Prima della depressione. Manuale di prevenzione dedicato alle donne

Gruppo 2012/II
Autore Elvira Reale
Editore Franco Angeli, Milano
Anno 2007
Data inserimento 01/03/2013

Oggi in Italia sono almeno 1,5 milioni gli adulti che soffrono di depressione.
L'Organizzazione Mondiale della Sanità ritiene che la depressione sia la quarta causa di disabilità e che la sua incidenza stia crescendo rapidamente. Se poi si guarda ai gruppi specifici, essa è la causa principale di infermità per le donne comprese tra i 15 e i 44 anni.Dunque la depressione è oggi in aumento, e specie tra le donne. Perché?
Come è possibile prevenirla?
Per intervenire efficacemente è necessario guardare, innanzitutto, a quei fattori di rischio (stress da doppio carico di lavoro, burn-out e maltrattamento) nascosti nelle relazioni sociali, in famiglia e nell'ambiente lavorativo, insomma nella vita quotidiana. Non solo: è necessario superare i pregiudizi che spesso accompagnano le ipotesi sulle cause delle patologie e favorire uno spostamento di prospettiva, per disegnare una prevenzione a misura di donna.
Ma i ritardi del mondo medico in questo ambito impongono alle donne di farsi carico della propria salute, tutelandola anche con un cambiamento personale di mentalità: le tappe biologiche come il menarca, la gravidanza, il post partum e la menopausa sono eventi fisiologici, che non possono essere considerati cause di malattia o, ancor più, come causa prevalente di depressione.
Ecco dunque un percorso diretto alle donne per aggirare i pregiudizi della società e della medicina nel  rapporto con il corpo e la mente femminili, uno strumento di  prevenzione - arricchito da schede di approfondimento, questionari di autovalutazione, casi tratti dall'esperienza clinica e testimonianze dirette - che vuole fornire un aiuto concreto per fronteggiare i rischi della depressione.

Elvira Reale, psicologa, lavora da circa trent'anni nei servizi di salute mentale con un'ottica di genere. Dirige oggi il Centro Prevenzione Salute Mentale Donna, Unità Operativa di Psicologia Clinica della ASL Napoli 1 e coordina il progetto speciale della Regione Campania sulla salute della donna.
Oltre all'attività di ricerca con il CNR e con l'OMS sui temi della violenza, della salute mentale e dei fattori di rischio psico-sociali nella donna, ha coordinato diversi progetti per il Ministero delle Pari Opportunità e per la Commissione Nazionale di Parità.

(dalla quarta di copertina)

Artemisia Gentileschi, Autoritratto come allegoria della pittura, 1638-39, London, Kensington Palace

Artemisia Gentileschi, Autoritratto come allegoria della pittura, 1638-39
London, Kensington Palace

La lunga marcia nell'istituzione medica
Questo manuale sulla prevenzione della depressione viene alla luce dopo un lungo percorso di attività clinica e di ricerca nell'ambito dei servizi sanitari pubblici.
La lunga marcia inizia nel 1982 con la pubblicazione di un libro che ebbe molta diffusione tra le donne e le operatrici della salute mentale: "Malattia mentale e ruolo della donna" (Il Pensiero Scientifico, Roma, 1982). Il testo mostrava come il percorso di malattia della donna affondasse le radici nella vita quotidiana e nel ruolo sociale femminile. Era la descrizione di una pratica clinica annotata con una nutrita casistica tutta al femminile.
Il lavoro clinico e di ricerca da allora non si è mai fermato, segnato da 15 anni di collaborazione organica con il Consiglio Nazionale delle Ricerche e da 10 anni di contatti con l'Organizzazione Mondiale della Sanità, tutti spesi per approfondire le tematiche del disagio psichico femminile e le sue relazioni con fattori di rischio fino ad allora sconosciuti o sottovalutati: la violenza, il lavoro familiare, lo stress.
Infine, il passo più importante per la volata finale di questo percorso è stato l'approfondimento dei pregiudizi di genere, che abitano tutta la medicina e che influiscono su ricercatori e clinici nell'osservazione delle cause delle patologie fisiche o psichiche, quando esse riguardano l'universo femminile.

