Felice per quello che sei. Confessioni di una buddista emotiva

Gruppo 2013-2014
Autore Rossana Campo
Editore Giulio Perrone, Roma
Anno 2012
Data inserimento 12/03/2014

Quando mi hanno proposto di scrivere un libro sul Buddismo la prima sensazione è stata una grande gioia. Subito dopo sono arrivati tutti i dubbi. Come potevo io, una narratrice di storie, raccontare un pensiero così vasto e profondo come il Buddismo? Forse potevo basarmi su testi gia scritti da altri, oppure raccontare la mia esperienza, quello che credo di avere compreso nei miei sedici anni di pratica? Potevo tirare dentro tutte le storie ascoltate dai praticanti, o riflettere su cosa significa per me essere buddista, il posto che questa disciplina occupa nella mia vita? Forse, mi sono detta, un punto di partenza potrebbe essere questo, provare a raccontare cos'è il Buddismo a chi non ne sa niente partendo dalla mia storia e da quella di tanti amici che hanno trasformato le loro sofferenze e inadeguatezze grazie all'incontro con la pratica e il pensiero buddista.

 Scrittrice tradotta in molte lingue, si afferma come una delle voci più autentiche e interessanti del panorama letterario italiano nel 1992, quando pubblica il racconto La storia della Gabri nell'antologia Narratori delle Riserve, a cura di Gianni Celati, e, subito dopo, il romanzo In principio erano le mutande (Feltrinelli), portato sul grande schermo dalla regista Anna Negri (1999). Tra le altre opere di Rossana Campo, sempre accolte con grande favore dal pubblico e dalla critica, i romanzi Mai sentita così bene, L'attore americano, Sono pazza di te, Più forte di me e Lezioni di arabo, tutti per l'editore Feltrinelli. Artista visiva di grande forza espressiva, pratica il buddismo da sedici anni.

(dalla seconda e terza di copertina)

Baldassarre Croce, Roma, Chiesa di Santa Susanna, particolare dell'affresco del presbiterio

Baldassarre Croce, Roma, Chiesa di Santa Susanna,  particolare dell'affresco del presbiterio
foto da: Cristina Bertoldi Geissler, Roma degli Angeli, Roma, Logart Press 2000, p. 33

Il grande messaggio di libertà del Buddismo per me è questo: è possibile essere felici in questa vita, non quando moriremo, non quando saremo dei fotomodelli con la villa e la piscina, ma adesso, qui, proprio come siamo. Con le nostre vite qualunque, i nostri limiti e le nostre passioni.
Le nostre angosce e incapacità. Qualunque sia la nostra storia, chiunque siamo, maschi o femmine o transgender, poveri, sfigati, ricchi, malati o sani, egoisti o belle persone.
Che viviamo in un superloft o in una bidonville, è possibile smettere di soffrire, è possibile aprire gli occhi su chi siamo veramente, su cosa significa essere vivi e sentire la pace dentro di noi.
Tutto è cominciato col Budda Shakyamuni, detto Siddharta, il celebre principe indiano che a un certo punto della sua esistenza lascia gli agi e le ricchezze di famiglia e se ne va in giro per riflettere, per scoprire il significato della vita. Si siede e medita, con un desiderio, un progetto non da poco: cos'è la vita? Qual è il meccanismo per cui nasciamo, invecchiamo, ci ammaliamo e a un certo punto scompariamo dal pianeta? Come posso fare per realizzare quello che ho in mente? Come posso liberare tutti gli esseri dalla sofferenza?
Non parlerò dell'ottuplice sentiero, ma proverò a raccontare in che modo le meditazioni che Siddharta fece sotto il suo albero possono ancora oggi parlare alle nostre vite di donne e uomini del nostro tempo, con tutte le ansie e le nevrosi e le paure che coltiviamo dentro di noi.

(da: Si diventa Budda così come si è, p. 9-10)

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