Labambina

Gruppo 2011
Autore Mariella Mehr
Editore Effige, Milano
Anno 2006
Data inserimento 18/07/2011

Mariella Mehr è nata Zurigo da madre zingara di ceppo Jenische. Come molti altri figli del popolo nomade nati in quegli anni in Svizzera e in Svezia, la Mehr fu vittima dell'iniziativa di sedentarizzazione forzata del popolo zingaro organizzata dall'«Opera di soccorso per i bambini di strada». Già nella primissima infanzia fu strappata alla madre per essere consegnata a famiglie affidatarie, orfanotrofi, istituti psichiatrici, in quanto la rottura totale fra il bambino e il suo universo familiare era ritenuta condizione indispensabile per l'estirpazione del fenomeno zingaro (dal 1926 al 1972 furono 600 i bambini sottratti a forza alle loro famiglie nell'ambito di un programma che doveva plasmarli secondo i modelli della società sedentaria). È da questa esperienza di sradicamento, segregazione e colpevolizzazione che nascono tutte le opere della Mehr e in particolare i romanzi della "trilogia della violenza" di cui Labambina fa parte. Se c'è un fondo autobiografico in questo romanzo, esso non sta tuttavia nella vicenda narrata ma nella modalità di interazione tra i personaggi e in particolare nella relazione primaria della bambina con il mondo: «Non ha nome Labambina». Senza nome e senza parola, all'inizio una voragine priva di contorni perché priva di storia. La bambina adottata in un villaggio anch'esso senza nome, è il centro durissimo, il nucleo di pietra di questo romanzo. Siamo in una situazione di sopruso reiterato dove la violenza, fisica e psicologica, è l'unico elemento dinamico in grado di provocare episodi di contatti tra vittime e carnefici. I ruoli si scambiano e a tratti sembra quasi che Labambina con la sua presenza aspra e non archiviabile, sia in grado di far riemergere, in alcune di quelle individualità spente una traccia di tenerezza, di far riacquistare loro il movimento perduto. Ma la sopraffazione prevale.

Autrice di numerosi romanzi, quattro raccolte di poesie e diverse opere teatrali, Mariella Mehr è nata Zurigo nel 1947 e vive da molti anni in Toscana. In Italia sono usciti i romanzi steinzeit (età della pietra, Aiep, 1995), oggi introvabile, e Brandzauber (Il marchio, Tufani, 2001). Presso Effige, nel 2006, ha pubblicato il volume di poesie Notizie dall'esilio.

(dalla terza di copertina)

 

foto da: Storie bambine, Fondazione Rive Mediterrane, 2010, p. 33

foto da: Storie bambine, Fondazione Rive Mediterrane, 2010, p. 33

Non ha nome, Labambina. Viene chiamata Labambina. O ragazzino, anche se è una ragazzina. Viene chiamata ragazzino, o monello, con tenerezza se le donne del villaggio ne hanno voglia. Anche monello insolente, se Labambina avanza delle pretese, o Accidentidiunabambina, puttanella, Sudiciamarmocchia.
Non ha nome, Labambina, Non può averlo, Non lo potrà mai avere perché, se avesse un nome, le donne del villaggio non potrebbero chiamarla ragazzino o monello insolente quando ne hanno voglia, con tenerezza, avidamente. O Accidentidiunabambina, puttanella o Sudiciamarmocchia, se Labambina avanza delle pretese. Chi mai direbbe Accidentimarie, Puttanavreni, Sudiciarosi. Si dice, forse, ma è troppo faticoso, troppo difficile, ricordarsi il nome della bambina.
Dunque, Labambina.
Labambina non parla, non ha mai parlato. Tace cupa. Grida e si infuria a volte, invece di parlare. Ha solo una vocedaria, che chiama i compaesani compaesani o donne, uomini, sarta, sorelle, quando sitratta di suore, pastore, sagrestano. Becchino, parrucchiere, poliziotto, sindaco, scorticatore, padreaffidatario, madreaffidataria e Ilpensionante nella casa dei genitori affidatari: Il pensionante. Un servo.

(p. 7)

 

Mariella Mehir

Mariella Mehir
foto da: Mariella Mehr, Labambina, Milano, Effige, 2006, [quarta di copertina]

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