I pregiudizi per la salute della donna
Due sono i pregiudizi più onerosi per la salute della donna:
- Il primo pregiudizio è nel considerare l'osservazione scientifica del "maschile" valida anche per il "femminile" (prendendo dunque il maschio come modello universale della salute e della malattia).
- Il secondo pregiudizio si riferisce ad una particolare disparità di trattamento che considera la salute delle donne essenzialmente riproduttiva, e la salute maschile prevalentemente produttiva. La medicina si è così orientata a spiegare i fenomeni patologici nella donna, diversamente da come fa per gli uomini, guardando principalmente, ed a volte anche solo esclusivamente, all'apparato riproduttivo. Effetto di questo pregiudizio è la segregazione di genere delle eziologie (cause): le patologie femminili sono abitate da eziologie a prevalenza biologico/ormonale mentre quelle maschili da eziologie a prevalenza socio-lavorativa.
Quanto questi pregiudizi abbiano pesato sulla salute mentale è facile capirlo anche dalla storia della psichiatria a cominciare da Charcot, uno dei padri della psichiatria in Francia: da allora il filo rosa del pregiudizio contro le donne nelle patologie psichiche non si è mai spezzato.
Basti pensare agli studi sull'isteria in cui Charcot considerava come questa patologia nelle donne trovasse una spiegazione nell'utero e nei flussi mestruali (famosa la sua frase "alle ovaie bisogna guardare"); mentre negli uomini si spiegava con i traumi da lavoro. [...]

La disparità tra uomini e donne sul terreno della salute
Non ci sono dubbi: la principale disparità sta nel modo di guardare ai processi di salute e malattia negli uomini e nelle donne. È in questo duplice sguardo che si gioca tutta la partita della disparità.
Questa partita ha due momenti che vanno sottolineati: lo sguardo iniziale, il punto di vista di partenza che determina il modo di osservare la donna e l'uomo nel loro ammalarsi. E l'altro momento, finale, quello dell'azione: offrire cioè a questa donna ed a quest'uomo uno strumento di conoscenza e di controllo dei processi e dei meccanismi di malattia, il momento del "che fare" per non ammalarsi.
Ma, guardando alla ricerca sui fattori di rischio e sui fattori eziologici che riguardano le patologie nelle donne, emerge chiaramente che è stata imboccata una strada sbagliata, che porta lontano dai fattori di rischio reali e che allontana una prevenzione appropriata.
Eppure, come abbiamo già affermato, una ricerca scientifica che non si  muove sul terreno della prevenzione è priva di effetti positivi per l'individuo, il cui diritto è quello di mantenere lo stato di salute il più a lungo possibile e per quanto gli è consentito dalla sua fisiologia.
Ciò che vogliamo assolutamente precisare è che la segregazione di genere delle eziologie priva la donna della possibilità di giungere alla prevenzione primaria: quella prevenzione che si gioca all'interno della vita di ogni giorno e che serve a tenere sotto controllo i rischi specifici che possono favorire o causare la malattia, perché non esiste oggi una patologia che non sia connessa con l'ambiente, con il lavoro e con le relazioni sociali, familiari e lavorative.

