de "La critica", rivista di letteratura, storia è filosofia diretta da Benedetto Croce. Il lavoro dello storico: Sentenze e giudizi di Bernardo Tanucci è composto da una prima e da una seconda parte.

John Francis Edward Acton
John Acton nacque a Besançon da un medico inglese di nobili origini trasferitosi in Francia e da Cathérine Loys de Gray, figlia del Presidente del parlamento della cittadina francese. Dopo una prima educazione ricevuta in Francia proseguì i suoi studi in Toscana e si laureò all'Università di Pisa. Entrò nella marina militare del Granducato di Toscana dove ricoprì ruoli di primo piano e si distinse per valore e coraggio durante alcune spedizioni militari. Nel 1778 il Re Ferdinando IV chiese al cognato Pietro Leopoldo, Granduca di Toscana, che l'Acton si trasferisse a Napoli per riorganzzare la marina militare del regno. Nel corso degli anni John Acton divenne un personaggio di prim'ordine all'interno del governo del Regno, attuando riforme strutturali e ricoprendo ruoli importantissimi. Fu il principale fautore della formazione della potente flotta che il regno poteva vantare alla fine del XVIII secolo e per sua iniziativa nacquero cantieri navali come quello di Castellammare e numerose scuole militari. Egli ebbe un ruolo fondamentale in politica estera, appoggiando l'atteggiamento della regina Maria Carolina favorevole all'Austria e all'Inghilterra e ostile nei confronti della Francia rivoluzionaria. Divenne un accanito persecutore delle idee giacobine e partecipò attivamente alla dura repressione borbonica nei confronti dei repubblicani partenopei. Morì a Palermo nel 1811. Il Dizionario Biografico Treccani on line presenta una ricca serie di notizie riguardanti uno dei più importanti personaggi politici attivi a Napoli durante il regno di Ferdinando IV di Borbone. Una scheda in cui è possibile visualizzare ulteriori informazioni sull'argomento è presente all'interno del portale di wikipedia mentre nel sito ufficiale dell'Archivio di Stato di Napoli è possibile consultare alcune informazioni sul ramo napoletano della famiglia Acton.

  • Gli intellettuali

Antonio Genovesi
Antonio Genovesi, filosofo ed economista nato a Castiglione in provincia di Salerno nel 1713, fu avviato in tenera età dal padre agli studi di filosofia e teologia si interessò di storia e di lingue classiche e moderne. Ordinato sacerdote nel Natale del 1737 il Genovesi si trasferì a Napoli dopo pochi mesi, divenendo in breve tempo figura eminente del vivace moto riformatore napoletano del XVIII secolo. Nella capitale del regno approfondì gli studi filosofici all'Università di Napoli, frequentando le lezioni dell'anziano Gianbattista Vico. Nel corso degli anni Antonio Genovesi maturò la sua vocazione pedagogica ed ottenne, presso l'ateneo napoletano, la cattedra di metafisica prima e quella di etica poi. Pubblicò numerosi lavori, alcuni dei quali furono duramente attaccati dagli ambienti ecclesiastici. Nel 1754 venne istituita presso l'Università di Napoli la cattedra di "meccanica e commercio", in pratica la prima di economia politica in Europa; il progetto fu affidato al Genovesi che inaugurò l'insegnamento il 5 novembre davanti ad un nutrito pubblico, tenendo le lezioni in lingua italiana. Morì a Napoli il 22 settembre 1769. Notizie sull'argomento sono visualizzabili all'interno del portale di wikipedia nella scheda relativa ad Antonio Genovesi ed in alcune brevi schede presenti in tre diverse sezioni del sito www.treccani.it: Dizionario di storia, Enciclopedie on line, Dizionario di filosofia. Nel portale di Google Libri è possibile visualizzare in versione digitale L'elogio storico del signor abate Antonio Genovesi di Giuseppe Maria Galanti ed il testo di Giacomo Racioppi: Antonio Genovesi. All'interno del medesimo portale sono consultabili, in versione digitale, alcune tra le opere edite dal Genovesi: Istituzioni di metafisica per li principianti, Delle scienze metafisiche per gli giovanettiLa logica per gli giovanetti, Meditazioni filosofiche sulla religione e sulla morale, Lettere familiari tomo primo, Lettere familiari tomo secondo, Lezioni di commercio o sia d' economia civile, Della diceosina o sia della filosofia del giusto e dell'onesto

