La saggia inquietudine. Il corpo nell'ebraismo, nel cristianesimo e nell'islām

Gruppo 2013-2014
Autore Stefanie Knauss
Editore Effatà , Cantalupa (TO)
Anno 2011
Data inserimento 12/03/2014

Il corpo suscita da sempre inquietudini, e non solo nell'ambito delle religioni: è il segno della mortalità dell'essere umano e insieme il fondamento del suo essere al mondo; strumento del peccato e della salvezza; dotato di autonomia e sempre in relazione. Questi paradossi possono essere visti come limiti ma anche come chance per il corpo, occasioni per sviluppare la sua saggezza che emerge nella sua materialità e lo apre verso l'infinito. [...] il volume illustra i tanti luoghi e modi del coinvolgimento del corpo nella dinamica della relazione con Dio nella teologia, nella prassi religiosa e nella vita sociale delle tre religioni monoteistiche.

Stefanie Knauss teologa, lavora come ricercatrice presso la Fondazione Bruno Kessler (Trento). I suoi interessi di ricerca sono il corpo nelle religioni, la teologia estetica e il contributo dei gender studies per la teologia. Fa parte del consiglio di presidenza del Coordinamento Teologhe Italiane.

(dalla quarta di copertina)

William-Adolphe Bouguereau, Il primo bacio (1873), collezione privata

William-Adolphe Bouguereau, Il primo bacio (1873), collezione privata
foto da : Leggo e rifletto

Da tre o quattro decenni il corpo viene tematizzato intensamente negli studi delle religioni; i dubbi sull'importanza del corpo per la religione e la religiosità paiono essere dissolti, e con essi sembra superata anche la prospettiva dualistica circa l'essere umano, che vedeva il corpo come una macchina senza altro scopo che quello di provvedere una base biologica per lo spirito e l'anima, considerati invece come i veri “soggetti” della religione. Pur tuttavia, il tema “corpo e religione” non è per nulla scomparso dalla discussione teologica, e anzi da un decennio ha ripreso importanza sotto la spinta dei diversi cambiamenti della società e della vita delle persone di oggi: le nuove bio e nanotecnologie cambiano la stessa definizione di “corpo”, l'aspetto sociale del corpo viene più coscientemente riconosciuto come rilevante e la dimensione emotiva ed esperienziale della religione riceve nuova attenzione. Però, sia tra il pubblico comune che nei discorsi più specialistici, storie come quella del Talmud, o il tema della carne nell'incarnazione di Gesù, o l'aspetto fisico del pellegrinaggio alla Mecca non vengono ancora trattati con l'attenzione che meritano come elementi di un tema fondamentale delle religioni: il corpo umano.
Accade, forse, perché il corpo (e tutto il corpo, incluso sangue, purulenza, visceri, ossa ecc.) sembra troppo materiale e mondano per lo studio delle religioni e per la teologia? O forse dipende dal fatto che il corpo, nonostante la sua materialità concreta, è uno dei temi più complessi e sfuggenti, colmo di contraddizioni, ambiguità e paradossalità che rendono la riflessione su di esso difficile e sempre preliminare: una tesi sul corpo in una particolare religione può essere facilmente falsificata semplicemente considerando una dimensione diversa della stessa religione. A titolo d'esempio: nel cristianesimo la sessualità può essere intesa come parte buona della creazione, oppure come l'atto che trasmette il peccato originale da una generazione all'altra. Ovviamente, questo vale anche per il confronto tra le religioni diverse: lo stesso rito della circoncisione del maschio viene inteso nell'ebraismo come segno dell'appartenenza all'alleanza con Dio, nell'islàm come rito di purificazione ed entrata nell'adolescenza, mentre nel cristianesimo viene rifiutato come segno di un'esteriorizzazione e materializzazione della fede.
Ciò nonostante, si trovano anche molti aspetti comuni tra le religioni: il tema del corpo è spesso (e non ci meraviglia) legato al tema della sessualità, alle differenze sessuali, ai ruoli sociali che un corpo femminile o uno maschile possono svolgere all'interno di una comunità religiosa, e ai diversi concetti di purità/impurità. Sembra anche comune a tutte le tre religioni qui considerate, l'ebraismo, il cristianesimo e l'islàm, una profonda e inquietante ambiguità nei confronti del corpo: da un lato viene riconosciuta la sua indispensabilità nel rapporto con Dio, la sua bontà essenziale come creazione divina, ma dall'altro lato le sue funzioni, soprattutto la sessualità, e tutto ciò che ha a che fare con i suoi orifizi e secrezioni, vengono guardate con sospetto e paura, se non con dispetto e rifiuto.
Proprio per le sue ambiguità e paradossalità il corpo rappresenta un tema così affascinante per le scienze delle religioni come per altre discipline. Nel corpo si intrecciano e coesistono in una tensione costruttiva aspetti che teniamo di solito nettamente separati, come natura e cultura, sensazione e conoscenza, individuo e società. Anche se questo rende difficile pensare il corpo, proprio questi paradossi fanno del corpo non solo un simbolo potente nell'ambito religioso, ma una realtà efficace nella relazione tra Dio e la persona umana. Perciò pare importante soffermarsi un poco su alcuni di questi paradossi.

