Senza volto. L'etnicità e il genere nel movimento zapatista
Nata a Roma dove si è laureata in etnologia nell'Università "La Sapienza" con una tesi sul movimento zapatista, Fiamma Montezemolo svolge ricerche in America Latina. Nel 1996 ha realizzato il video Gli uomini senza volto con Massimo Tennenini (ed. GRA - premio Pitré 1996); ha inoltre pubblicato saggi e articoli in diverse riviste scientifiche ("Società dell'informazione", "Gomorra") e divulgative ("Avvenimenti", "Donna di Repubblica")
(dalla quarta di copertina)
Maria Mancuso, [senza nome]
foto da: I «cocci» di Maria Mancuso,Catanzaro, Fucina Ionica, 1988, p. 14
Lo zapatismo è un soggetto-oggetto di studio drammatico e appassionante, un po' come una delle ultime apparizioni pubbliche della pittrice messicana Frida Kahlo. Quest'artista eccezionale dal vissuto tragico - in conseguenza di un grave incidente stradale - morirà giovane. Ma, pochi giorni prima di morire, sarà presente all'inaugurazione della sua mostra alla Galleria d'Arte Contemporanea di Città del Messico, Ed è quest'ultima immagine di Frida quella che per me dà il senso di un certo Messico che ho conosciuto: quello dal volto «devastato eppure splendente di gioia».
Così racconta la sua biografa, Hayden Herrera: «Ma alle otto di sera, un attimo prima che le porte della Galleria d'arte contemporanea di Città del Messico si furono aperte al pubblico, arrivò un'ambulanza. L'artista, vestita del suo prediletto costume messicano, venne portata in barella fino al grande letto che già dal pomeriggio era stato installato nella galleria. Il letto era decorato come piaceva a lei, con fotografie del marito, il grande muralista Diego Rivera [...]. Scheletri di cartapesta pendevano dal baldacchino alla cui volta era stato fissato uno specchio che rifletteva il suo volto devastato eppure splendente di gioia».
Gli zapatisti formano un movimento multietnico, culturalmente ibrido, dal linguaggio rinnovante le forme della politica comunicativa. In particolare, mi hanno interessata le donne «senza-volto» - volto occultato dalla maschera-passamontagna - che ho scoperto avere una molteplicità di volti. Una delle particolarità dello zapatismo è la ricerca di una liberazione che non progetta la presa del potere statuale. Ci si vuole principalmente 'liberare' di un'identità stabile imposta: quella dell'indigeno da subordinare, museificare o disindianizzare.
Scopo della prima parte del libro è l'interpretazione del movimento zapatista nell'ottica della nuova antropologia e del mutamento culturale. Un primo capitolo mira a focalizzare -intrecciando i punti di vista storico, sociale, politico ed etnico - i maya del Chiapas contemporaneo (principali protagonisti dell'esercito zapatista) e l'attuale problematica etnica. Nei successivi paragrafi, attraverso l'esplicitazione di un mutamento passato e presente, arrivo alla rivolta del 1 gennaio 1994, spiegando la complessità del fenomeno zapatista che non è riducibile al solo discorso politico tradizionale.
Il conflitto ha una forte valenza antropologica e di genere, proprio per la multietnicità presente nel movimento e per l'importanza del ruolo della donna. L'intento è anche quello di esplicitare alcune originalità del fenomeno analizzato: il problema della globalizzazione e della localizzazione; l'uso innovativo della comunicazione; il rapporto tra meticciato e culture indigene; l'esigenza di un rispetto dell'identità nella differenza e dunque la possibilità - allo stesso tempo - di essere maya e messicani; l'identità multipla; la volontà di farsi soldati per smettere di esserlo, e così via.
La seconda parte del libro mira a riportare una breve ma importante esperienza sul campo, attraverso la percezione e l'interpretazione di fatti, contesti, video-interviste selezionate, canti, fotografie, internet e documenti significativi in una dimensione metodologica che vorrebbe essere multivocale. Ho imparato che l'antropologia non può più rinunciare ai molti metodi di rappresentazione esistenti: interpretare qualcosa significa per l'appunto scriverla, evocarla attraverso immagini, canti, danze, racconti, miti, espressività di ogni genere.
(da: Introduzione, p. 3-4)
foto da: Fiamma Montezemolo, Senza volto. L'etnicità e il genere nel movimento zapatista, Napoli, Liguori, 1999, p. 98
Dall'indice: Introduzione; Parte prima - Gli uomini di mais - Capitolo I - La molteplicità etnica maya nel Chiapas - Maya passati, maya presenti; Identità fluttuanti; Acculturazione, dis-integrazione, reinterpretazione; L'etnicità plurale: tzotzil, tzeltal, chol, tojolabal, mani, zoque; Tzotziles e tzeltales; Choles; Tojolabales; Mames; Zoques; Etnicità e rivolta; L'insurgencia del 1712; L'insurgencia del 1867; Capitolo II - Gli uomini senza volto - Il 1° gennaio 1994; Gli antecedenti e i fatti principali; Le tappe principali dell'EZLN; L'originalità zapatista; Il volto zapatista; I volti indigeni della rivolta zapatista; I volti meticci della rivolta zapatista; Una storia ibrida: il vecchio Antonio raccontato da Marcos; Uomini senza volto; Parte seconda - Viaggio nel conflitto - Capitolo III - Uomini e donne dai molti volti - Prima della soglia: San Cristóbal de Las Casas; Dentro la soglia: La Realidad; Aguascalientes: Oventic e La Garrucha; Oventic; La Garrucha; Forum: la festa della parola; Marcos torna a San Cristóbal de Las Casas; Capitolo IV - Donne senza volto - In insubordinazione di genere: donne dalla «palabra verdadera»; Il mutamento culturale è donna; Volti di donne: differenze-identità; Donne di mais e donne senza volto; Lo rivoluzione che è nella rivoluzione; Parole di uomini per volti di donne; Bibliografia
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