Gaetano Filangieri
Giurista e pensatore politico, Gaetano Filangieri fu una figura di primo piano tra gli intellettuali della Napoli borbonica del XVIII secolo. Numerose informazioni relative a questo importantissimo personaggio possono essere consultate, oltre che nel dizionario degli italiani, anche all'interno di altre sezioni dell'enciclopedia Treccani on line: Dizionario di Filosofia, Dizionario di storia, Enciclopedie on line e all'interno di una scheda presente nel portale di wikipedia. Nacque a Cercola, vicino Napoli, nei primi anni della seconda metà del secolo. Di nobili origini, all'età di sette anni iniziò il cursus honoris dell'aristocrazia e fu avviato dal padre alla carriere militare. Il Filangieri non fu mai entusiasta di questo percorso e ben presto preferì dedicarsi a studi storici e giuridici, manifestando un talento precocissimo ed un pensiero profondamente moderno e riformatore già nei suoi primi scritti. La summa del pensiero di Filangieri è rappresentata dalla Scienza della Legislazione, opera importantissima che conseguì da subito un grande successo editoriale ed una grande risonanza internazionale. Fu tradotta in varie lingue e, tra le altre cose, fu modello di ispirazione per la stesura della Costituzione Americana e per i repubblicani napoletani della fine del secolo. Pubblicata a partire dal 1780 presenta molti elementi di conformità con i postulati fondamentali dell'Illuminismo, soprattutto francese. Nell'opera, in cui viene analizzata lucidamente la situazione dei vari stati dell'epoca, vengono proposte riforme della procedura penale, iniziative contro la feudalità e contro i privilegi della classe aristocratica e del clero oltre ad una profonda riforma dell'istruzione. Fermo sostenitore della necessità di una codificazione di leggi, Filangieri riteneva fondamentale per l'economia la rimozione di ogni ostacolo giuridico per lo sviluppo dell'agricoltura e per la libertà di commercio. Nell'introduzione l'autore manifestò la volontà di suddividere il lavoro in sette libri ma portò a termine solo i primi quattro mentre il quinto venne edito postumo. Nel 1784 La Scienza della Legislazione fu messa all'Indice dalla chiesa cattolica per le idee riformatrici e per gli attacchi contro i privilegi del clero. Una ricca scheda di Antonio Gargano relativa all'opera è consultabile sul sito ufficiale dell'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici. I libri che compongono La Scienza della Legislazione sono visualizzabili in versione digitale nella piattaforma Google libri. Per la grande notorietà l'opera ebbe numerose edizioni, per lo più parziali. All'interno delle varie pubblicazioni settecentesche e ottocentesche consultabili è presente l'edizione del 1864 con discorso proemiale di Pasquale Villari, valutata come la migliore del periodo. Gaetano Filangieri morì a Vico Equense nel 1788.

Raimondo di Sangro
Raimondo di Sangro, VII Principe di Sansevero, nacque a Torremaggiore il 10 gennaio 1710, si trasferì a Napoli dopo aver terminato gli studi presso il Collegio dei Gesuiti a Roma. Uomo di cultura e figura poliedrica, viene considerato un originale esponente del primo illuminismo europeo. Fu un valoroso uomo d'armi, un prolifico inventore, un letterato, un editore, un anatomista, un intraprendente mecenate, un massone, un esoterista e un alchimista. Autore di originali e misteriose invenzioni utilizzò come laboratorio i sotterranei del suo palazzo in San Domenico Maggiore a Napoli dove installò anche una tipografia all'interno della quale vennero editi, tra gli altri, libri di chiaro influsso massonico. Agli inizi della seconda metà del XVIII secolo pubblicò un suo lavoro meglio noto come Lettera apologetica, consultabile su Google Libri in versione digitale. Il libro trattava di un sistema di segni detti "quipu", nodi fatti con cordicelle colorate, base di un antico sistema comunicativo con cui la civiltà Incas del Perù soleva scambiarsi messaggi segreti. Il testo destò meraviglia per l'eccezionalità tipografica ma venne interpretato come veicolante di messaggi massonici ed esoterici tanto che la Congregazione dell'Indice dei libri proibiti condannò l'opera il 29 febbraio 1752. L'opera massima di Raimondo di Sangro può essere considerata la sistemazione ed il restauro della cappella gentilizia di famiglia, avviata nel 1744. Santa Maria della Pietà, meglio nota come Pietatella o Cappella Sansevero, è considerata un capolavoro del barocco napoletano ed è espressione di un preciso progetto del committente ricco di influssi massonici e allegorie, il cui significato non è stato ancora pienamente decifrato. Il principe alchimista produsse, inoltre, alcuni dei materiali utilizzati dagli artisti nella decorazione della cappella. All'interno del sito del Museo della Cappella Sansevero e nel portale di wikipedia possono essere consultate numerose informazioni ed immagini riguardanti la biografia del principe, le sue invenzioni e le leggende nate intorno alla sua misteriosa figura.

