La luce oltre la porta. Dei e muse nel teatro dell'anima

Gruppo 2013-2014
Autore Carla Stroppa
Editore Moretti & Vitali, Bergamo
Anno 2007
Data inserimento 12/03/2014

Esiste un logos di Psiche? Sì, risponde l'autrice di questo libro: è appunto ciò di cui si deve occupare la psicologia. È un logos che prende forma attraverso la mediazione di un "pensiero d'anima" intriso di passione e di immaginazione. Ama l'espressione allusiva e metaforica, si dispiega nelle elaborazioni simboliche, oniriche, poetiche.
Scaturisce dal fondo mitico della mente, da vita alle immagini dei sogni, muove le figure del "gran teatro" dell'anima. È il filo che permette di inoltrarsi nel labirinto di un percorso terapeutico, in cui, a partire dal "romanzo famigliare", ci si avvia a oltrepassarlo, sino a cogliere l'intreccio che lega la vita personale a quella più profonda dell'anima, radicata nei suoi fondamenti archetipici.
L'anima, infatti, non è semplicemente la parte controsessuale dell'uomo, né solo l'ombra della donna. La fenomenologia dell'anima è presente in uomini e donne: «anche le donne incontrano bambine nei loro sogni, e prostitute, anch'esse sono sedotte da donne misteriose e sconosciute». La via individuativa femminile, quindi, non passa solo attraverso lo sviluppo dell'ammus (indipendenza di giudizio, pensiero razionale, status economico e sociale...), ma segue la guida delle figure dell'eros che ancorano la donna nella memoria inscritta nel corpo emozionale e la conducono nel labirinto di vie e di significati di cui Afrodite si fa immagine e tramite metaforico. Il suo multiforme confronto con altri dèi, Ares, Ermes,  Dioniso, può spingere la psiche femminile sino ai confini dell' "Io Saffico": una soggettività che media la conoscenza attraverso le alchimie del cuore, elabora le emozioni e la memoria attraverso la parola poetica e giunge così all'acquisizione di un sapere che si fa «intelletto d'amore».
E per ciascuno il percorso coincide con la scoperta degli dèi e le dee di cui è figlio. Ciascuno cerca di individuare le proprie possibilità archetipiche, la mappa del proprio percorso esistenziale e conoscitivo. È così che si giunge ad una "conoscenza altra", che apre alla «visione della luce che sta oltre la porta chiusa dell'Io meramente razionale».
Carla Stroppa chiama con sé il lettore per aggirarsi dietro le quinte del teatro della psiche, attraverso una" scrittura appassionata e avvincente, scegliendo "per istinto e affinità" le immagini archetipiche emerse dai sogni di uomini e donne con cui ha condiviso il percorso terapeutico, dalla sua esperienza individuale e dal bagaglio senza tempo della poesia e dell'arte. Così il lettore incontra le ninfe e le maghe dei poemi omerici, l'enigmatica e conturbante figura di Mignon, i saltimbanchi di Rouault; ascolta le illuminazioni folgoranti delle poesie di Rilke, di Pessoa o di Yeats, le intuizioni sapienziali di Cristina Campo, le osservazioni sottili e spirituali di Etty Hillesum.
Il lettore percepisce che la scrittura del libro ha coinciso con un'avventura vitale che lo accompagna sino al punto in cui sente di doversi, e potersi, chiedere qua! è il suo «al di là della porta».

Filippino Lippi, Assunzione della Vergine (particolare),  Roma, Santa Maria sopra Minerva, Cappella Carafa

Filippino Lippi, Assunzione della Vergine (particolare),  Roma, Santa Maria sopra Minerva, Cappella Carafa
foto da: Cristina Bertoldi Geissler, Roma degli Angeli, Roma, Logart Press 2000, p. 25

Carla Stroppa, psicoioga e psicoterapeuta; psicoanalista junghiana. È membro dell'ABPA (Associazione Ricerca Psicologia Analitica) e dello IAAP (International Association of Analytical Psychology). È responsabile del settore "scienze umane e psicoanalisi" della Moretti & Vitali e autrice di numerosi saggi pubblicati su riviste e libri collettivi. Incaricata del corso di Teorie delle tecniche della Psicologia analitica presso la Scuola di specializzazione in Psicologia della salute dell'Università di Torino.

