I rischi del “materno”. Pensiero politico femminista e critica del patriarcalismo tra Sette e Ottocento
La critica del patriarcalismo domestico, con la quale esordisce sulla scena pubblica il pensiero femminista settecentesco, conteneva un invito alla coerenza. Abbattuto il patriarcalismo politico a partire dal riconoscimento dell'eguaglianza naturale tra gli uomini, su quali basi si poteva ancora sostenere la legittimità del dispotismo paterno all'interno della sfera privata e giustificare lo stato di subordinazione della donna?
L'esigenza di un ripensamento dei rapporti tra gli individui, non solo nella sfera pubblica ma anche nella famiglia, sollevava una difficoltà: essa non era rappresentata dalla possibilità di avanzare argomenti plausibili circa la capacità di agite razionale da parte della donna -cosa che ne Hobbes ne Locke avevano negato -; il problema era, piuttosto, comprendere come sulla base di premesse radicalmente individualiste potesse risolversi la questione della riproduzione biologica degli esseri umani, della cura della prole e, in genere, dei soggetti non autosufficienti. Per Ingrid Makus, "le difficoltà sorgevano non perché le donne fossero percepite come mancanti delle capacità razionali per l'esercizio dei loro diritti (riproduttivi), come alcune analiste femministe hanno sostenuto, ma proprio perché erano considerate come dotate di tale facoltà". In un momento in cui il pensiero economico e politico sottolineava l'esistenza di un particolare nesso tra crescita demografica e ricchezza nazionale, e lo Stato veniva sempre più preoccupandosi di questioni quali l'abbandono, la salute e l'igiene dell'infanzia, la donna subì una forte pressione morale: la società la spinse ad identificasi con quella funzione materna che doveva renderla immune dalle spinte individualistiche e competitive del mercato e della politica.
Fu in parte l'ideale settecentesco della "maternità repubblicana" a promettere alle donne una valorizzazione del loro ruolo e della loro funzione; esso contribuì anche a relegarle in una sfera domestica concepita come regno incontrastato dei sentimenti, e insieme come "stanza di compensazione" emotiva. Ciò avvenne, nel Settecento e ancora per gran parte dell'Ottocento, con una fondamentale corresponsabilità del pensiero politico femminile, che contribuì ad esaltare il ruolo della donna quale custode della sacralità domestica e dei costumi morali. Negli Stati Uniti d'America -su cui questo lavoro focalizza l'attenzione soprattutto nei capitoli III e IV - tale complicità si manifestò nel cult of domesticity, del quale Catharine Beecher fu una delle principali teoriche. L'immagine della donna come heallhkeeper e housekeeper of the nation incise profondamente ancora sul femminismo primo novecentesco, che non riuscì mai totalmente a liberarsi dalla difficoltà, insita in quell'ideale, di conciliare la legittima aspirazione femminile all'autorealizzazione individuale e i compiti sociali assegnati alla donna nella sua funzione di madre. Ciò persino quando, con Charlotte Perkins Gilman, cercò di ridisegnare lo spazio pubblico e privato.
Mary Wollstonecraft è stata spesso accusata dalla critica più recente di aver favorito, in modo più o meno consapevole, quel processo di invenzione della femminilità-tnaterna che doveva, di fatto, rendere impossibile l'ingresso della donna in termini paritari all'interno della sfera pubblica. La lettura che qui si propone cerca di suggerire, tuttavia, qualcosa di diverso. L'autrice della Vindication of the Rights of Woman, infatti, attraverso l'elaborazione di un'etica dell'autenticità, sembra voler presentare un'alternativa nei confronti tanto della razionalità puramente strumentale ed egoistica proposta da un certo ideale maschile di sfera pubblica, quanto del sentimentalismo domestico femminile.
La modernità nasce con la promessa di una sfera privata quale luogo di soddisfazione e cura emotiva. Il pensiero femminista ha avuto senz'altro un merito: aver costantemente ricordato che quella promessa non poteva, e non può, essere mantenuta se non attraverso una critica della concezione atomistica e strumentale che è il tratto caratteristico della versione hobbesiana dell'individualismo moderno. Tutte e tre le autrici qui studiate cercano, attraverso soluzioni diverse, di immaginare un mondo in cui il valore dell'attenzione per l'altro e della cura dell'altro, insito nell'idea del materno, possa tradursi politicamente. […]
I rischi del "materno", cui il titolo allude, riguardano, da un lato, le difficoltà in cui incorre il femminismo quando cede alla tentazione di concepire la maternità come naturale vocazione della donna, ovvero alla tentazione di assumere il materno in senso non metaforico e, quindi, quale patrimonio esclusivo del soggetto femminile; dall'altro, il pericolo insito nel desiderio di tradurre i valori della maternità in forme immediatamente politiche, senza tenere conto delle sostanziali differenze esistenti tra la casa e la città.
(da: Introduzione, p. 7-11)
Brunella Casalini è ricercatrice in Filosofia politica e professoressa incaricata di Storia delle dottrine politiche presso la Facoltà di Scienze Politiche di Firenze
Leonardo da Vinci, L'ultima cena, 1494-98
Milano, Refettorio di Santa Maria delle Grazie
Dall'indice: Introduzione, Pubblico, privato e materno - Riforma del soggetto femmmile e riforma sociale; Le molte declinazioni della maternità repubblicana negli USA; Il materno nel dibattito contemporaneo; Critica dell'ordine patriarcale e formazione del soggetto morale in Mary Wollstonecraft - Il genere: una costruzione sociale; Divenire se stesse; La donna autodiretta; Una nuova concezione della virtù repubblicana; Un'etica del limite; Da Tocqueville a Catharine Beecher: “cult of domesticity” e ordine politico liberale - Tocqueville e il governo della società; La famiglia "democratica" secondo Tocqueville; L'educazione della donna nella Democratie en Amerique; La divisione del lavoro tra pubblico e privato; Catharine Beecher e il "cult of domesticity"; Dal “cult of domesticity” alle “housekeepers of the nation”; Charlotte Perkins Gilman e i pericoli del maternalismo - Tra “Nationalist movement” e “Women clubs"; Evoluzionismo e femminismo; La femmina come “race type”; La vita domestica come residuo di uno stadio arcaico; “Far pulizia” nel mondo; Considerazioni conclusive; Indice dei nomi
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