I corpi di mezzo. Biopolitica, differenza tra i sessi e governo della specie
Il pensiero femminista muove dai corpi, che coniuga al plurale senza cercarne una sintesi. È su questa acquisizione che si innestano le riflessioni che Angela Putino ha dedicato al biopotere e alla biopolitica, intervenendo con una posizione originale nel dibattito che vede coinvolti i maggiori filosofi e teorici della politica italiani.
Nella prospettiva dell'autrice, i corpi non sono dunque un mero e indistinto dato biologico, né quell'"essere comune" sul quale si fonda la politica: i corpi, infatti, "sono sessuati oltre la biologia perché toccati dal senso, in lotta con dispositivi, resistenti alle distribuzioni normalizzanti, o anche presi al laccio di determinazioni di identità e di ruolo. I corpi sono sessuati perché sentono tutti questi contatti e sono sessuati perché dicono l'esistenza nel loro aver luogo. Non c'è un oltre; non c'è un corpo globale che quale essenza li raccolga. I corpi sono eternamente sessuati". Questo il punto di rottura del femminismo: aver proposto una politica dei corpi nell'epoca in cui la vera posta in gioco del potere è la governamentalità del vivente.
Se la biopolitica stabilisce che cos'è il vivente e a quali procedure normative e di cura sottoporlo, Putino ne individua - incrociando l'ultimo Foucault e il femminismo - il punto di resistenza in un "partire da sé", in un divenire parrhesiastes di se stessi, cioè soggetti in grado di dire la verità su di sé. Se la posta in gioco della biopolitica è la condizione del vivente privo di forme, pura datità biologica, i reali punti di resistenza non stanno nella morale, nei diritti, delle forme di civiltà ma nei corpi e nella loro estrema nudità, nei corpi intesi come taglio ed esposizione, come spazio aperto di libertà e desiderio. Per Angela Putino occorre dunque andare a un "denudamento", portarsi all'estremità del taglio, dove "i corpi di mezzo" aprono a un nuovo incontro con il non-pensato, il "fuori".
Antonello da Messina, Vergine annunziata, ca. 1476
Palermo, Galleria Nazionale della Sicilia
Angela Putino (1949-2007) ha insegnato bioetica e filosofia del linguaggio e della scienza presso l'Università di Salerno. Tra le sue pubblicazioni: Simone Weil. Un'intima estraneità (Città aperta, 2006); Amiche mie isteriche (Cronopio, 2002).
Tistana Dini, dopo aver conseguito il dottorato di ricerca in filosofia, attualmente si occupa di biopolitica e teorie femministe presso l'Istituto italiano di scienze umane (Napoli). Fa parte del collettivo della rivista online adateoriafemminista.
Questo volume raccoglie gran parte dei saggi che Angela Putino ha dedicato al tema della biopolitica intervenendo con una posizione originale nel dibattito sul bio-potere che ha impegnato, sin dai primi anni Novanta del secolo scorso, i principali teorici della politica italiani (Agamben, Negri, Esposito). Contro il tentativo di ricollocare la questione della bio-politica, posta da Foucault negli anni Settanta, in un ambito di filosofia politica, Putino sceglie la strada di una distinzione netta tra sovranità e bio-potere, tiene le due forme di potere nettamente separate e ne legge l'unificazione come un modo maschile-patriarcale di recuperare il movimento che invece sfugge l'ordine simbolico.
Due i vettori fondamentali della lettura della bio-politica proposta da Putino: la sua collocazione in un quadro evolutivo e la centralità assegnata al dispositivo di sessualità (letto attraverso il femminismo e in rapporto alla psicoanalisi). Putino accorda un'importanza centrale alla rottura epistemologica rappresentata dall'evoluzionismo darwiniano e colloca la bio-politica nel quadro evolutivo: si tratta di una politica che ha per oggetto la "specie umana", essa prende in gestione la vita, i processi biologici dell'uomo specie, di cui tenta di assicurare una regolazione. In questo quadro l'invarianza biologica - cui si fa spesso riferimento a proposito del determinismo biologico - passa in secondo piano rispetto alle variazioni su cui l'evoluzione si basa: la biopolitica lavora su una domanda individuale di salute, nel quadro di una salvezza in cui l'individuo e la sua discendenza siano messi al riparo dalla degenerazione per divenire tasselli di una specie destinata ad avere futuro, per avere posto in una "speciazione più umana di quella che abbiamo conosciuto finora " .Da questa angolatura le singolarità e gli accadimenti contingenti, le variazioni, prendono il posto delle grandi invarianti e delle leggi regolative. […]
I corpi sono sessuati perché sentono tutti questi contatti e sono sessuati perché dicono l'esistenza nel loro aver luogo. Non c'è un oltre; non c'è un corpo globale che quale essenza li raccolga. I corpi sono eternamente sessuati". Il punto di rottura del femminismo è consistito proprio nell'aver proposto una politica dei corpi in un'epoca in cui la vera posta in gioco del potere era la governamentalità del vivente. Il femminismo, nel porli come sessuati, ha incrinato il progetto politico-culturale di trasformare i corpi in "il corpo".
Se la posta in gioco della biopolitica è la condizione del vivente privo di forme, pura datità biologica, i reali punti di resistenza non possono essere morali, diritti o forme di civiltà: i punti reali di resistenza sono i corpi nella loro nudità più estrema. Occorre andare ad un denudamento, portarsi all'estremità del taglio, dove "i corpi di mezzo" aprono ad un nuovo incontro con il non-pensato, con il fuori. Per Putino il pensiero procede sempre da un esserci materiale, da corpi intesi non come collocazioni destinali, ma come taglio ed esposizione, spazio aperto della libertà materiale e del desiderio.
Se la biopolitica stabilisce che cosa è il vivente e a quali procedure di norma e di premura sottoporlo, Angela Putino ne individua - seguendo l'ultimo Foucault - il punto di resistenza in un rapporto a sé, in un divenire parhesiastes di se stessi, cioè nell'essere in grado di dire la verità della propria vita, in un momento in cui il coraggio di dire di sé fa tutt'uno con la capacità di aprire un conflitto, nel momento in cui è caduta la distanza che separa il dire la verità sulla propria vita dal dire la verità sulla politica.
Incarnazioni, questo il termine weiliano che Putino traspone nel contesto della biopolitica per nominare ciò che, fuori dalla pendolarità dei dispositivi biopolitici, esprime la "capacità nuova di passare all'infinito attuale e quindi di esentarsi dall'obbligazione del calcolo economico per se stessi e dall'unificazione nell'àpeiron delle comunità". Nel momento in cui il potere insiste proprio sulla vita, il desiderio di vita e di esperienza è movimento di resistenza: questo è "il politico di Antigone". Antigone, secondo Putino, vuole far retrocedere il potere sul vivente, per rendere possibile un'azione che derivi direttamente dal suo desiderio, da Eros "invincibile in battaglia": solo il desiderio può far sì che "esistano voci, pratiche differenti, esperienze, errori, erranze" .
(da: Introduzione, p. 7 e 10)
Andrea Solario, Madonna del cuscino verde, ca. 1507
Parigi, Museo del Louvre
Dall'indice: Introduzione di Tristana Dini; L'homo oeconomicus della biopolitica; Fattore godimento; L'uomo e l'animale; I corpi di mezzo; La normalità e i corpi; Cittadinanza biopolitica e differenza tra i sessi; Corpi disciplinari, corpi afflitti, corpi desideranti; La cura di sé; Incarnazioni; Ciò che è invincibile in battaglia. Antigone.
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