Le imperdonabili, Etty Hillesum, Cristina Campo, Ingeborg Bachmann, Marina Cvetaeva
Perfezione è la parola chiave dell’imperdonabile: essa riassume un intero catalogo di virtù legate alla verità, alla bellezza, alla aristocrazia: silenzio, attesa, capacità di durare, grazia, leggerezza, ironia, sensi fini, occhio fermo, chiarezza, sottigliezza, agilità, impassibilità. Ma poiché si tratta di perfezione rubata a un mondo che la disconosce o non sa che farsene, scovata nei luoghi e nei generi più diversi, in un grande filosofo o nella mossa di una ballerina, nella rilegatura di un libro o in antiche stoffe preziose, imperdonabile è la non contemporaneità, non essere segno, testimone del proprio tempo, ma stare avanti o indietro rispetto a esso, in ogni caso in posizione eccentrica, senza legami con saperi costituiti o con ideologie.
Imperdonabile è dunque assolutezza, purezza, o almeno l’aspirazione a esse: la cifra, viene subito da dire, della parola e dell’esistenza femminile, in qualunque forma si esprima, teoretica, poetica, religiosa.(Laura Boella)
(quarta di copertina)
Donne che lavorano in un laboratorio di rilegatura libri nel XVII secolo
foto da: Marianne Tidcombe Women Bookbinders, 1880-1920, Londra, The British Library, 1996, p.16
Riprendendo – al femminile – il titolo di una raccolta di scritti di Cristina Campo, il libro è dedicato a: Etty Hillesum: ebrea olandese che ha lasciato nelle lettere e nei diari, scritti nel vivo della persecuzione antiebraica, una testimonianza spirituale in cui temi etici e mistici vengono ricreati in una luce contemporanea;
Cristina Campo: scrittrice segreta e volontariamente invisibile, una delle prime lettrici e interpreti di Simone Weil;
Ingeborg Bachmann: la famosa scrittrice austriaca, il cui lascito intellettuale è tuttora minacciato da pregiudizi e interpretazioni convenzionali;
Marina Cvetaeva: una delle voci più alte della poesia russa, nelle cui lettere e diari si esprime un’avventura intellettuale e umana profondamente legata alle radici della cultura russa e allo sconvolgimento della rivoluzione.
Imperdonabili perché la quasi totale invisibilità delle prime due e l’eccessiva, spesso creatrice di leggende di facile consumo, visibilità e fama delle altre rende impossibile classificarle o inserirle in un ordine, in un contesto.
Imperdonabili perché avanti e indietro rispetto al loro tempo, consumate dalla passione per la perfezione, indecifrabili e ispirate.
Imperdonabili perché carne e specchio dell’imperdonabile della nostra epoca.
Laura Boella concentra la sua attenzione sui testi non strettamente poetico-letterari delle quattro scrittrici. Etty Hillesum ha lasciato solo lettere e diari, Cristina Campo ha scritto pochissimo, rari saggi e poesie, recensioni, preziose traduzioni, articoli sotto pseudonimo, Ingeborg Bachmann e Marina Cvetaeva fanno nascere i loro testi specificamente letterari e poetici dal “drenaggio” di quaderni, lettere, saggi critico-letterari o filosofici. Si tratta di testi caratterizzati dall’importanza della relazione intersoggettiva – amicizia, rapporto autore-pubblico – e all’incontro con ciò che accade sulla scena spesso catastrofica della storia contemporanea.
Laura Boella vede in essi l’espressione di una creatività specifica. Incontrando le lettere, i diari, i quaderni, i saggi delle “imperdonabili”, accade qualcosa di diverso, per quanto strettamente intrecciato, rispetto all’esperienza dell’opera d’arte.
I confini dell’esperienza vengono ridisegnati, l’esperienza viene ampliata, “drenata”, prolungata verso il suo mistero. Scrivere diventa accoglienza, ospitalità, ospitalità, incontro, relazione, amicizia.
Donne che lavorano in un laboratorio di rilegatura libri nel XVII secolo
foto da: Marianne Tidcombe Women Bookbinders, 1880-1920, Londra, The British Library, 1996, p.17
Laura Boella insegna Filosofia Morale all’Università Statale di Milano. Tra le sue pubblicazioni recenti: Hannah Arendt. Agire politicamente, pensare politicamente, Feltrinelli1995; Cuori pensanti. Hannah Arendt, Simone Weil, Edith Stein, Maria Zambrano, Tre Lune 1998; Per amore di altro. L’empatia a partire da Edith Stein, (con Annarosa Buttarelli), Cortina 2000.
(seconda e terza di copertina)
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