Con Occhi di beghina. Sguardi sull'oggi
Il volume raccoglie gli articoli che Romana Guarnieri ha pubblicato tra il 1995 e il 2001 nelle diverse rubriche da lei curate su testate quali "Liberal", "L'Unità", "Noidonne", e alcuni articoli apparsi su "L'Osservatore romano". In questi scritti, che trattano i temi a lei più cari, quali la mistica, la pietà, la ricerca storica, l'opera di don Giuseppe De Luca, i lettori potranno ritrovare lo stile così particolare di Romana Guarnieri e quella profondità e acutezza di analisi che hanno fatto di lei una vera e propria icona del panorama religioso italiano.
Romana Guarnieri è nata all'Aja, in Olanda, nel 1913. Trasferitasi a Roma, dove si laurea in letteratura tedesca, nel 1938 incontra don Giuseppe De Luca, iniziando un sodalizio spirituale e culturale durato fino alla morte del sacerdote (1962). Collabora alla fondazione delle Edizioni di Storia e Letteratura, occupandosi in particolare dell'Archivio italiano per la storia della pietà, che dirige a partire dal 1962. Numerosi i suoi saggi sul movimento del Libero Spirito, sulla storia della pietà e della mistica femminile. Di don Giuseppe De Luca ha pubblicato il primo profilo biografico nel 1974, uscito in una nuova edizione nel 1991. Dal 1987 dirige il settore della pietà della rivista di spiritualità e politica "Bailamme". Presso Marietti ha pubblicato Una singolare amicizia. Ricordando don Giuseppe De Luca (1998) e la traduzione delle Poesie Visioni Lettere di Hadewijch (2000).
(dalla quarta di copertina)
Antoniazzo Romano, Annunciazione, Roma, Santa Maria sopra Minerva
foto da: Cristina Bertoldi Geissler, Roma degli Angeli, Roma, Logart Press 2000, p. 92
“...i pezzi sono corti, incisivi e i titoli risultano accattivanti assai.
Una osservazione, a questo proposito, sulla combinazione dello storico (che è la Nostra) e dell'attenzione acuta e amorosa all'oggidì, che questi saggi rivelano. «Sono storica di professione, per elezione - dichiara Romana. - Ne nasce che son portata a vivere il quotidiano nell'ottica della lunga durata», ma ricorda, al tempo stesso, con Jedin, che «non può essere buono storico del passato chi non sia partecipe osservatore del presente». E così il presunto dilemma è sciolto!
Ma Romana rivela anche un «metodo»? Quale? Sì, e di primo acchito lo definirei agostiniano, e spero di trovarvi d'accordo con me dopo la vostra lettura del libro.
Il saggio iniziale, «Lascia i precetti Jenny, e ascolta il cuore», mi pare emblematico e chiarissimo al riguardo. [...]
E quale, infine, il Sitz im Leben di Romana che questi saggi esaltano? La risposta viene dai personaggi posti in particolare evidenza, le donne: Maria (SS.ma), «in primis», e l'altra Maria, l'Egiziaca, ben diversa eppur santa, le due Angele, da Foligno e Merici, e Domenica (Narducci) da Paradiso, Margherita Colonna, la giovane di Morlupo e Madre Teresa di Calcutta, con l'aggiunta delle coppie spirituali, mistiche (sinei-sactismo), e di coloro che vissero e vivono nei monasteri doppi e in quelli femminili.
Cosa deducete da un tale Sitz im Leben? Sì, trattasi di una storia per lo più al femminile, quella che con tenace passione Romana viene traendo «dal pozzo nero dell'oblìo da parte di una secolare cultura». È dunque intessuta, imperlata, impreziosita, l'opera di Romana, di un femminismo leggero, moderato (il che non significa meno impegnato), giusto, da accettarsi perché «vero», non esagerato e radicale, di parte e ottuso.
Risultato? Una bellissima raccolta, che anche i preti dovrebbero leggere.
(da: Presentazione di Agostino Marchetto, p. X-XI)
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