Domenico Cirillo
Domenico Maria Leone Cirillo nacque a Grumo Nevano il 10 aprile 1739. All'età di 20 anni si laureò in Medicina e Chirurgia all'Università di Napoli ed in seguito ricoprì la carica di professore di botanica e poi patologia medica presso il medesimo istituto. Qualche anno dopo divenne, inoltre, insegnante di clinica medica nell'Ospedale degli Incurabili e iniziò a svolgere l'attività di medico personale della famiglia reale. In campo botanico, seguendo le teorie di Linneo, classificò numerose specie vegetali dell'Italia Meridionale mentre in campo medico produsse un notevole numero di pubblicazioni, alcune delle quali concernenti la cura di malattie veneree. Alcune pubblicazioni di Domenico Cirillo sono consultabili in versione digitale all'interno del portale di Google Libri: Discorsi accademici, Nosologiae methodicae rudimenta, Osservazioni pratiche intorno alla lue venerea, Trattato de' polsi. Dopo la Rivoluzione Francese, Cirillo entrò nella massoneria ed in ambienti giacobini iniziando a mettere in discussione la monarchia borbonica. In seguito fu tra i protagonisti della Repubblica Napoletana, diventando Presidente della Commissione Legislativa. Con il ritorno dei borbone Domenico Cirillo, rifiutatosi di rinnegare l'ideale repubblicano e giurare fedeltà alla corona borbonica, fu arrestato e successivamente giustiziato. L'esecuzione della condanna avvenne la mattina del 29 ottobre 1799 in Piazza Mercato. Una ricca scheda biografica è presente sull'Enciclopedia Treccani online e  sul portale di wikipedia e nel sito dell'Università degli Studi Federico II, all'interno del quale è possibile consultare, a cura di U. Pappalardo e A. Ferraro, la traduzione dal tedesco dell'articolo pubblicato nella rivista svizzera "Gesnerus" di Johann Ulrich Marbach: Domenico Cirillo. La sua biografia, 1739-1799. Un lavoro di Bruno D'Errico per l'approfondimento di questo personaggio storico è consultabile in versione digitale su Google Libri: Domenico Cirillo: scienziato e martire della Repubblica Napoletana.

