La Voce delle Donne Libere in Afghanistan

Gruppo 2004/I
Autore a cura di Donne in nero, RAWA e HAWCA
Editore Promograph Communication, Roma
Tipo Saggio
Anno 2003
Data inserimento 01/12/2004

Penso ed agisco perché mediazione, lotta contro povertà ed ingiustizia, non guerra o bombardamenti, siano la soluzione dei conflitti. Non sono un’anima bella. Ho testa e corpo nella complessità e contraddizioni dei conflitti.
Non entusiasmo – anche se un po’ non guasta – ma ricerca di soluzioni. Che però non possono essere la danza macabra di Bush e di Sharon o di Bin Laden o di Hamas, che distruggono persone, natura, diritti umani e sociali. Le divisioni tra assi del bene e del male ci riportano al Medioevo, minando lo Stato di diritto.
I taliban sono “stati sconfitti”, non la loro ideologia. Molte delle loro pratiche non aliene a gran parte delle forze oggi al governo, continuano.
I profughi tornano, ma abbandonati a se stessi.
Le scuole riaprono, ma contro le ragazze a Ghazni hanno gettato una bomba. I cinema riaprono con divieto di mostrare film indiani perché vi sono donne senza velo. Alla radio e alla TV è fatto divieto alle donne di cantare. Violenze e stupri sono all’ordine del giorno. L’uso di papaveri è sempre per la morte e i profitti. La ricostruzione rischia di avvenire con la perdita di sovranità afghana a favore del dollaro e della corruzione.
Per questo e molto altro i nostri aiuti economici e sociali devono essere rapidi ed efficaci, condizionati dagli accordi di Bonn e devono dare forza alla formazione di strutture ed infrastrutture di uno Stato di diritto e a quella parte della società civile, donne in primo luogo, che hanno cuore e testa per libertà, giustizia, sviluppo e pace per tutti e tutte. (Luisa Morgantini, Sulla situazione in Afghanistan. Sessione Plenaria del Parlamento Europeo, 4 settembre 2002).
(quarta di copertina)

 

foto da: Mario Laporta, How are you/Cetorh asti?

foto da: Mario Laporta, How are you/Cetorh asti?, Afhganistan 2002, Napoli, Edizioni Controluce, 2002, p. 37

 

Questo dossier è dedicato alle donne che in Afghanistan hanno visto e vissuto quello che mai sarà raccontato fino in fondo, alle donne che si sono ribellate al dolore con pratiche di pace rischiando con i loro corpi per la liberazione e la libertà di tutta la popolazione afghana, ricordandoci che ogni loro atto è anche per chi come noi è alla ricerca di un futuro comune.
(dalla Presentazione)

Dal sommario
  • Con l’Afghanistan nel cuore;
  • In nome del mio popolo…;
  • La scuola nascosta;
  • HAWCA - RAWA;
  • Per essere il cuore pensante della baracca;
  • Oltre il burqa. Donne al governo per la democrazia;
  • 8 marzo a Kabul;
  • La Loya Jirga delle Donne;
  • Buon lavoro Habiba;
  • Nasreen e le altre;
  • A proposito di fondamentalismo e integralismo;
  • Per una riflessione sui fondamentalismi oggi;
  • Sull’anniversario dell’11 settembre;
  • Donne al bivio tra legge e tradizione;
  • Guerra duratura anche per l'Italia;
  • Denigrazione e paura, storia di profughe;
  • Infanzia e istruzione;
  • Oppio;
  • Agenzie stampa sull’oppio;
  • L’energia degli altri, rovina dell’Afghanistan;
  • Cosa fa l’Unione Europea in Afghanistan;
  • Cosa conosciamo dell’Afghanistan?;
  • Cultura e tradizioni;
  • Ricette afghane;
  • Abbigliamento;
  • Strumenti musicali;
  • Piccolo dizionario;
  • Afghanistan intreccio di culture;
  • Chi sono le Donne in Nero;
  • Quale pace in Afghanistan?;
  • Bibliografia essenziale. 

Collegamenti


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