(da: Introduzione p.7-9)

 

Anche una dimensione propriamente intellettuale, come quella dottrinale, non può fare a meno del corpo. Qui esso è presente come oggetto dello studio, delle riflessioni e delle convinzioni fondamentali di ogni religione: la creazione di tutto il mondo, e quindi anche del corpo umano, l'unità o la separazione di corpo ed anima, il destino del corpo dopo la morte, la relazione tra salute e salvezza, o l'incarnazione di Dio in Cristo come tema specifico e centrale nel cristianesimo. Non solo il tema, ma anche i modi di pensarlo, sono legati al corpo: le scienze cognitive insieme alla psicologia della percezione hanno mostrato bene come il corpo umano e l'essere-al-mondo nel corpo della persona siano fondamentali per la comprensione del mondo e per lo sviluppo di concetti astratti che sono comunque basati sulle esperienze concrete: sentire e pensare sono sicuramente modalità diverse dell'interazione con il mondo, ma non separate nettamente: al contrario, sono intrecciate e necessarie l'una all'altra, come già detto sopra.
Nella dimensione mitologica e narrativa si trovano sia racconti che cercano di spiegare alcuni fatti corporei (per esempio la storia del peccato nel paradiso di Genesi 3 che serve come spiegazione dei dolori del parto), sia passi che parlano dell'importanza del corpo nell'ambito religioso, come quello talmudico citato all'inizio. Il corpo gioca qui però ancora una volta un ruolo più fondamentale come testimone della verità dei miti, nel quale essi si iscrivono e che, attraverso la sua testimonianza concreta, li fa iscrivere sui corpi altrui. Senza l'espressività corporea e l'impatto emotivo di queste storie fondatrici, esse non potrebbero avere l'effetto che hanno, e non potrebbero servire come il fondamento sul quale costruire tutta una tradizione religiosa, come succede nelle religioni del Libro.
Nella dimensione etica della religione il corpo è presente come base della “vita buona”, come punto di riferimento comune nella sua debolezza, vulnerabilità, capacità di sentire dolore e piacere. Il corpo non è solo l'oggetto primario di regolamenti del comportamento sociale (precetti di purità, di rapporti sociali, soprattutto sessuali ecc.) o di punizioni, ma serve esso stesso come modello di una gerarchia sociale, come visto prima nell'illustrazione della dimensione istituzionale di una religione, con la quale si attribuisce un valore morale alle membra e agli organi del corpo: la testa vale di più dei piedi, il cuore più degli intestini e così via - la natura corporea non è affatto eticamente “neutra”, e neppure lo sono i processi corporei o le parti del corpo. Vediamo la più ovvia e potente forma di moralizzazione del corpo nella differenziazione sessuale secondo la quale il corpo femminile e maschile non sono semplicemente corpi con alcuni organi e alcune funzioni diverse, ma sono corpi che hanno un valore e una facoltà morale diversa: per esempio, per molti secoli nell'occidente il corpo femminile è stato considerato “poroso” e quindi più ricettivo all'influsso del male, mentre il corpo maschile, chiuso, compatto e forte, avrebbe avuto una maggiore disposizione al bene.
La dimensione materiale della religione è quella forse più propriamente corporea, anche se, come visto sopra, essa include anche altri “materiali” oltre a quelli biologici del corpo. Una religione si iscrive sul corpo delle persone che la praticano, lo forma e si esprime in esso, in modo più o meno ovvio e decisivo, per esempio nel movimento del corpo durante la preghiera ebraica, nel dimagrire durante il digiuno del ramadan, nel callo dei piedi dei monaci e delle monache scalze di alcuni ordini cristiani.
