Donne e Chiesa tra mistica e istituzioni (secoli XIII-XV)
Questo volume, primo di una vagheggiata serie di quattro volumi analoghi, raccoglie in massima parte le mie ricerche avviate sin dal lontano 1947, attente all'allora poco conosciuto (specie in Italia) fenomeno socio-religioso, sviluppatesi in tutta l'Europa cristiana tra la fine del tormentato XII secolo degli albigesi, valdesi, lollardi, fratelli e sorelle del Libero Spirito, apostolici, gioachimiti, spirituali..., tutti disgustati della Chiesa del momento, tormentata da sete di danaro e di potere e nostalgici della "vita apostolica", vissuta come un ritorno al cristianesimo antico, semplice, libero, casto, povero e - last but not least - spontaneo, e l'altrettanto inquieto XVI secolo ineunte, fino al Concilio di Trento. Sono buoni quattro secoli caratterizzati da una presenza non trascurabile e non poco intrigante di tantissime donne, molte di alto rango, istruite, "litteratae", teologhe e, talune, scrittrici/poetesse di profondo, sin mistico, sentire religioso. Costoro, chiuso ormai il singolare periodo detto "delle badesse mitrate", che conobbe personaggi della levatura di una Ildegarda da Bingen, dopo aver vissuto inizialmente un complesso, in parte difficile rapporto con le autorità costituite, nonché con i perplessi ordini monastici maschili del momento, furono favorite, nel primo Duecento, dallo scoppio rivoluzionario degli ordini mendicanti (con tutto quello che, da Roberto d'Arbrissel in avanti, lo aveva preparato nel secolo precedente), essendosi per un motivo o per l'altro (studiati ma tuttora in parte da comprendere) le une come gli altri, sottratte/i deliberatamente - a volte a viva forza - alla condizione sociale del proprio tempo. Una condizione notoriamente tristissima per le donne, che le voleva spose coatte - ovvero autentica merce di scambio, a tutti i livelli sociali, dai più bassi ai sommi, nei vari giochi politico/familiari, oppure in alternativa e sempre nel medesimo ordine di interessi - monache più o meno forzate, a loro volta al servizio di interessi parentali di vario carattere, comunque, in un modo o nell'altro, impedite in una propria libera scelta individuale, affrancata da regole non corrispondenti alle loro personali, inviolabili aspirazioni e necessità, così fisiologiche che sensibili/affettive/intellettuali e soprattutto spirituali/religiose: la "monaca di Monza" di manzoniana memoria ha radici antiche.
Michelangelo Merisi da Caravaggio, Riposo nella fuga in Egitto (particolare), Roma, Galleria Doria Pamphilj
foto da: Cristina Bertoldi Geissler, Roma degli Angeli, Roma, Logart Press 2000, p. 55
Beghine, bizzoche o pinzochere, cochenunne, papelarde, santarelle, monacelle, monache di casa furon chiamate sin dal loro nascere e poi crescere: in numero, in presa di coscienza, in autorevolezza, in autentico amor di Dio e in cristianissime, apprezzatissime opere di misericordia tra la povera gente. E dire che tra noi, oggi, quei nomi che un tempo parlavano di un amore di Dio, non teorizzato alla maniera dei potenti filosofi/teologi bensì praticato con umile passione, appaiono ormai malsonanti, quando, se Dio vuole, quelle storie - dolorose e insieme esaltanti – quasi non ci appartengono più, e da quei barbari costumi d'un tempo passato (che io però, dall'alto dei miei novant'anni ricordo ancora presentissimi nell'Italia degli anni Venti/Trenta) ci siamo in buona parte affrancate, mentre - studia ieri, studia oggi - di quella drammatica storia di oppressione femminile ogni giorno ne sappiamo qualche cosina di più. Senonché - mi sia consentito per inciso - io ricordo ancora, divertita, come [...] un noto francescanista (de cuyo nombre no quiero acordarme.....) m'interrogasse frastornato a proposito del mio disinvolto uso del concetto/nome (a lui sconosciuto!) di beghina/bizzoco nostrana: "Beghine? Bizzoche? Chi eran costoro?". Poi, d'un tratto, felice, illuminato in volto: "Ah, certo! Le 'terziarie'!!!". Eh no, padrino mio! Troppo facile! Non potete mica annettervi una Maria d'Oignies, una Hadewych d'Anversa, una Porete, una Giuliana di Norwich, una Giovanna d'Arco o, da noi, una santa Francesca Romana, precorritrici tutte, chi per un verso chi per un altro, delle ottocentesche congregazioni femminili a vita mista e, oggi (chissà), dei tanti "movimenti" cattolici femminili del nostro tormentato secolo ventesimo appena concluso!
(da: Avvertenza, p. 9-10)
Dall'indice: Avvertenze; I - L'Europa delle Beghine – Pinzochere; Lo «Spirito di libertà» in Umbria nel Trecento; Beghinismo d'oltralpe e bizzocchismo italiano tra il secolo XIV e il secolo XV; La «Vita» di Chiara da Montefalco e la pietà Brabantina del Duecento. Prime indagini su un'ipotesi di lavoro; II – Angela da Foligno - Angela, mistica europea; Santa Angela? Angela, Ubertino e lo spiritualismo francescano. Prime ipotesi sulla Peroratio; La devozione alla croce e al crocefisso in Angela da Foligno; Angela o dell'amicizia (a mo' di presentazione di uno studio a quattro mani); III – Margherita Porete - Lo «Specchio delle anime semplici» e Margherita Poirette; Margherita Porete e il suo «Miroir des Simples Àmes»; The glosses by «M. N.» and Richard Methley to «The Mirror of Simple Souls»; IV - Tra mondo e istituzione – Santa Rosa da Viterbo rivisitata; Il Libero Spirito e il Circolo colonnese; Caterina Paluzzi tra direttori e confidenti; «Nec domina nec ancilla, sed socia». Tre casi di direzione spirituale tra Cinque e Seicento; Dietro grate severe e alte mura silenziose; Direzione spirituale al femminile tra clausura e mondo; Voci dal silenzio
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Collegamenti
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