Donne del Risorgimento

Gruppo 2011/II
Autore Elena Doni [et al.]
Editore Il Mulino, Bologna
Anno 2011
Data inserimento 01/11/2011
Quando si parla del Risorgimento le donne dove sono? La memoria di quelle, non poche, che lo animarono è pressoché cancellata. Eppure si trattò spesso di figure di grande notorietà, poi celebrate da statue e lapidi. Questo volume presenta al lettore alcune di queste protagoniste dimenticate: in quattordici capitoli di taglio narrativo, le autrici ricostruiscono il profilo biografico e l'azione di altrettante donne, da Colomba Antonietti a Clara Maffei, da Sara Nathan ad Anita Garibaldi, dalla nobile Cristina Trivulzio di Belgiojoso a Peppa «la cannoniera», da Enrichetta Caracciolo ad  Antonietta De Pace. Ripercorrendo insieme il racconto della vita di lavandaie e giornaliste, aristocratiche e massaie, italiane e straniere, il libro riconosce in queste "donne del Risorgimento" anche una comune disposizione, in senso proto-femminista, che le portò volta a volta a impegnarsi in battaglie sociali, a lottare contro la prostituzione, a prendere le armi vestite da uomini, accanto agli uomini.

Le autrici del volume fanno parte di Controparola,  un gruppo di giornaliste e scrittrici nato nel 1992 per iniziativa di Dacia Maraini. Come opere collettive hanno pubblicato anche Piccole italiane (Anabasi, 1994), Il Novecento delle italiane (Editori Riuniti, 2001), Amorosi assassini (Laterza, 2008).

(dalla quarta di copertina)

Morte di Colomba Antonietti

Morte di Colomba Antonietti, affresco del Museo di Foligno
foto da: Donne del Risorgimento.  Bologna, il Mulino, 2011, fig. 8, (dopo p. 128)

«Grande più che non si crederebbe fu il numero delle donne uccise», scrisse dopo le Cinque Giornate di Milano Carlo Cattaneo, uno dei grandi padri del Risorgimento, ricordando tutti i mestieri dei caduti: tra loro c'erano levatrici, ricamatrici, modiste «e tra quelle che si dicono alla rinfusa cucitrici, alcune giovinette».
Nell'Ottocento, durante la «primavera dell'Italia», le donne che in vario modo si erano impegnate per la causa - combattendo sulle barricate come a Milano, o affrontando la prigione, o impegnando i loro averi, o anche solo preparando (non senza rischio) coccarde tricolori - avevano avuto immediati, generosi riconoscimenti dalle più importanti figure dell'epoca.
Ma una volta spenti i riflettori sull'epopea risorgimentale, quando si manifestò il desiderio del ritorno alla normalità, le donne scomparvero rapidamente dalla memoria storica. Certo, ad alcune di loro sono stati dedicati studi specialistici e diverse di loro venivano ricordate a livello locale: ma le donne del Risorgimento non sono entrate a far parte dei testi scolastici o divulgativi, nei libri cioè che formano la cultura di base dei cittadini.
Eppure la presenza femminile si era manifestata a largo raggio, coinvolgendo donne di diversi ambienti sociali in tutte le regioni d'Italia. Fu dunque un fenomeno significativo che ebbe una doppia valenza: le donne hanno dato il loro consistente apporto alle lotte per l'unità d'Italia, ma allo stesso modo i moti del Risorgimento sono stati fondamentali per le donne. Le hanno fatte uscire dalle loro case e dal percorso di vita, privato e marginale, assegnato loro dalle famiglie, per porle più al centro, nello spazio pubblico. Per la prima volta nella nostra storia le donne si sono sentite cittadine. [...]

