In metamorfosi. Verso una teoria materialista del divenire

Gruppo 2004/I
Autore Rosi Braidotti
Editore Feltrinelli, Milano
Tipo Saggio
Anno 2002
Data inserimento 01/12/2004

Teorica femminista che ama giocare con le metafore e muoversi tra linguaggi all'apparenza distanti, alla filosofia al cinema, dalla teoria politica alla semiotica, Rosi Braidotti si interroga sulle implicazioni etiche, politiche e umane della condizione postmoderna e sul rapporto tra donne e uomini, su ciò che li separa e li unisce, sulla loro accidentata convivenza. L’obiettivo di fondo è rivendicare il significato politico della specificità sessuale, al di là delle sue definizioni storiche e culturali, e la dimensione corporea della soggettività come presupposto irrinunciabile per un materialismo radicale. Il libro rivisita e ripropone nozioni chiave quali corporeità, immanenza, differenza sessuale, nomadismo e materialità del soggetto, e disegna una prima cartografia delle grandi trasformazioni in atto nella condizione umana, esposta a una rete di mutazioni, angosce e contraddizioni plurime, con un accento particolare sulla tecnologia, l'immaginario mostruoso e la ricorrente ossessione della "carne" nell'era dei tecnocorpi. All'interno di uno scenario segnato dal ritorno alla legge del più forte e all'arbitrarietà del potere, questo testo ardito e visionario postula la necessità di un pensiero solido e leggero, fluido e resistente, immaginifico ma non smemorato, e di linguaggi porosi e versatili capaci di esprimerlo senza irrigidirlo o cristallizzarlo in concetti guida.

Rosi Braidotti insegna Women’s Studies all'Università di Utrecht. Tra i suoi libri tradotti in italiano: Dissonanze, Le donne e la filosofia contemporanea (1994), Soggetto nomade. Femminismo e crisi della modernità (1995), Madri, mostri, macchine (1996), Nuovi soggetti nomadi (2002) e Baby boomers (con Mazzanti, Sapegno e Tagliavini, 2003).
(quarta di copertina)

foto di Giorgio Di Dato

foto di Giorgio Di Dato 

 

... Ho dedicato Dissonanze alla figurazione dell’acrobata che cammina su una corda tesa sul vuoto postmoderno. In Soggetti nomadi ho danzato tra un insieme di variazioni musicali e territoriali. In metamorfosi non è né una corda tesa né una rete, bensì la fune del bungee jumper, di chi si lancia nel vuoto, dondolandovi in modo stuzzicante, facendovi rapide incursioni, per poi rimbalzare ogni volta, sano e salvo, al punto di partenza. Si legge come una mappa stradale, che regista itinerari eccentrici e curve e svolte paradossali attorno a un certo numero di idee, speranze e passioni che mi stanno particolarmente a cuore. Una mappa che disegna la traiettoria di cambiamenti, trasformazioni e percorsi in divenire. I capitoli crescono, ma anche si dipartono, l’uno dall’altro, in una direzione che non sempre è lineare, Qua e là i lettori dovranno esercitare l’arte della pazienza e sostenere lo stress di un viaggio che non ha mete definite. È un libro di esplorazioni e rischi, di convizioni e desideri. Questi sono tempi strani, e strane cose stanno accadendo.
(da: Prologo p.19) 

 

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