Il prezzo del velo. La guerra dell'islam contro le donne

Gruppo 2011
Autore Giuliana Sgrena
Editore Feltrinelli, Milano
Anno 2008
Data inserimento 18/07/2011

Perché le donne islamiche sempre più accettano di portare il velo? Qual è la posta in gioco dietro una scelta solo apparentemente personale?
Secondo Giuliana Sgrena il velo rappresenta, e non solo simbolicamente, l'oppressione della donna nel mondo islamico. Dietro la sua imposizione non si nasconde solo il tentativo di reislamizzare la società condotto dalle forze più tradizionaliste. È in atto una vera e propria guerra contro le donne, contro il loro corpo, visto come terreno di battaglia su cui affermare principi e consuetudini che in molti casi risalgono a ben prima della tradizione islamica, ma che si incrociano perfettamente con un "nuovo" ritorno all'ordine maschile e reazionario.
Più dei carri armati americani, sono le donne e le loro organizzazioni, come dimostra l'esperienza algerina, a poter fermare l'imponente ondata illiberale che rischia di prendere il sopravvento nei paesi islamici. Si gioca qui la vera sfida democratica dell'altra sponda del Mediterraneo.

Giuliana Sgrena, già inviata de "il manifesto", negli ultimi anni ha seguito con grande passione l'evolversi di numerosi conflitti, in particolare in Iraq, Somalia, Palestina, Afghanistan, oltre alla drammatica situazione in Algeria. Ha dedicato grande attenzione all'islamismo e al suo effetto sulla condizione delle donne.
Collabora, con RaiNews24, il settimanale tedesco "Die Zeit", la radio della Svizzera italiana e riviste di politica internazionale. Tra i suoi libri: Alla scuola dei taleban (manifestolibri 2002); Il fronte Iraq, diario da una guerra permanente (manifestolibri 2004). Per Feltrinelli ha pubblicato Fuoco amico (2005), tradotto in numerose lingue.

(dalla quarta di copertina)

Maria Mancuso, senza nome

Maria Mancuso, [senza nome]
foto da: I «cocci» di Maria Mancuso, Catanzaro, Fucina Ionica, 1988, p. 21