La sfida di una prevenzione a misura di donna
Ecco dunque che dalla carenza, dalla mancanza, nasce il desiderio di fornire alle donne, in nome di un vincolo forte di appartenenza allo stesso genere, uno strumento con cui, anche solo in prima battuta, possano guardare ai propri mutamenti psichici ed orientarsi correttamente nella propria vita quotidiana per non fare scelte pregiudizievoli o dannose per la propria salute.
Il testo intende dare un contributo sia alla prevenzione come riconoscimento e allontanamento degli agenti patogeni esterni, sia alla promozione della salute come rafforzamento delle normali protezioni individuali.
Ponendosi in modo critico rispetto alle posizioni euristiche che vedono le tappe biologiche, le variazioni fisiologiche e le diversità del corpo femminile come portatrici o cause di patologia, il volume si propone come strumento dedicato alle donne (arricchito da schede di approfondimento, questionari di autovalutazione, casi tratti dall'esperienza clinica e testimonianze dirette) per fronteggiare i rischi della depressione.
Esso affronta il problema della prevenzione primaria e della promozione della salute in varie tappe.
Nella prima parte, a partire dai dati di istituzioni forti (come l'Organizzazione Mondiale della Sanità, il Dipartimento della Salute Americano e l'Agenzia Europea del Lavoro) che riguardano la salute al lavoro e la violenza intra-familiare, il manuale offre un quadro significativo sulla depressione, evidenziando come le donne in tutto il mondo vivano in peggiori condizioni di lavoro rispetto agli uomini e perciò soffrano maggiormente di stress, ansia e depressione. Questi dati ci dicono poi che le donne soffrono a causa di problemi di violenza domestica e che tali problemi sono da considerare una causa preferenziale per le loro peggiori condizioni di salute ed in particolare una causa privilegiata per la loro maggiore suscettibilità alla patologia depressiva.
Nella seconda parte vengono esaminati i fattori di rischio, dal lavoro alla violenza, ridisegnati e rimodellati sulla vita quotidiana della donna. Ed allora, il lavoro produttivo si intreccia con quello riproduttivo, viene dato risalto alle patologie del lavoro familiare e allo stress da "doppio carico"; viene evidenziato il ruolo del mobbing, sia nelle condizioni di lavoro esterno, sia in quelle familiari, il rischio del burn-out professionale e quello da maternità.
L'intreccio tra "interno" ed "esterno" viene visualizzato anche con l'ausilio di questionari rapidi che permettono, attraverso una semplice procedura di autovalutazione, di misurare con precisione il proprio carico di lavoro, la propria stanchezza in termini di stress, maltrattamenti, burn-out. In questa parte la donna è accompagnata, non solo nell'individuazione del "peso" della sua vita, ma anche nella definizione di misure concrete di alleggerimento.
Nella terza parte infine, il manuale rivede la depressione all'interno delle tappe della vita della donna. Il centro è posto nella maternità, in quanto punto più "bollente" della vita della donna e più a rischio di depressione: in esso si concentrano con maggiore intensità tutti i fattori di rischio evidenziati: stress, maltrattamento, burn-out.
Per ogni tappa della vita della donna si esaminano i pregiudizi specifici, tutti sul versante biologico-ormonale, proponendo alle donne altre chiavi di lettura.

(da: Introduzione, p. 15-20) 

Jules-Bastien Le Page, Giovanna d'Arco, 1879

Jules-Bastien Le Page, Giovanna d'Arco, 1879
New York, Metropolitan Museum of Art

 

Dall'indice: M. Giovanna Cuccuru, Mirella Tuffanelli, Prefazione Introduzione
Parte I. La depressione: le definizioni, i dati epidemiologici, i vecchi ed i nuovi fattori di rischio - 1. Tutto quello che avreste voluto sapere sulla depressione; 2. Cause e fattori di rischio; 3. I nuovi fattori di rischio per le donne: la violenza, il lavoro; Parte II. Come prevenire la depressione: conoscere ed imparare a tenere sotto controllo i fattori di rischio - 1. Mettiamo uno stop alla depressione; 2.  Impara a conoscere la tua depressione; 3. Stress e depressione; 4. Il burn-out, una sindrome da contatto; 5. Il maltrattamento nelle relazioni; 6.  Le misure per la prevenzione; Parte III. La depressione nel ciclo di vita della donna - 1. Il ciclo di vita della donna; 2. La depressione post partum: luci ed ombre della maternità; 3.  Piccole madri: il disagio delle adolescenti; 4. Piccole madri crescono: il disagio delle post adolescenti; 5. La menopausa, la depressione e... tutti pregiudizi da combattere; Bibliografia di riferimento.

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