Gli esempi fin qui riportati sono solo alcuni di quelli che si possono fare per mostrare la ricca varietà delle forme di presenza e importanza del corpo nella religione, e che verranno approfonditi nei capitoli che seguono. Si vedrà che non tutte le dimensioni sono ugualmente sviluppate in ognuna delle tre religioni qui considerate, ma il modello di Smart può comunque servire come orientamento, per risvegliare l'attenzione verso le molteplici forme di manifestazione del corpo nelle religioni.
Questo libro non può ovviamente descrivere in modo esaustivo il ruolo del corpo nella religione, e in tutte le religioni. Si è ridotto il campo concentrandosi solo sulle tre religioni monoteistiche, l'ebraismo, il cristianesimo e l'islàm, per limiti di competenza, per la forza delle relazioni che intercorrono tra loro, nonché per il fatto che rappresentano le tradizioni più conosciute, più influenti e più presenti nel contesto occidentale. Si può offrire qui solo un assaggio di un tema vasto e per nulla esaurito, ma l'intento è quello di suscitare curiosità nei confronti della sua complessità: alla fine di questo libro spero di non aver affatto soddisfatto la voglia di sapere di più sul tema e di consultare i testi citati nelle note per una propria ricerca e l'approfondimento. Forzatamente, dovrò semplificare la complessità del tema alla ricerca di un equilibrio tra una presentazione del quadro generale e l'approfondimento di alcuni temi con l'aiuto di studi più specialistici. Le tre religioni monoteistiche saranno trattate una dopo l'altra nella cronologia della loro origine, anche se per molti aspetti la tradizione ebraica e quella musulmana sono più vicine tra di loro che a quella cristiana. Il confronto tra le religioni, la ricerca per differenze e somiglianze, non è il mio interesse primario: questo si potrebbe fare più seriamente solo trattando di alcuni elementi specifici, ma non quando si parla del corpo 'in generale'. Le differenze tra le religioni si faranno poi notare anche nella costruzione della presentazione di ognuna.
Tenendo conto delle tensioni e paradossalità del corpo già indicate, la mia attenzione si concentra tendenzialmente verso i poli della costruzione storico-culturale del corpo - alla quale contribuiscono anche le religioni -, verso la sottolineatura della sua sapienza anche per le verità religiose e spirituali, e verso la sua dimensione sociale; si è scelto questo approccio non perché non si ritengano importanti gli altri poli (il corpo naturale, l'intelletto come soggetto di sapienza spirituale, il corpo individuale), ma perché nei contributi prodotti fino ad ora questi aspetti sono già stati posti maggiormente al centro dell'attenzione. E ora di (riportare in evidenza il fatto che il corpo può essere un elemento attivo di conoscenza di Dio, e di indagare il modo in cui le religioni, come corpi sociali, hanno influenzato i corpi concreti e individuali.

(da: Introduzione, p.20-23)

Gian Lorenzo Bernini, Angelo con la scritta, Roma, Ponte Sant'Angelo

Gian Lorenzo Bernini, Angelo con la scritta, Roma, Ponte Sant'Angelo
foto da: Cristina Bertoldi Geissler, Roma degli Angeli, Roma, Logart Press 2000, p. 142

 

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