Le giardiniere del cuore. Una lettura di scritti femminili della seconda metà dell'Ottocento

Gruppo 2011/II
Autore Laura Billi, Manuela Bruni
Editore Luciana Tufani Editrice, Ferrara
Anno 1999
Data inserimento 01/11/2011

La donna tutta cuore e virtù: questo è il modello ottocentesco che sopravvive nel nostro immaginario. Parole di donne svelano l'ambiguità dello stereotipo.

(dalla quarta di copertina)

Frontespizio del giornale «Il tesoro delle famiglie», edito da Sonzogno (1865-1888)

Frontespizio del giornale «Il tesoro delle famiglie», edito da Sonzogno (1865-1888)
foto da: Bruna Bertolo, Donne del Risorgimento. Le eroine invisibili dell'Unità d'Italia, Torino, Anancke, 2011, p. 43

Questo volume nasce da una ricerca di autrici locali le cui parole e vite si sono intrecciate con quelle di donne più conosciute, vissute tra Pistoia, Firenze, Genova e molte  altre città italiane, nella seconda metà dell'Ottocento. Le prime a venirci incontro sono l'improvvisatrice Beatrice di Pian degli Ontani e l'americana Francesca Alexander che pubblicherà e farà conoscere all'estero i versi della prima, a testimonianza del valore che lei dava alla cultura dell'altra. Con loro si incontrarono altre letterate e poete più famose: l'improvvisatrice risorgimentale Giannina Milli, Louisa Grace ed Erminia Fuà Fusinato.
Molte di loro furono insegnanti, diressero prestigiosi istituti, trasferendo l'impegno e la passione politica in un campo più legato alla tradizione femminile: l'educazione, avendo individuato nell'istruzione la molla dell'emancipazione femminile. Mostrarono particolare attenzione all'educazione del cuore, intesa più come conoscenza di sé e dell'altro che come palestra di buoni sentimenti, secondo un'ottica riduttiva in cui spesso invece sono confinate. Di questa folta schiera fecero parte anche Giulia Civinini Arrighi e Anna Corsini di cui ripubblichiamo una parte degli scritti, come testimonianza di un percorso esemplare di crescita e formazione ottocentesca al femminile, che molto ha da dire ancora oggi sulle relazioni tra donne [...]

Laura Billi e Manuela Bruni sono due donne che, dopo aver insegnato per anni nelle scuole medie di Pistoia, si sono ritrovate nel comune interesse di ricostruire una genealogia femminile nei propri luoghi di studio e di lavoro, attraverso la riscoperta di quanto avevano scritto e pubblicato autrici del passato. Leggere racconti, poesie, memorie, romanzi scritti da donne, discuterne insieme dando ascolto a parole lontane ma non estranee, ha dato inizio ad un percorso a ritroso nella ricerca di segnali di continuità e di identità femminile condivisa al di là delle differenze generazionali.

(dalla seconda e terza di copertina)

Il salotto della contessa Maffei. Clara sedeva sulla grande poltrona a sinistra

Il salotto della contessa Maffei. Clara sedeva sulla grande poltrona a sinistra
foto da: Bruna Bertolo, Donne del Risorgimento. Le eroine invisibili dell'Unità d'Italia, Torino, Anancke, 2011, p. 57

Il bisogno di trovare una genealogia femminile nei propri luoghi di vita e di studio ci ha mosso e guidato nella ri-scoperta di quanto avevano scritto e pubblicato donne vissute a Pistoia. Nelle parole lette abbiamo cercato tracce della loro vita e dei loro pensieri, indizi validi per la ricostruzione delle loro storie, seguendo un percorso di disvelamento nella ricerca di quel valore comune che ci caratterizzava al di là delle differenze generazionali.
Abbiamo scelto un periodo, la seconda metà dell'Ottocento, in cui le pubblicazioni di autrici apparivano più numerose: erano generalmente versi e racconti per fanciulle che testimoniavano, insieme alle abitudini di scrittura di signore e signorine borghesi di allora, anche la loro volontà di contraddire il silenzio, l'isolamento e manifestarsi pubblicamente attraverso la stampa.
Le biblioteche hanno conservato quei volumi dimenticati da decenni, provenienti da collezioni private, spesso dono delle autrici stesse. Sono nomi sconosciuti nella maggior parte dei casi, non segnalati dalle antologie scolastiche, ricordati solo in riviste storiche cittadine.
La prima lettura di quei versi ci ha rimandato un'immagine stereotipata, fissa, della donna ottocentesca: fragile, sensibile, romanticamente rassegnata al dolore e pronta al sacrificio. Era un panorama troppo uniforme, appariva costruito, calibrato su un ideale di perfezione che inquietava.
Ma chi erano veramente queste donne?
Ricostruendo le loro vite abbiamo scoperto che i loro interessi oltrepassarono le mura di casa, gli affetti della famiglia, si conquistarono un'indipendenza economica attraverso il lavoro di educatrici in cui riversarono sia la passione e l'impegno civile per la causa risorgimentale che condivisero coi loro uomini, sia l'attenzione all'altro, alla crescita interiore che avevano imparato e praticato nella cura materna.
Parlarono di libertà interiore e di conoscenza del sé, usando parole come virtù e cuore che divennero simbolo di un'educazione perbenista e bigotta, rendendo ancora oggi faticosa una lettura libera da pregiudizi, più fedele al significato originario.
Dettero valore e importanza all'educazione dei sentimenti, alla formazione del sé, che mai disgiunsero dall'istruzione, come testimoniano i loro scritti pedagogici. Ma soprattutto bene analizzarono la relazione allieva-maestra, in cui riversarono tutta l'esperienza e la pratica del rapporto con i figli/e e con le altre donne.
Ed è gratitudine il sentimento che ricorre, rimbalza tra queste donne, in un legame in cui una trascina l'altra sulla scena del mondo e le intreccia fino a costruire una tela compatta, salda, in cui ognuna è ben riconoscibile, grazie anche al rapporto con l'amica che tanto ha significato nell'affermazione della propria identità.
Abbiamo indubbiamente subito la fascinazione di queste parole cariche di richiami materni, il percorso diveniva scivoloso e insidioso, ma si delineava sempre più apertamente la sfida del riconoscimento.
Qualcosa in loro ci era familiare. La sollecitudine, l'attenzione ai sentimenti, la fiducia nella relazione con l'altra erano atteggiamenti praticati con estrema naturalezza e competenza, segnavano il loro modo di essere e agire, rendendole riconoscibili, ma ancora estranee, a disagio in una società modellata dagli uomini, dove si apprestavano ad entrare in gran numero con il grosso rischio di perdersi e mimetizzarsi.
La separatezza di quella società femminile aveva accompagnato e determinato un'elaborazione culturale sul piano pedagogico e psicologico che è ancora in gran parte ignorata o misconosciuta. Leggere a distanza di più di un secolo quelle parole ha significato incontrarne tutta la ricchezza e iniziare un percorso di confronto per conoscerle e toglierle dal lungo silenzio in cui erano state lasciate.

(da: Introduzione, p. 7-8)

Dall'indice: Introduzione; I luoghi e le parole; Le giardiniere del cuore; Educatrici pistoiesi; Anna Gherardi Del Testa Corsini; Giulia Civinini Arrighi; Gli scritti - Biografie; Beatrice di Pian degli Ontani; Giannina Milli; Louisa Grace; Erminia Fuà Fusinato; .Anna Corsini; Giulia Civinini Arrighi; Bibliografia.
 

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