Il posto vuoto di Dio
Il senso del libro e semplice da dire. Le donne e gli uomini che ci hanno lavorato e lo firmano, si sono ritrovati più volte, liberamente, per parlare di sé e del mondo nel loro linguaggio abituale ma senza escludere "Dio", come parola e come pensiero. Sembra quasi un gioco. Non ci sarebbe niente di male se lo fosse, ma non è un gioco, i1 loro percorso, infatti, è cominciato da un contrasto serio, che il libro racconta, e contrasti ci sono stati anche nel seguito, insieme ad un certo numero di difficoltà.
Nasce un'ovvia domanda: perché lo hanno fatto, con quali scopi? Non trovo una risposta semplice, da mettere qui, bisogna cercarla nel libro. Il punto sul quale ci siamo trovati d'accordo (anch'io che scrivo ero una di loro), dal primo momento, è quello che ho detto: ci andava bene parlare di quello che ci capitava di essere, vivere, pensare, e di quello che succedeva tra noi, con parole di un vocabolario dove c'era anche la parola "Dio", e con pensieri che non lo escludevano. Non di un gioco si è trattato, ma, se durante la lettura di questo libro, venisse in mente di assistere ad una recita, non sarebbe del tutto sbagliato. Forse il gioco c'entra: in certe lingue, recitare e giocare sono sinonimi. Credo che siamo stati attirati dalla possibilità di liberare la parola "Dio" da presupposti e da usi linguistici che l'avevano spenta. [...]
Nella civiltà religiosa premoderna Dio era normalmente presente nei linguaggi della cultura alta e di quella popolare, così come nelle vite dei grandi e dei piccoli, e quasi tutti credevano nell'aldilà. Da quei tempi ci separa un processo storico che si chiama secolarizzazione. Alcuni hanno cercato un nome anche per il cambiamento vero e proprio, e parlano di disincanto: è finito per noi l'incantesimo di vivere nella comune certezza di un Dio che provvede all'umanità e giudicherà il mondo secondo infallibili criteri di giustizia e bontà. Sto parlando di una peripezia della nostra civiltà, altre ve ne sono per le quali il riferimento al divino continua a rappresentare una dimensione imprescindibile. [...]
Un incantesimo, quando si rompe, è rotto e bisogna farsi venire un'idea, come il principe della fiaba al quale non è rimasto in mano nient'altro che una scarpetta, e si mette a girare la città. Alcuni non vogliono capirlo e finiscono per fare coppia sognante con i loro avversari, i quali pretendono che sia stato tutto e solo un progresso della civiltà. Da qui viene, mi chiedo, la sempre più sterile contrapposizione fra credenti da una parte e non credenti dall'altra.
Forse, non è presuntuoso pensare che questo libro, per una sua strada molto semplice, si ponga sulla scia dell'insegnamento di Thérèse Martin.
Per la seconda volta ho usato l'aggettivo semplice e chiedo di continuare su questo registro. Do per scontato che chi mi legge sia preparata/o a pensare che le cose semplici possono sollevare difficoltà non piccole, come certi venti che qua lisciano il mare e là alzano ondate.
Parlare è la cosa complicatissima che agli umani risulta fondamentalmente semplice. Volendo studiare il linguaggio, analizzare questa o quella lingua e spiegare il processo del suo apprendimento, le scoperte e le questioni si susseguono senza fine. Eppure tutti, nei primissimi anni di vita, imparano a parlare, più facilmente che a camminare. E per questa strada che noi ci siamo accostati alle contraddizioni del nostro tempo. Abbiamo parlato di Dio che è una parola della nostra lingua, lo abbiamo fatto con tutta la competenza e autorità che la lingua stessa dà ai suoi parlanti. La dà ad una, anzi due, condizioni, che essi si riuniscano, almeno tre o quattro, quanto basta per costituire una società, e che sia una società dove si comunica non soltanto né principalmente con i gesti o con le convenzioni o con i soldi. Ma con le parole.
(da: Presentazione del libro di Luisa Muraro, p. 7-9)
Annunciazione , affresco sec. XV (particolare) , Roma, Ospedale Santo Spirito
foto da: Cristina Bertoldi Geissler, Roma degli Angeli, Roma, Logart Press 2000, p. 95
Con questa presentazione intendo far sapere chi sono le amiche e gli amici che si sono impegnati nella ricerca che è approdata a questo libro. Tutti fanno parte di Identità e Differenza, un'associazione nata a Spinea (VE) nel 1988. Siamo donne e uomini e tra noi ci sono molte differenze. Quella fondamentale è che siamo, appunto, donne e uomini. Sembra ovvio, persino banale, in realtà si tratta di una differenza che fa problema e viene sottintesa, svilita, cancellata ... Noi invece vogliamo significarla e quindi cerchiamo ed usiamo parole che la esprimano.