(da seconda e terza di copertina)

Una psicologia senza mito e chiusa nelle sue formule collaudate alimenta una clinica senza immaginazione e senza spessore culturale che finisce inevitabilmente per rispecchiare, riproporre, intensificare, e a volte rendere irreversibile, proprio quella scissione di corpo e mente, pensiero ed emozione, natura e cultura che dovrebbe curare. Paradossalmente il logos di Psiche - la psico-logia che non identifica la psiche umana con la mente ma si addentra nella memoria profonda trasmessa dalla cultura e si protende verso il trascendente - non è tenuto in grande considerazione da buona parte della psicologia ufficiale che, tanto nei suoi metodi quanto nelle sue prospettive, rimane ancorata alle scienze della natura, cioè ricerca le cause obiettive del malessere e mette a punto delle tecniche atte a "guarirlo". Ma come non vedere che il malessere individuale è un male di vivere complesso che interpella la mente nei suoi intimi collegamenti con l'anima, col corpo, con la società che a sua volta è malata, sofferente, percorsa da profonde lacerazioni? Come non vedere che l'anima è astorica, atemporale, fittamente intrecciata alle trame di Mnemosine? Come non vedere che i sogni -via regia all'inconscio - sconfinano proprio in quell'oltre su cui le vie cognitive e le interpretazioni forzatamente riduttive chiudono grottescamente la porta? Come non accorgersi che la ragione si fa sempre più sterile e sofferente per la separazione dal Pathos che unico potrebbe restituire un perché e una direzione al suo meccanico ragionare? Come non accorgersi che proprio dal pathos, dall'umano patire, prende avvio il logos, foss'anche per trovare le parole, i pensieri che nominandolo (il patire) lo rendono comunicabile agli altri e dunque ne fanno un'esperienza condivisibile , un'esperienza che fa sentire meno soli, meno stranieri in questa "terra di lacrime" e di galoppante alienazione? Come non accorgersi che l'analisi non può avere fine perché la materia psichica, esattamente come quella fisica, è infinitamente suddivisibile e dunque,per contrastare l'arroganza e la follia vivisezionante del pensiero che con odiosa hybris analizza e analizza, occorrono piuttosto sintesi, sospensioni, cura, pietas, trascendenza?

(da: Introduzione, p. 12)

La parola poetica - che è parola d'anima - si riconosce dal fatto che sa provocare una scossa estetica, una vibrazione che risveglia il corpo emozionale profondo e si riverbera sulla superficie della pelle. E quando questo accade, diviene possibile vedere in trasparenza quello che si nasconde dietro la facciata degli eventi, oltre la porta chiusa dell'Io razionalizzante. È precisamente questa la bellezza e la "magia" dello sguardo che ristabilisce il contatto fra le cose oggettive e la realtà spirituale che le sottende. […]

L'uomo moderno continua tuttavia a sognare e le immagini che di notte lo visitano rivelano che non solo l'inconscio trapassa i tempi, ma anche che la ragione e il corpo sono fortemente impregnati di immagini e emozioni del passato, e non meno di germi di futuro. Proprio questo territorio "fuori dal tempo e dallo spazio" -«nient'altro che sogni», dice l'Io razionale - è la realtà più intima dell'anima, il giardino sacro di Psiche dove - seppure come profughi confinati su un isola lontana - è ancora possibile incontrare gli dèi. Per questa ragione, nell'incontro psicoanalitico è importante, come suggerisce Lopez-Pedraza, «cercare di scoprire l'area genealogica degli dèi e delle dee di cui il paziente è figlio, aprendo in questo modo la strada al movimento psichico nell'ambito delle possibilità archetipiche date». È quello che tenterò di fare, accogliendo le suggestioni che mi hanno offerto certe immagini oniriche, scelte per istinto e per affinità dentro il flusso continuo di sogni che come un fiume fertilizza la terra ferma del setting analitico. Da lì partirò per brevi viaggi attorno ad altre immagini tratte dal mito, dalla letteratura e dalla poesia; immagini che si richiamano e si interconnettono le une alle altre dentro una trama sotterranea tessuta non col filo della filologia storica bensì con quella spirituale che sempre cerca di forzare la porta serrata delle interpretazioni riduttive.

(da: Introduzione, p.18-19)

Melozzo da Forlì, Angelo che suona il liuto  (frammento di affresco staccato), Città del Vaticano, Musei Vaticani, Pinacoteca

Melozzo da Forlì, Angelo che suona il liuto  (frammento di affresco staccato), Città del Vaticano, Musei Vaticani, Pinacoteca
foto da: Carlo Pietrangeli, I dipinti del Vaticano, Udine, Magnus Edizioni, 1996, p. 14

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Collegamenti

Il teatro dell'anima / 1

Il teatro dell'anima / 2

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