Tutte signore di mio gusto. Profili di scrittrici contemporanee

Gruppo 2011
Autore Monica Farnetti
Editore La Tartaruga, Milano
Anno 2008
Data inserimento 18/07/2011

L'educazione sentimentale di una scrittrice passa attraverso le letture e i contatti, casuali o cercati, con chi l'ha preceduta. Monica Farnetti racconta qui gli incontri più significativi della sua vita costruendo così una stupenda galleria di ritratti in cui, attraverso squarci improvvisi e fulminanti intuizioni, prende corpo una storia del pensiero delle donne che hanno cambiato la visione del mondo contemporaneo.
Nei saggi raccolti secondo un ordine interiore si ritrovano sparsi, si rispondono come un'eco e si lasciano ricomporre in un quadro d'insieme alcuni nuclei di riflessione attorno ai quali si è recentemente strutturata la moderna scrittura femminile.
L'impegno politico di Elsa Morante nel dar voce alla storia, l'esplorazione tragica della condizione umana di Anna Maria Ortese, la lezione ancora vivissima oggi sul destino femminile di Virginia Woolf, la costante vocazione autobiografica di Marguerite Yourcenar, l'esilio come terra di non ritorno narrato da Dionne Brand, la difficile arte della gioia di Goliarda Sapienza, le Lolite velate di Azar Nafisi sono alcuni dei temi toccati con una prosa piena di emozione. Un patrimonio di pensieri, di pagine, di intuizioni universali che ha ancora bisogno di essere esplorato, rivelato, osservato con attenzione e cura particolari. Parole capaci di riversarsi fuori dalla pagina per nutrire la vita, per renderla pensabile e perciò visibile.

Monica Farnetti è nata a Ferrara, ha studiato a Firenze e insegna letteratura italiana all'Università di Sassari. Ha curato le opere di Cristina Campo e Anna Maria Ortese. È tra le socie fondatrici della Società italiana delle Letterate.

(dalla terza e quarta di copertina)

 Ho dato appuntamento in questo libro ad alcune scrittrici che mi hanno fatto pensare. Sono tutte in primo luogo prosatrici e narratrici, tutte contemporanee e tutte assolutamente «signore», come le definirebbe la Morante, «di mio gusto». Ho chiamato profili i capitoli a loro dedicati ma come si vedrà profili non sono, o non propriamente: sono piuttosto altrettante occasioni in cui da ciascuna di loro mi è venuta un'immagine, una suggestione, un passaggio che ha aggiunto e cambiato qualcosa nel mio modo di leggere la scrittura delle donne, il che vale a dire nel mio modo di stare al mondo. «Aggiunte e mutamenti», li direbbe la Ortese e tant'è: di volta in volta, qualcosa che ci sposta da dove siamo, ci allarga l'orizzonte, e ci riempie di allegria. Dopo di che, mi auguro che questi capitoli, ciascuno scritto al traino di un'idea (lo spazio e il cosmo, la scrittura e la figura, il visibile e l'invisibile, la felicità, la complessità, la nostalgia, la genealogia, il dolore e l'esilio, l'estraneità e l'eccentricità, l'impersonalità, la lingua materna, l'esperienza del tempo, e ancora lo stile saggistico, autobiografico, epistolare, storico, documentario. ..), funzionino anche un po' come profili, e non ostacolino l'incontro fra queste scrittrici e coloro che le incontrano qui per la prima volta.

Il libro si organizza dunque, al di là delle apparenze, ancor più che non intorno ad alcune grandi scrittrici del Novecento intorno ad alcune idee, che esse hanno saputo mettere al lavoro, che sono in ciascun caso il pegno e il segno di una relazione fra loro e me, e che circolano fra i capitoli con una propria libertà, indicando e stringendo rapporti di affinità, consonanza e sorellanza. I quali risultano di gran lunga i più significativi fra tutti quelli che tra loro intercorrono, credo anche al di là del fatto che a vederli e a segnalarli sono stata io. E credo altresì che la cosa sia comprensibile e non debba stupire: il fatto che rimbalzi, cioè, fra i libri dell'una e dell'altra di queste contemporanee uno stesso desiderio, quello di mostrare cos'è e cosa può fare una donna; che soffi fra le loro carte un vento comunitario, e le muova un sacrosanto bisogno di farsi compagnia; che lavori infine, più o meno scopertamente, la coscienza storica e la volontà politica di dare inizio, svolgimento e nutrimento a un'altra letteratura, la quale rispetto a quella di tutto il passato cambia sostanzialmente il modo di pensare la vita e di stare in contatto con lei.
In particolare evidenza nell'insieme del libro sono, quindi, la centralità dei corpi, la cura del mondo e la relazione con l'universo: tre esperienze alle quali sempre, sebbene in misura e in maniera di caso in caso differente, queste scritture sono legate. Scritture che si nutrono - né potrebbero rinunciarvi - dei molteplici legami con l'umano e il non-umano, il vivente e l'inorganico, che si danno letteralmente come altrettante cosmologie, e che non sono mai dimentiche di costituire il tramite grazie al quale la vita tutta diventa pensabile e diventa vivibile.

(da: Con gratitudine, pp. 7-8)

 

Giovanni Sottocornola, Lettura, 1910, Novara, Galleria Giannoni

Giovanni Sottocornola, Lettura, 1910, Novara, Galleria Giannoni
foto da: Donna lombarda, 1860-1945, Milano, Angeli, 1992, [tav. 5]

Dall'indice: Colette in pace fra le bestie; Virginia Woolf e la scrittura saggistica femminile; Felicità di Katherine Mansfield; Anna Banti sgualcita; Dolores Prato, una piazza tutta per sé; Le voci di Nathalie Sarraute; Marguerite Yourcenar. «Non si tratta di me»; I romanzi di figure di Lalla Romano; Joyce Lussu, l'eccentrica; Una lettura di Elsa Morante; Toledo o cara. L'esilio di Anna Maria Ortese; I luoghi di Marguerite Duras; Natura morta con gardenia. Billie Holiday; Lettere a Mita di Cristina Campo; Goliarda Sapienza e l'arte della gioia; Clarice Lispector, la vita che non siamo noi; Fabrizia Ramondino a Trieste; I fantasmi di Gioconda Belli; Azar Nafisi, lo splendore di avere un linguaggio; Dionne Brand e i luoghi del non ritorno; La città delle dame di Benedetta Craveri.

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