Terra bruciata. Le stragi naziste sul fronte meridionale

Gruppo 2004/I
Autore a cura di Gabriella Gribaudi
Editore L'ancora del mediterraneo, Napoli
Tipo Saggio
Anno 2003
Data inserimento 01/12/2004

L'ordine emanato il 18 settembre comandava di avanzare distruggendo il territorio e lasciando alle spalle "terra bruciata" senza alcun riguardo verso la popolazione. Napoli e la Campania vennero a trovarsi sulla linea di fuoco quando era più forte il desiderio di vendetta verso gli italiani "traditori", nel momento dello sbarco alleato e al centro di uno dei combattimenti più duri e sanguinosi della campagna d'Italia, per ricostruire le stragi naziste che ne conseguirono, e per indagare le caratteristiche della violenza dell'occupazione tedesca, la natura delle forme di resistenza da parte della popolazione, il rapporto tra combattenti e civili, la relazione tra memorie pubbliche e private, si incrociano fonti ufficiali (ritrovate negli archivi nazionali e internazionali) e fonti orali raccolte in un minuzioso lavoro sul campo, con l'intento di dare voce a quella popolazione civile che è stata la grande vittima della guerra ma anche, per lungo tempo, la vittima inascoltata. Questo straordinario affresco, come una sorta di romanzo polifonico narrato in prima persona dalla popolazione civile, ci restituisce un capitolo inedito di storia sociale della guerra.
Questo primo volume dell'atlante delle stragi naziste in italia, cui seguiranno quelli dedicati alla Toscana e all'Emilia, è curato da Gabriella Gribaudi e raccoglie saggi di Salvo Ascione, Tommaso Baris, Gloria Chianese, Andrea de Santo, Maria Porzio.
(quarta di copertina)

 

Kabul, Un bambino gioca su una carcassa di vecchio tank sovietico

Kabul, Un bambino gioca su una carcassa di vecchio tank sovietico
foto da: Mario Laporta, How are you/Cetorh asti?, Afhganistan 2002, Napoli, Edizioni Controluce, 2002, p. 28

 

…il razzismo positivista di inzio secolo aveva utilizzato, anche all’interno dell’Italia, categorie analoghe a quelle usate dai nazisti per distinguere, secondo una divisione nord-sud, una popolazione civile e laboriosa da una popolazione primitiva e sfaticata (ari e mediterranei). Tracce molto evidenti di razzismo si possono rintracciare nel comportamento delle truppe tedesche dopo l’8 settembre verso i napoletani e i meridionali in genere: umiliazione delle vittime, filmati della popolazione affamata e lacerata incitata a saccheggiare…
La politica di umiliazione e punizione della popolazione era d’altro canto chiaramente indicata nell’ordine emanato il 18 settembre, che comandava di avanzare, distruggendo il territorio e lasciando alle spalle “terra bruciata” senza alcun riguardo verso la popolazione….
….Ci sono altri modi di pensare la patria e l'identità nazionale, in una visione più ampia che prenda in considerazione anche chi non combatte, per casualità o per scelta, e che consideri altri valori e altri ideali come cemento della comunità. Allora potrebbe emergere un concetto di resistenza o di ethos (per usare gli opposti riferimenti simbolici dei due filoni di studio) come capacità di "resistere" con le proprie strutture di solidarietà, con un set di valori capace di mostrarsi inalterato dopo anni di propaganda totalitaria. Da questo punto di vista si constaterebbe come una parte del Paese si sia mostrata, molto migliore delle sue classi dirigenti e abbia saputo dispiegare umanità, civiltà, solidarietà, a partire dalle strutture informali e tradizionali della società. Sono i valori quotidiani che emergono dai racconti antiretorici di moltissimi testimoni che ci riportano una dimensione di "resistenza ordinaria" alla violenza della guerra.
(da: Introduzione, di Gabriella Gribaudi, p.5) 

Terra bruciata. Le stragi naziste sul fronte meridionale
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