La nostra associazione è nata da alcune donne che amavano la politica ma volevano che fosse più rispondente al loro modo di essere e ai loro desideri e hanno avviato, ospitate dalla Biblioteca Comunale, un laboratorio di ricerca. Una delle prime iniziative è stata quella di aprire il gruppo anche agli uomini e così si è aperto un altro laboratorio. Hanno risposto quelli più distaccati o delusi dalla politica tradizionale e che, anche loro, avevano voglia di praticare una politica che non si riducesse ai rapporti di forza. A questi uomini le donne hanno chiesto, come cosa fondamentale, di riconoscere il fatto della differenza sessuale: una consapevolezza necessaria per poter iniziare un percorso comune, accettando di partire da sé e di curare le relazioni come forma prima della politica.
Identità e Differenza è una rete di relazioni, alcune molto forti, con aspetti anche di amicizia personale, altre centrate su un progetto politico e di ricerca, altre ancora di semplice conoscenza e di condivisione di alcune attività. Tutte però basate sulla pratica dello stare in relazione in maniera non strumentale, con nessun altro fine che la relazione stessa, luogo di comunicazione profonda e sincera.
Partecipano donne e uomini, laiche e laici, politiche e politici al governo della città, religiose insegnanti e con esperienza di governo della propria istituzione, tutti molto eterogenei sia culturalmente che economicamente. Qualcuno ha un tenore di vita piuttosto alto, con belle abitazioni signorili e può permettersi ferie e viaggi, ma i più hanno un reddito modesto e poiché fanno volontariato politico gratuito devono fare sacrifici per sostenere le spese per eventuali spostamenti e soggiorni.
Questa ricerca su Dio è stata utile e importante e ha richiesto dell'impegno a tutti.
(da: Presentazione del gruppo, di Adriana Sbrogiò, p. 11-12)
Marco Cazzaniga è nato ad Arona (Novara) nel 1941, per venti anni prete cattolico in diverse parrocchie della diocesi di Milano; durante gli anni della contestazione ha frequentato l'Università Statale, dove si è laureato in filosofia, e contemporaneamente ha insegnato in alcuni licei milanesi. In seguito ad una scelta di laicità, prima ha lavorato in una Comunità Montana nell'educazione degli adulti promuovendo interventi per lo sviluppo del territorio attraverso il corretto uso delle risorse, poi su un progetto di recupero e inserimento sociale di donne uscite dall'ospedale psichiatrico e dal carcere, e poi ancora come insegnante nella formazione professionale di giovani in cerca di lavoro. Trasferitesi nel Veneto, ha trovato lavoro nella pubblica amministrazione. Con il pensionamento ha potuto dedicarsi con maggior impegno al volontariato umanitario oltre che continuare la ricerca culturale-politica. Convinto che la politica come rapporto di forza va sostituita da una politica intesa come comunicazione, ha individuato un metodo nel pensiero femminile della differenza e nella politica delle donne fondata sul partire da sé e sulla pratica delle relazioni. Dal 1986 vive a Spinea (Venezia) con Adriana, le figlie e i nipoti di lei ed è inserito in gruppi che agiscono nel tessuto sociale di appartenenza. [...]
Luisa Muraro è conosciuta per il suo legame con la Libreria delle donne di Milano, e con la comunità filosofica Diotima dell'Università di Verona. Dai tempi della guerra del Vietnam, quando scriveva volantini da distribuire davanti alle chiese milanesi, ha continuato a praticare la scrittura, in solitario o con altre, come una forma di ricerca che aiuta a vivere e a convivere. Tra i suoi libri: La Signora del gioco (1976, 2006), L'ordine simbolico della madre (1991, 2006), Il Dio delle donne (2003).
Ha un figlio, una nuora e due nipotini. Ha insegnato lettere nella scuola dell'obbligo e filosofia all'università. Da molti anni è in rapporto con il gruppo che fa capo a Marco e Adriana.
Adriana Sbrogiò si dice donna di fede con profondo senso religioso, ma laica e non praticante. Vive a Spinea, è madre, moglie, nonna, amica e anche altro. Ha lavorato come contabile per vent'anni in una società di navigazione a Porto Marghera e poi per dieci nella scuola. Attenta ai temi dell'identità nella differenza e appassionata delle relazioni interpersonali e politiche, si è sempre dedicata a promuovere occasioni di comunicazione e di partecipazione, creando luoghi di ricerca e di confronto, dibattito e scambio, a Spinea e altrove. Convinta che sia possibile trasformare i rapporti fra esseri umani in relazioni di scambio e in amore, cerca di oltrepassare le barriere poste dalle convenzioni e dalle gerarchie, senza attaccarle. Da anni organizza gli appuntamenti annuali di Asolo nella Casa delle suore dorotee, aperti a donne e uomini, sui grandi temi della politica delle donne.
