«ND. Noi donne. Mensile di Politica cultura attualità», a. 66, n. 3, marzo 2011

Gruppo 2011/II
Editore Cooperativa Libera Stampa, Roma
URL opac RAV0036650
Anno 2011
Data inserimento 01/11/2011

Una donna, vedendo il film di Martone sul volto nascosto del Risorgimento, si accorge di aver memorizzato solo idee e figure maschili. Certo, ci sono due donne "protagoniste", Cristina di Belgioioso e Giuditta Bellerio, che dicono cose intelligenti, ma vengono ricordate soprattutto per il loro ruolo: la donna libera che dispone di sé governa anche gli amanti e la consolatrice. Quest'ultima è la baronessina Giuditta Bellerio, andata sposa giovanissima al ricco patriota carbonaro Sidoli, che, morto precocemente, le lasciò quattro figli, immediatamente sottratti dal suocero austriacante ad una madre inaffidabile, perché sostenitrice della sovversione [...] senza aggiungere il conteggio di quante donne hanno approfittato della rivoluzione risorgimentale per alzare anche la bandiera  della "loro" libertà, ma soprattutto per "fare" l'Italia con le idee, il contributo personale le azioni. Ricordiamo solo che nel 1861 in Italia circolava un centinaio di riviste e rivistine femminili. Gran parte delle prime notti erano stupri. Se una restava vedova ed era incinta, si ritrovava la tutela di un "curatore al ventre" perché la legge la riteneva inaffidabile per natura. Se studiava la ritenevano strana e, comunque, le vietavano le cattedre e il potere. Se condivideva le lotte del lavoro, i sindacati la mettevano davanti a tutti perché si presumeva che il regio esercito non avrebbe sparato sulle donne. Chiesero il voto (e la Repubblica romana lo aveva accolto nella sua Costituzione): lo ebbero dopo la seconda guerra mondiale. La storia, infatti, non ricorda mai che non è fatta solo dai maschi.

(da: 150 anni. Anche noi credevamo di Giancarla Codrignani, p. 4-5)

Francesca Inaudi interpreta Cristina di Belgioioso

Francesca Inaudi interpreta Cristina di Belgioioso
foto da: Corriere della sera.it

 

"Vogliamo le donne felici
ed onorate dei tempi
avvenire rivolgere tratto
tratto il pensiero ai dolori
ed alle umiliazioni
delle donne che
le precedettero nella vita,
e ricordare con qualche
gratitudine
i nomi di quelle che loro
apersero e prepararono
la via alla non mai prima
goduta, forse appena
sognata felicità"
(Cristina di Belgioioso)

Anche ricordare i 150 anni dell'Unità d'Italia diventa un'occasione utile per far uscire dal silenzio le donne non solo quelle che sono intervenute nel periodo risorgimentale, ma anche tutte quelle che nei 150 anni successivi hanno lottato per fare dell'Italia un Paese libero e democratico.
Di molte non riusciremo a dire i nomi: sono le operaie delle fabbriche tessili dell'ottocento, che hanno lottato per  condizioni più dignitose  di lavoro, sono le mondine, le partigiane, le antifasciste, le braccianti e tante altre.
Sono le donne che giorno dopo giorno hanno permesso a questa nazione di crescere, e non c'è nessuna retorica in questo ricordo.

(da: Le donne invisibili dell'Unità d'Italia, di Alida Castelli, p. 5)

Garibaldi mentre trasporta la sua Anita morente attraverso le paludi di Comacchio

Pietro Bouvier, Anita morente, 1864-1865, Milano, Museo del Risorgimento
foto da: Ii sole 24ore

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