Anni fa, durante una presentazione del libro La schiavitù del velo, scritto insieme ad altre donne musulmane, la mia amica Cherifa Bouatta, alla domanda su come gli algerini avessero vissuto l'imposizione del pensiero di Voltaire rispose: "I francesi non volevano assolutamente imporci Voltaire, anzi non volevano nemmeno farcelo conoscere, pensavano fosse una loro esclusiva, come i principi della Rivoluzione. Siamo noi che ce ne siamo appropriati: se liberté, egalité, fraternité sono valori universali, lo devono essere per tutti, non solo per l'Occidente".
È stato proprio il rapporto con donne come Cherifa a rendermi consapevole del danno che può comportare un relativismo culturale, che di fatto considera i valori più arretrati e le interpretazioni più fondamentaliste dell'islam - in tutto il Sud del mondo - i più "autentici". Ho capito che questo è un atteggiamento razzista, perché si fonda sul pregiudizio di considerare i musulmani come dei "diversi".
Eppure, questa è una posizione molto diffusa in Europa e negli Stati Uniti dove "le femministe arabe vengono viste come cloni della civiltà occidentale dagli occidentali stessi. È il colmo! Riconosco che sta diventando più facile farsi ascoltare nel Maghreb piuttosto che in Europa, dove i nostri interlocutori sono obnubilati dai discorsi delle donne velate e dei loro fratelli predicatori usciti dalle università europee, che reclamano allo stesso tempo una versione islamica dei diritti dell'uomo e la loro universalità!" sostiene Wassyla Tamzali, femminista algerina ed ex direttrice della Commissione per i diritti delle donne dell'Unesco.
Da allora sono passati oltre vent'anni, in cui ho continuato a viaggiare nei paesi musulmani, occupandomi in particolare dei più oppressi, e così ho avuto modo di conoscere molte donne e associazioni impegnate nella lotta per i diritti umani e per lo sviluppo della democrazia. Del resto, come si può parlare di democrazia se la maggioranza della popolazione (e le donne lo sono ovunque) è discriminata?
Con chi si batte per i propri diritti la comunicazione è stata facilissima: sono donne come me, come noi, che vivano in Iran o in Algeria, in Marocco o in Palestina. Ma di frequente la loro denuncia non è ascoltata: ho cercato spesso, con il mio lavoro, di dare loro voce, ma non basta. L'islam potrà procedere verso la secolarizzazione - e secondo molti religiosi progressisti è questa la "battaglia" attualmente in corso, ed è sanguinosa quanto lo fu per il cristianesimo - solo partendo dagli stessi paesi islamici. Purtroppo chi conduce queste lotte è molto isolato e non ha certo i finanziamenti dei Fratelli musulmani o delle reti dell'internazionalismo islamico, e di conseguenza nemmeno la possibilità di far conoscere le proprie posizioni.
L'11 settembre ha acuito l'isolamento dell'islam e di tutto il mondo musulmano, senza distinzioni. "Negli anni ottanta, quando i gruppi islamici ci ammazzavano, l'Occidente diceva che ci dovevamo mettere d'accordo con loro in nome della democrazia; dopo 1'11 settembre si sono accorti che il terrorismo islamico esiste davvero e così noi musulmani siamo diventati tutti terroristi e oggi è quasi impossibile ottenere un visto per l'Europa," mi dicono molti amici dell'altra sponda del Mediterraneo. L'isolamento pesa, più di quanto si possa immaginare. L'ho visto tra i palestinesi, tra le donne laiche che non si devono confrontare solo con l'integralismo di Hamas e con il muro di Israele, ma anche con il boicottaggio internazionale.
Che cosa fare? Me lo hanno chiesto in tante. Che cosa fare per le donne irachene, che subiscono una doppia occupazione, per le iraniane che si ribellano ad Ahmadinejad? Che cosa fare per aiutare le palestinesi a difendere la loro laicità, per proteggere la femminista bengalese Taslima Nasreen dalle minacce dei fondamentalisti? Che cosa fare per l'egiziana Nawal al Saadawi, accusata di apostasia dalle autorità religiose di al Azhar, che le volevano imporre il divorzio, per l'afghana Malalai Joya, estromessa dal Parlamento per aver accusato i criminali al potere, e per molte altre donne, forse meno note ma altrettanto coraggiose nelle loro battaglie quotidiane?
E che cosa fare per tutte le donne musulmane che vivono, in Italia e in Europa, la doppia discriminazione di immigrate e di donne appartenenti a una comunità che non riconosce i loro diritti?

(da: Premessa, p. 7-10)

Dall'indice: Premessa; 1. Il prezzo del velo - Per un fazzoletto; La guerra delle moschee; Clericalismo e patriarcato; La quarta etnia; 2. Le malvelate - Non solo taleban; Sotto il burqa; Il modello saudita; L'onore del maschio; Il niqab europeo; 3. Sesso in città - Spose bambine; Donne di Algeri; Quale verginità; Le ragazze di Riyadh; Sessuofobia; Il maschilismo delle banlieue; 4. Tombe senza nome - Delitti d'onore; Sacrificio inutile; Hina e le altre; Suicidio d'onore; Case rifugio; La mattanza di Hassi Messaoud; Dalla Palestina a Kabul; 5. Matrimonio a piacere - Bottino di guerra; Poligamia all'italiana; Il codice dell'infamia; Questione di casta; Persone dimezzate; Ostaggi dell'Islam; 6. Tutte pazze per Khaled - Pericolo al volante; 7. Le vedove nere - Matrimonio per esistere o morire; Kamikaze per salvare l'onore; 8. La regina di Saba - Le prime ministre; Uguaglianza o discriminazione?; Meglio gli immigrati delle donne; Precarietà algerina; 9. Con il vento tra i capelli - Visi pallidi; Muslim Style; 10. La schiavitù del velo - L'ideologia del velo; L'hijab e il Corano; Aisha e la Battaglia dei cammelli; La segregazione; Shahrazad; Le mujahidat, le combattenti; L'egiziana; Il femminismo arabo; Le compagne di Qassam; Verso la secolarizzazione?

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