Le bambine dell'Avana non hanno paura di niente
Si può raccontare un luogo a partire dall'infanzia di chi vi è nato? È possibile farlo a Cuba, la piccola isola sulla cui storia si sono già espresse voci diverse e spesso discordanti di scrittori, poeti, giornalisti e viaggiatori, che hanno messo in risalto, ciascuno a suo modo, virtù, vizi e contraddizioni di un paese straordinario?
Con una forma originale e diversa di narrazione, Bianca Pitzorno ha ripercorso duecento anni di storia cubana attraverso le testimonianze delle sue bambine, quelle di un tempo e quelle di oggi. Il risultato è una pagina essenziale e inedita su Cuba che rivela una tradizione molto ricca e la fatica diuna lunga costruzione democratica di cui poco si parla.
Il racconto sovverte molti luoghi comuni perché, attraverso la lente dell'infanzia, ricostruisce in cornici di apertura la grande Storia, dalla Cuba coloniale alle lotte per l'indipendenza, dalla Repubblica alla Revolución fino al Periodo especial, e vi incastona la voce personale delle protagoniste, mescolando storia, esperienza, vita, cronaca e aneddotica. Incontriamo così Mercedes, una piccola creola nata nell'anno in cui inizia la Rivoluzione francese, quando Cuba è ancora saldamente in mano alla Spagna e i patrioti non sono ancora insorti per l'indipendenza dell'isola. Renée vede invece la luce nel 1901, insieme alla Repubblica sorta dopo mezzo secolo di guerre d'indipendenza, e immediatamente controllata dagli Stati Uniti che la considerano una «minorenne sotto tutela». La terza storia è quella di Soledad, nata in una famiglia contadina poverissima subito dopo il colpo di stato di Batista, la quale grazie al trionfo della Rivoluzione riuscirà non solo a studiare, ma a diventare ambasciatrice culturale del suo paese rappresentandolo presso l'UNESCO. E infine ascoltiamo la voce delle piccole habaneras di oggi che Bianca Pitzorno ha raccolto in forma individuale e corale. A loro augura «di poter conservare la loro "cubanía" e di non essere costrette a diventare identiche alle coetanee ricche dei paesi dove regna il consumismo, né a quelle dei paesi poveri che dal consumismo altrui vengono consumate».
Questo libro è la voce di una «straniera» che conosce il rispetto per gli altri popoli e, da grande scrittrice, ne sa raccontare sia l'epica che il quotidiano.
Bianca Pitzomo è nata in Sardegna ma dal 1968 vive e lavora a Milano. È la più nota scrittrice contemporanea italiana per l'infanzia, e nel 1996 l'Università di Bologna le ha conferito la laurea honoris causa in Scienze dell'Educazione per il complesso della sua opera. Ha trascorso lunghi e frequenti periodi a Cuba, dove l'Unione degli scrittori cubani le ha conferito il premio letterario «La Rosa Blanca». Fra i suoi libri più noti: Vita di Eleonora d'Arborea (Camunia, Brescia 1984) ; presso Mondadori: Ascolta il mio cuore (2004), Tornatrás (2003), Magie di Lavinia &C. (2005), La bambinaia francese (2006). Nelle edizioni Net è uscito Storia delle mie storie (2006).
(dalla seconda e terza di copertina)
Antonio Cerri, Ragazza che legge, 1967
foto da: http://www.bibliotecapgnegro.unipr.it/help-desk/Daniela/Frauen_index.htm
«A tutte le bambine cubane che sono cresciute finora senza avere paura di niente, auguro di non dover imparare a tenere, come la piccola carbonaia dalle scarpette bianche di Playa Girón, un altro sbarco di sedicenti liberatori. Auguro loro di crescere in un'isola non più in stato d'assedio, un'isola senza attentati né sabotaggi, un'isola sicura e in pace che solo così potrà permettersi lo sviluppo di una maggiore dialettica interna.»
(dalla quarta di copertina)
L'interesse delle autobiografie non consiste solo in ciò che l'autore racconta di sé, ma nel quadro che dipinge della società in cui si è formato e ha vissuto.
Anche quando chi scrive privilegia gli aspetti della propria vita intima, i propri sentimenti, le proprie relazioni private, non può fare a meno di inquadrarli in un contesto storico e sociale, che emerge magari da piccoli dettagli quotidiani impensabili in altri tempi, in altri paesi, in altri ambienti.