Eleonora Pimentel de Fonseca
La sezione degli archivi di teatro Napoli del sito www.napolibeniculturali.it presenta una scheda relativa ad una importante protagonista della cultura e della politica napoletana della seconda metà del XVIII secolo. Una serie di informazioni biografiche sulla Marchesa è presente all'interno di una scheda a lei dedicata sul portale di wikipedia. Eleonora Pimentel de Fonseca nacque a Roma da nobili portoghesi il 13 gennaio 1752. Nel 1960 la famiglia si spostò da Roma a Napoli in seguito a tensioni tra la Curia Romana e la corte di Lisbona. Già negli anni giovanili la Marchesa si distinse per ingegno e per la facilità di comporre versi in latino e in italiano. Nel 1768 fu accolta nell'Accademia dei Filareti e successivamente nell'Accademia dell' Arcadia. Nel corso degli anni compose sonetti, cantate, epitalami e perfezionò lo studio del latino e del greco come di molte altre lingue moderne. Ebbe scambi epistolari con importanti intellettuali dell'epoca come Pietro Metastasio e Voltaire e divenne curatrice della biblioteca della regina Maria Carolina in compagnia della quale frequentò i salotti illuminati napoletani. Il rapporto con la regina e con la corte napoletana subì un brusco cambiamento in seguito agli sviluppi della Rivoluzione Francese e alla reazione conservatrice della famiglia reale. La Marchesa Eleonora, come molti intellettuali del suo tempo, sposò l'opinione secondo la quale il programma di riforme intrapreso da molte monarchie europee trovasse un logico sviluppo negli avvenimenti francesi e gradualmente assunse una visione politica molto vicina ai giacobini. Per questo motivo venne arrestata nell'ottobre 1798 e rinchiusa nel carcere della Vicaria. In seguito alla fuga del re a Palermo la Pimentel venne liberata in una fase di anarchia popolare e partecipò alla conquista del forte di Castel Sant'Elmo e alla proclamazione della Repubblica Napoletana il 21 gennaio 1799. Su invito del Governo provvisorio Eleonora Pimentel de Fonseca accettò di dirigere il primo periodico politico di Napoli: il Monitore Napoletano, un foglio con atti e comunicati del governo di cui furono stampati 35 numeri bisettimanali dal 2 febbraio all'8 giugno. Nei suoi appassionati editoriali la Pimentel mantenne sempre una forte carica di indipendenza, denunciando prontamente le ruberie dei soldati francesi e difendendo strenuamente la libertà di stampa e di opinione. In seguito alla riconquista di Napoli da parte delle truppe Sanfediste guidate dal cardinale Ruffo molti esponenti della Repubblica Napoletana vennero condannati a morte dai restaurati sovrani borbonici. Eleonora Pimentel de Fonseca salì sul patibolo in Piazza Mercato il 20 agosto 1799. Una lista dei Repubblicani giustiziati tra il 1799 e il 1800 è visualizzabile sul portale di wikipedia.

Vincenzo Cuoco
Il dizionario biografico degli italiani dell'enciclopedia Treccani on line presenta una scheda relativa allo storico e uomo politico molisano Vincenzo Cuoco, nato a Civitacampomarano nell'ottobre del 1770. Nel 1787 si trasferì a Napoli per studiare diritto; pur non conseguendo la laurea, nei primi anni napoletani si interessò di questioni economiche, sociali, filosofiche e politiche. Anche non aderendo in pieno agli ideali rivoluzionari partecipò attivamente alla Repubblica Napoletana del 1799. Dopo il ritorno dei Borbone Vincenzo Cuoco fu condannato all'esilio dopo alcuni mesi di carcere; durante questo periodo scrisse un'opera importante: il Saggio storico sulla rivoluzione di Napoli, pubblicato nel 1801 e ampliato nella successiva edizione del 1806 visualizzabile in versione digitale sulla piattaforma Google Libri. Nell'opera vengono ripercorsi gli eventi che vanno dalla fuga di Ferdinando IV di Borbone in Sicilia, nel dicembre del 1798, fino alle condanne che seguirono la fine dell'esperienza repubblicana a Napoli. Il lavoro si occupa, inoltre, dei principi teorici che mossero gli artefici della rivoluzione napoletana e si propone come commento storico, mirando a delineare una lettura critica della vicenda rivoluzionaria. Cuoco analizza le ragioni del fallimento della Repubblica, individuando come cause principali l'imposizione degli ideali rivoluzionari da parte dei francesi e l'incapacità della ristretta elite napoletana nell'amministrazione di governo. Secondo l'autore i repubblicani non seppero penetrare la coscienza popolare e non riuscirono ad interpretare le vere aspirazioni dei napoletani. Vincenzo Cuoco rientrò a Napoli nel 1806 dove ricoprì, negli anni seguenti, importanti cariche pubbliche sia durante i governi francesi sia in seguito alla seconda restaurazione borbonica. Morì a Napoli nel 1823. Ulteriori informazioni su questo personaggio storico possono essere consultate all'interno di una breve scheda presente nell'enciclopedia Treccani on line e sul portale di wikipedia


(ultima verifica: marzo 2017)