Le parole per farlo. Donne al lavoro nel postfordismo

Gruppo 2004/II
Autore a cura di Adriana Nannicini
Editore DeriveApprodi, Roma
Tipo Saggio
Anno 2002
Data inserimento 02/12/2004

Quale rapporto lega le donne al lavoro nell’attuale epoca della cosiddetta “produzione postfordista”? Per il femminismo degli Settanta l’emancipazione coincideva con l’ingresso nel mondo del lavoro e con l’assunzione di ruoli non più marginali e subordinati, questi sembravano obiettivi raggiunti.
Le donne di questo libro, così diverse per età, reddito, cultura, esperienze lavorative e politiche, condizioni affettive e familiari cercano di fare un raccontano del loro vissuto lavorativo dopo la caduta del “mondo del lavoro”.
Queste donne per offrire una testimonianza fanno una ricerca di parole che consentono di dire e confrontare le esperienze femminili, di ridefinire se stesse al lavoro, usando, per superarlo, il lessico del precariato della new economy, del lavoro dipendente e di quello autonomo ad alta responsabilità. Parole che condizionano la vita, le relazioni tra donne, i rapporti con l’altro sesso dentro e fuori il lavoro, il modo di descrivere il presente e di immaginare il futuro. Parole sospese tra l’intimità di una seduta di autocoscienza e la dimensione pubblica del lavoro o del fare politica.
Le donne alle quali Adriana Nannicini dà voce non sostengono teorie né modelli precostituiti.
Forniscono il racconto corale di una ricerca in divenire che non s’interroga solo sul futuro della condizione femminile, ma su quello del lavoro, della nostra società e delle nostre relazioni.
(dalla quarta di copertina)

 

L’analisi del vino

L’analisi del vino
foto da: Donne scuola lavoro. Dalla Scuola professionale “Regina Margherita” agli Istituti “Elisabetta Sirani” di Bologna, 1895-1995, a cura di Brunella dalla Casa, Imola, Grafiche Galeati, 1996, p.81  

 

[…] Un ordine antropologico moderno, che si chiamava sintomaticamente “mondo del lavoro”, è caduto sotto picconate di provenienza ancora incerta, il suo popolo di donne e di uomini si industria (neanche tanto metaforicamente) in mezzo alle macerie. E ha bisogno di raccontarsi. Naturalmente sarebbe interessante ricostruire la storia e la filosofia di ciò che va sotto il termine di «mondo del lavoro», e così forse scopriremmo che si è trattato dell’ultima versione storica della polis, di un ordine di convivenza e di sussistenza umana […] Ecco il punto: a queste donne piace lavorare. Questo piacere sembra esprimersi tanto più liberamente ed energicamente quanto più è morto il mito degli anni Ottanta, la telenovela della donna in carriera, perfetta sorridente ed efficiente […]
Qui, tra queste pagine, si suggerisce però un’altra strada: quella di applicare geografia e geometria (e economia , storia, letteratura eccetera) precisamente a quel nucleo corporeo e mentale appassionato che è se stessa al lavoro […] Raccontare si può, dare la propria interpretazione di quel che si vive, si può. Interrogarsi su come si è donne e singole e in relazione nel lavoro, si può. Queste pagine infatti, oltre a suscitare una fame di descrizione e di repertori d’immagini su come si vive nel terremoto del lavoro oggi (l’appetito vien mangiando) potrebbe essere contagioso, potrebbe favorire la nascita di altri simili a quello che lo ha prodotto.
(da: Prefazione di Lidia Campagnano, pp. 5-11 ) 

Laboratorio di fisica

Laboratorio di fisica
foto da: Donne scuola lavoro. Dalla Scuola professionale “Regina Margherita” agli Istituti “Elisabetta Sirani” di Bologna, 1895-1995, a cura di Brunella dalla Casa, Imola, Grafiche Galeati, 1996, p.81  

 

Questo saggio fa parte della collana MAP. Una mappa per orientarsi nella geografia variabile del mondo del lavoro nell’era dell’accumulazione flessibile

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