Perché mi curo te. Il lavoro di cura tra affetti e valori

Gruppo 2012/II
Autore Clara Cappello e Maria Teresa Fenoglio
Editore Rosenberg & Sellier, Torino
Anno 2005
Data inserimento 01/03/2013

Il lavoro di cura, considerato per molto tempo prerogativa delle donne e del loro presunto istinto materno, è un'esperienza, professionale o di volontariato, in cui sempre più si misurano competenze maschili e femminili, e che sembra attirare un numero sempre maggiore di uomini. Alla cura tradizionale, quella in cui sono impegnate professioni infermieristiche, sociali, educative e psicologiche, si aggiungono oggi forme di "cura" nuove, come quelle espresse dalle cosiddette "badanti", dalle mediatrici/mediatori culturali, dai volontari del servizio civile e dalla cura della comunità stessa. Il lavoro di cura pone questioni centrali intorno alle specifiche esigenze e competenze cognitivo-emotive, tra l'essere e il fare, tipiche dell'essere umano nel prendersi cura, di sé, degli altri e del mondo che ci ospita. Identità, Alterità e Convivenza, dimensioni costitutive dell'operare in un contesto sociale con l'obiettivo del curare e prendersi cura, chiamano così in causa affetti e valori: questo libro, alla sua seconda edizione ampliata ed aggiornata, assume l'etica quale orizzonte di senso e di valore dell'affettività, elemento vitale dell'esperienza umana. Un gruppo di psicologhe, unite dalla condivisione circa il valore universale del dedicarsi, per se stessi e per gli altri, a ciò che è più squisitamente umano, ripercorrono esperienze professionali e di ricerca.

Clara Cappello, psicologo-psicoterapeuta, professore ordinario di Psicologia dinamica all'Università di Torino, si è occupata di ricerca e formazione nell'ambito delle professioni di cura. Ha pubblicato contributi per una formazione al colloquio psicologico come Testi, contesti, pretesti. Per una formazione al colloquio (UTET, 1995) e Dal colloquio al testo. La scrittura come risorsa formativa. Ricerca e formazione (UTET, 1999). Presso Rosenberg & Sellier è la curatrice di Canti d'amore. Varazioni sul tema della scrittura poetica (2005).

Maria Teresa Fenoglio, psicologa, vive e lavora a Torino. Impegnata nell'ambito della Psicologia di Comunità e dell'Emergenza, sia come professionista che nel volontariato, è presente nell'associazione Choros, voci & luoghi della comunità e di Psicologi per i popoli - Torino. Ultima sua pubblicazione Psicologi di frontiera. La storia e le storie della Psicologia dell'Emergenza in Italia, Trento, 2004.

(dalla quarta di copertina)

Duccio di Buoninsegna, Le tre Marie al Sepolcro (particolare)

Duccio di Buoninsegna, Le tre Marie al Sepolcro (particolare), 1308-11
Siena, Museo dell'Opera del Duomo

Le energie richieste dal lavoro sono di così grande entità da indurre coloro che lo praticano a domandarsi, spesso più volte nel corso della vita lavorativa. «Ma perché lo faccio? Perché mi occupo degli altri?».
Eppure, se ci fermiamo a guardare i bambini impegnati a giocare, o se li invitiamo a prefigurare la loro professione da grandi, ci troviamo spesso di fronte a scene o fantasie incentrate sul soccorso, l'aiuto e la cura: il gioco a mamma-papà-bambino, il dottore e il malato, il medico e l'infermiera. Questi giochi e queste fantasie mobilitano nei bambini emozioni e speranze.
Essi amano rappresentarsi in ruoli di adulti prestigiosi e potenti, di genitori forti e buoni che rispondono con animo pronto e soddisfatto ai bisogni altrui. Molti operatori sociali hanno ricordi simili e pensano di aver gettato in quei momenti il primo seme della loro scelta successiva di un lavoro a favore degli altri.
Di coloro che lavorano nell'assistenza e nella cura, sia come professioniste che come volontarie, la maggioranza sono donne: il lavoro femminile sembra avere la peculiarità di mantenersi più strettamente a contatto con il nucleo affettivo e fantastico proprio del lavoro per gli altri. La figura di genitore buono, evocata prima nei giochi dell'infanzia e poi nel ruolo professionale, è dunque la figura materna? La genitorialità, e in particolare la maternità, sono da considerare il prototipo del lavoro di cura?
E, in una prospettiva psicologica, tra il lavoro per gli altri e l'essere femminile di chi lo esercita c'è una omologia naturale?
La donna, inoltre, come ha spesso sottolineato il pensiero femminista, è vittima di un destino sfavorevole?
Il tema delle motivazioni al lavoro di cura ripropone quello molto più generale della capacità della donna di dare e di prendere per se stessa, di conciliare bisogni personali e «oblatività» professionale.

(da: Premessa, p. 7-8)

Dall'indice: Premessa di Clara Capello e Maria Teresa Fenoglio; Femminilità e lavoro di cura di Clara Capello; Il lavoro di cura tra maschile e femminile di Anna Oliviero; Assistenti sociali, infermiere, ostetriche ed educatrici: immagini del sé e rappresentazione del lavoro di Clara Capello; La cura alla nascita: il mestiere di ostetrica di Maria Teresa Fenoglio; Assistere o educare? Le operatrici di asilo nido di Clara Capello; «Badare» o prendersi cura? Donne immigrate nella assistenza domiciliare ad anziani di Roberta Miceli; Identità culturale e lavoro di mediazione di Francesca Manzo; Bisogno e cura della comunità di Maria Teresa Fenoglio; Dalle esperienze sul campo alla clinica di comunità di Maria Teresa Fenoglio; Cercar pensieri sulla cura, tra affetti e valori di Clara Cappello; Bibliografia

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Collegamenti

 

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