Grandi mistiche medievali. Matilde di Magdeburgo, Ildegarda di Bingen, Giuliana di Norwich
Tre donne, tre mistiche, tre personalità profondamente diverse - Matilde di Magdeburgo, Ildegarda di Bingen, Giuliana di Norwich -. Nel panorama della letteratura femminile medievale tali singolari figure vanno ad inserirsi nel contesto delle grandi correnti della spiritualità religiosa, che animarono tale periodo, e di quel complesso culturale, che tentava di far confluire in una visione unitaria, o perlomeno in un unicum omogeneo, la tradizione neoplatonica, lo studio dei classici e l'interpretazione filosofica dei testi biblici.
Per meglio comprendere queste maȋtres à penser al femminile, dobbiamo osservare la durezza e la realtà di quell'ambiente storico, imposto da una selezione culturale tutta "maschile", laddove la vis profetica - che si libera incarnandosi nella parola scritta - diede loro la sicurezza intellettuale di fronteggiare le accanite resistenze umane e il coraggio di perseverare nella vocazione mistico-letteraria.
Nella comune aspirazione al Cielo, ognuna manifesta una diversa identità femminile: Ildegarda delinea l'aspetto femminile dell'Ecclesia e della Sinagoga; Matilde eleva la Vergine a uno status divino; Giuliana intuisce il lato materno di Dio.
Frances Beer analizza, inoltre, le opere di due mistici medievali che, attraverso i loro scritti, ci permettono di comprendere la cultura profondamente antifemminile di quei tempi.
(dalla quarta di copertina)
Impresa di Clemente VII con il motto del “Candor Illesus”, Città del Vaticano, Musei Vaticani, Sala di Constantino, parete nord
foto da: Carlo Pietrangeli, I dipinti del Vaticano, Udine, Magnus Edizioni, 1996, p. 387
Notevoli sforzi sono stati fatti in Europa e in nord America negli ultimi anni per salvare dall'oblio l'innumerevole schiera di voci femminili di cui si era perduta conoscenza nel corso dei secoli, a volte per involontaria trascuratezza - un manoscritto dimenticato in soffitta, un romanzo non più ristampato perché considerati non «significativi» - altre volte per la deliberata volontà di far perdere ogni traccia dei documenti lasciati da donne straordinarie e indipendenti, specie se alcune di loro avevano sfidato apertamente la società patriarcale. Molti di tali documenti sono ormai scomparsi, altri, invece, rispolverati e ripuliti, possono essere riportati alla luce e mostrare così la loro bellezza originaria.
Se siamo disposti ad ascoltare, le testimonianze di queste donne ci permettono di ampliare i nostri orizzonti e di approfondire la conoscenza del Medioevo, per la cui comprensione le loro opere sono indispensabili al pari di quelle di Sant'Agostino o di San Tommaso. È possibile che la comprensione raggiunta di quell'epoca remota sia soddisfacente, dal momento che il corpus della sua letteratura è stato per tanto tempo privo di voci femminili? Come ci apparirebbe il Medioevo se fossimo in grado di colmare una così grave lacuna?
Le donne, anche quando affrontano gli stessi argomenti degli uomini, li trattano forse in modo diverso? Se si fossero dedicate alla ricerca filosofica si sarebbe modificata la concezione «ortodossa», universalmente accettata, di una società strutturata secondo una rigida gerarchia che aveva come punto di partenza Dio e Re e giungeva sino al Marito? Il modesto ruolo ancillare della Vergine Maria in relazione a Padre e Figlio, il concetto di un Dio trino che non comprende una componente femminile sarebbero rimasti tali? Dobbiamo prestare ascolto al maggior numero possibile di voci femminili, fosse anche semplicemente per scoprire come era parziale la nostra comprensione del Medioevo.
Esistono, tuttavia, tre ottime ragioni che ci spingono ad ascoltarle: esse sono infatti emozionanti, creative, vigorose, in altre parole sono nuove.
(da: Prefazione, p. 7-8)
Dall’indice: Prefazione; Ildegarda di Bingen; Da guerriera ad amante; Matilda di Magdeburgo; Richard Rolle e le monache dello Yorkshire; Giuliana di Norwich; Conclusione; Appendice; Opere citate
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