Garibaldi entra a Palermo

Garibaldi entra a Palermo, Brescia, Museo del Risorgimento
foto da: Donne del Risorgimento.  Bologna, il Mulino, 2011, fig. 25, (dopo p. 128)

Raccontiamo di Cristina Trivulzio di Belgiojoso che, protagonista di un personalissimo intreccio di vita, azione e pensiero politico, partecipò a tutto tondo alla causa italiana, di Colomba Antonietti che era figlia di un fornaio e morì sugli spalti del Gianicolo, di Enrichetta Caracciolo, monacata a forza e poi fondatrice della prima loggia massonica femminile, di Antonietta De Pace, cospiratrice pugliese che fu arrestata quando fu vista ingoiare due proclami di Mazzini e rinchiusa in una cella dove non poteva neppure distendersi, di Enrichetta Di Lorenzo, la coraggiosa compagna di Pisacane, di Margaret Fuller, americana, e Jessie White Mario, inglese, entrambe protagoniste e testimoni con i loro scritti, l'una della Repubblica romana, l'altra della spedizione dei Mille, di Anita Garibaldi, non solo moglie ma anche intrepida guerrigliera, di Antonia Masanello, la garibaldina che fu scoperta donna quando, in battaglia, le volò via il berretto che le nascondeva i capelli, di Rosalie Montmasson, unica donna che partì da Quarto con i Mille, di Sara Nathan, banchiera della rivoluzione e collaboratrice strettissima di Mazzini, della contessa Maffei, che fece del suo salotto di Milano il più importante centro cospirativo del liberalismo lombardo, di Peppa la cannoniera, una delle tante donne del popolo che avevano combattuto nella rivolta di Catania nel 1860, di Giuditta Tavani Arquati, uccisa nel 1867 dagli zuavi del papa re mentre incitava i trasteverini a insorgere e unirsi a Garibaldi.
Per ragioni di spazio molte altre donne coraggiose vengono ricordate solo brevemente, pur essendo state famose all'epoca. Impossibile citarle tutte perché sono centinaia quelle di cui sarebbe giusto conservare memoria. [...]
Strana storia quella della polka musicata dal maestro Paolo Giorza, incentrata sulla vicenda di una giovinetta forse mai esistita. La leggenda vuole che una ragazza di nome Gigogin, vezzeggiativo piemontese di Teresina, sia apparsa, tremante di freddo, il 22 marzo 1848 sulle barricate di porta Tosa, a Milano, dichiarando di essere fuggita dal collegio. Riuscì ad arruolarsi tra i volontari lombardi e poi a diventarne vivandiera. Sempre secondo la favola popolare avrebbe così conosciuto Goffredo Mameli e tra i due giovani sarebbe scoppiato un grande amore. Dopo la sconfitta di Custoza la bella Gigogin avrebbe percorso le terre che erano state nuovamente occupate dagli austriaci cantando «daghela avanti un passo», ritornello che fu interpretato come un invito a muoversi verso Est, per riprendersi le terre italiane.
Forse non è un caso se questa figura femminile diventò un simbolo del Risorgimento. Ai miopi storici del Novecento, che non si sono accorti di quante donne hanno contribuito a realizzare l'unità d'Italia, il ritornello de La bella Gigogin suona ancora oggi come uno sberleffo.

(da: Premessa, p. 7-10)

Dall'indice: Premessa; Bianca, Cecilia, Teresa e le altre, di Claudia Galimberti; Rose bianche per un soldato. Colomba Antonietti, di Elena Doni; Il sogno italiano di un'americana. Margaret Fuller, di Lia Levi; La guerriera, l'amante. Anita Garibaldi, di Simona Tagliaventi; «Sempre tornerò a prendere cura del mio paese e a rivedere te». Cristina Trivulzio di Belgiojoso, di Maria Grosso e Loredana Rotondo; La salentina innamorata dell'Italia. Antonietta De Pace, di Federica Tagliaventi; La piccola grande tessitrice. Clara Maffei, di Mirella Serri; La coraggiosa compagna di Pisacane. Enrichetta Di Lorenzo, di Dacia Maraini; La banchiera della rivoluzione. Sara Levi Nathan, di Chiara Valentini; Giuseppa Bolognara Calcagno. Peppa la cannoniera, di Dacia Maraini; Sogni di libertà nel segreto di un berretto. Antonia Masanello, di Simona Tagliaventi; Mille e una... Rosalie Montmasson, di Claudia Galimberti; L'inglese che amava l'Italia (e la sgridava). Jessie White Mario, di Elena Doni; Monaca per forza, cittadina per passione. Enrichetta Caracciolo Forino, di Francesca Sancin; Contro il papa re. Giuditta Tavani Arquati, di Maria Serena Palieri.

_________

Collegamenti

_________

cop.donnerisor
Vai alla ricerca