Tilde Silvestri vive da più di quindici anni a Tor Bella Monaca, periferia sud-est di Roma, dove condivide con la sua comunità e con le donne e gli uomini dell'associazione Eutopia, percorsi di autoformazione e di impegno solidale per la trasformazione del quartiere. Suora stimmatina dal 1983 , fa parte del gruppo delle "comunità inserite in contesti marginalizzati"; lavora come insegnante elementare nella zona in cui vive; ha collaborato con la rivista ecumenica "Confronti" e, per oltre un decennio, con la Caritas di Roma. Da alcuni anni partecipa agli appuntamenti di Asolo sui temi della politica delle donne.
Rosetta Stella vive a Roma da sempre anche se la prima aria che ha respirato è stata quella del Salento, essendo nata in provincia di Lecce per volontà di sua madre che, originaria di quella terra, lì ha voluto partorire, assistita dalle "sue" donne.
Laureata in Storia medievale, ha accumulato varie esperienze lavorative, ma da parecchio tempo lavora solo in casa propria. Si ritiene fortunata per questo, visto che la sua compagna di vita da venticinque anni, Luciana Viviani, è in condizione di mantenerla. Oltre che prendersi cura di Luciana, Rosetta porta avanti una ricerca che la appassiona sempre di più sul modo d'incrociare pensiero e pratica della differenza sessuale, che ha incontrato col femminismo sin dagli anni Settanta, con le forme della spiritualità cristiana. È attiva nel femminismo romano, collabora con varie riviste e ha pubblicato tre libri per l'editore Marietti.
Ha conosciuto Adriana Sbrogiò di cui apprezza molto il lavoro fine e costante di tessitura nella politica della relazione tra donne e tra donne e uomini. Purtroppo, ha potuto partecipare solo saltuariamente alle riunioni del gruppo che ha lavorato sui temi di questo libro.
Gelindo Tonon è dirigente d'azienda in pensione, sposato con Eleonora Celeghin, ha due figli. Già sindaco della sua città, Spinea, dal 1995 al 1999. È sempre stato attivo, assieme alla moglie, nel campo religioso, sociale, politico e culturale.
Tutt'ora svolge attività politica a livello provinciale e locale nel partito della Margherita. Ha partecipato per tre anni alle attività di ricerca di Identità e Differenza, confermandosi nella convinzione che il partire da sé e lo stare in relazione sono i capisaldi del vivere bene con se stessi e con gli altri.
Marisa Trevisan è interessata a migliorare la comunicazione femminile, nella sfera privata e in quella pubblica, ha fondato, insieme ad Adriana Sbrogiò e altre, l'associazione Identita e Differenza. Ha collaborato con donne che praticano il femminismo della differenza, al quale aderisce da parecchi anni, e con donne impegnate nelle istituzioni politiche. Ha promosso e si e coinvolta in percorsi di presa di coscienza del proprio essere donna oggi, privilegiando l'attenzione al proprio desiderio di essere, più che al ruolo. Sta terminando il suo lavoro d'insegnante elementare, svolto per trentasette anni, con passione e agio soprattutto quando ha potuto condividere la propria attività e la passione politica con alcune colleghe e, purtroppo più raramente, con qualche collega maschio.
Natalina Zanatta è suora dorotea da più di trent'anni; chiede a Dio di esserlo fino alia morte, quando allora non sarà più necessario. Laureata in materie letterarie, ha insegnato a ragazzi e giovani con tanta passione. Li ha sempre amati e per questo ha conflitto molto con loro. Si e spostata dal suo Istituto per vivere in una comunità spirituale con ragazzi che vengono dal mondo della droga, alcool, prostituzione, carcere. Cerca con loro le misteriose vie dell'amore che risana e che riabilita.
Proclama che amare ed essere amati è l'unica grande impresa che rende felice l'esistenza e che tutto questo ha a che fare con Dio. Dice di essere felice. Non sa come andrà a finire, ma è convinta che finirà comunque in Buone Mani.
(da: Donne e uomini che hanno partecipato, p. 239-45)
Andrea Pozzo, affresco dell'abside (particolare), Roma, S. Ignazio
foto da: Cristina Bertoldi Geissler, Roma degli Angeli, Roma, Logart Press 2000, p. 117
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Collegamenti
- Associazione Culturale "Identità e Differenza"
- Libreria delle Donne di Milano
- Gotquestions.org
- CMC - Centro culturale di Milano
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