Di norma le autobiografie dedicano le prime pagine o i primi capitoli all'infanzia di colui o di colei che scrive. Il maggiore o minore spazio dedicato a raccontare la propria infanzia rivela quasi sempre l'indirizzo che l'autore intende dare al resoconto della propria vita, ci fa capire da subito se quella che stiamo per leggere è una storia «di formazione», e dunque una sorta di confessione molto privata, o se è il resoconto, spesso autoelogiativo, delle imprese pubbliche di quel personaggio.
Quando a scrivere la propria autobiografia è una donna, in genere al racconto della propria infanzia è dedicato uno spazio importante, questo anche prima delle teorie freudiane che riconoscono alle primissime esperienze della vita una fondamentale influenza nella costruzione della personalità. E di solito sono le donne che hanno il coraggio di considerare la propria infanzia come meritevole, da sola, di un resoconto che si arresti alle soglie dell'adolescenza o dell'età adulta. E che sono capaci di inquadrare l'insignificante vita privata di una bambina nell'ampio quadro del mondo e dei tempi in cui tale vita si svolge.
Questo libro ha l'obiettivo di ricostruire la vita politica e sociale di Cuba nell'arco degli ultimi due secoli attraverso tre autobiografie e alcune testimonianze che raccontano l'infanzia femminile.
Conosceremo dunque Mercedes, una piccola «creola» nata l'anno in cui inizia la Rivoluzione francese. Cuba è ancora saldamente in mano alla Spagna, i patrioti locali non hanno ancora cominciato ad agitarsi e a tramare per l'indipendenza dell'isola, ma la recente rivoluzione degli schiavi di Haiti ha provocato un'ondata di panico tra i proprietari bianchi, che temono, oltre le decantate violenze dei neri, il crollo dei loro lucrosi affari, specie nell'industria dello zucchero che sta prendendo sempre maggiore importanza.
L'autrice della seconda autobiografia, Renée, vede la luce nel 1901, insieme alla Repubblica nata dopo mezzo secolo di guerre d'indipendenza, e ne racconta i primi dieci anni, controllati dall'ingerenza degli Stati Uniti, che considerano Cuba una «minorenne sotto tutela». Quella di Renée Méndez Capote è una ricca e influente famiglia borghese di idee liberali che ha partecipato attivamente alle guerre d'indipendenza, ma che cerca di evitare ai bambini le amarezze di una illusione tradita. Così la piccola creola, figlia di un importante capo mambí diventato vicepresidente di una Repubblica non indipendente, ci descrive le delizie di una Avana borghese inizio secolo.
Gli anni che seguono quelli raccontati da Renée sono un susseguirsi di presidenti corrotti, di interventi statunitensi, di dittature sanguinarie che provocheranno a varie riprese la ribellione dei cubani e scateneranno feroci repressioni, fino a quando, dopo tre anni di guerriglia condotta dai monti della Sierra Maestra, i barbudos guidati da Fidel Castro e da Ernesto Che Guevara metteranno in fuga il dittatore Fulgenzio Batista.
L'autrice della terza autobiografia, Soledad Cruz Guerra nasce subito dopo il colpo di Stato di Batista in un paesino della provincia di Camagüey, in una zona rurale la cui economia ruota attorno ai campi di canna da zucchero e agli zuccherifici. Cresce in una casa poverissima: suo padre è un bracciante a giornata, un cortador de caňa, un tagliatore di canna da zucchero. Col trionfo della Rivoluzione anche la sua vita di bambina povera verrà rivoluzionata. Soledad ancora non sa, e il suo racconto finisce prima di quegli eventi, che le sarà consentito di studiare fino all'università, di diventare scrittrice e di raggiungere traguardi che né i suoi genitori né gli originali zii Guerra avrebbero mai potuto immaginare.
La quarta testimonianza non sarà un'opera letteraria, ma una serie di interviste ad alcune ragazzine nate attorno al 1990, quando il crollo dell'alleato sovietico e l'inasprimento del blocco economico da parte degli Stati Uniti mandano in crisi l'economia dell'isola, costringendo i cubani a un regime di pura sopravvivenza, che viene definito Periodo especial.
(da: Una strana scelta, pp. 9-11)
Renée Méndez Capote
foto da: Bianca Pitzorno, Le bambine dell'Avana non hanno paura di niente, Milano, Il Saggiatore, 2006, p. 109
_________
Collegamenti_________
