Microfinanza. Economia popolare e associazionismo in Africa occidentale. Uno sguardo al femminile

Gruppo 2016
Autore Francesca Lulli
Editore Editori Riuniti, Roma
Anno 2008
Data inserimento 01/07/2016

Attraverso l’analisi delle pratiche di risparmio e credito in alcune aree dell’Africa occidentale, questo testo illustra orientamenti e tensioni proprie di strategie sociali e finanziarie di riproduzione socio-culturale e di lotta alla vulnerabilità. Cosa ci raccontano la microfinanza, l’economia popolare e l’associazionismo, nelle loro coordinate economiche e antropologiche, delle logiche di gestione sociale e simbolica del denaro? Quali le particolarità delle realtà presenti e delle modalità d’uso? Come si è sviluppata la microfinanza nella regione subsahariana, quali specificità riveste in rapporto al ventaglio delle proposte sociali e finanziarie autonome? Senza entrare metodicamente nello specifico delle interazioni fra razionalità istituzionali e non, questo testo mantiene uno sguardo su entrambe, cercando di ripercorrerne le priorità e a volte le reciprocità, attraverso un approccio transdisciplinare che, dove possibile, ne metta in luce le dimensioni sociali, economiche e antropologiche. All’interno di questo percorso un ruolo centrale, tanto nelle esperienze popolari che in quelle istituzionali, viene giocato dalle donne e dalla loro implicazione in un’economia i cui risvolti fondano la riproduzione socio-economica locale e l’espressione di una dimensione paritaria. Le specificità delle loro associazioni si sommano alle altre espressioni della società civile le cui funzioni sociali ed economiche si pongono all’interno del panorama delle risposte endogene alle vulnerabilità e testimoniano del valore e della funzionalità di strategie locali autonome.

Francesca Lulli, antropologa, si occupa da anni di economia popolare, tematiche di genere e microfinanza in Africa occidentale, argomenti sui quali ha pubblicato alcuni articoli. È stata consulente in tematiche di genere e microfinanza alla FAO ed ora collabora con questa qualifica con il Ministero degli Esteri. Presta insegnamento in diversi master e corsi di specializzazione.

(dalla quarta di copertina)

foto da http://www.novaramissio.it/EditorialiMario/NobelDonne.html

 

Quando per la prima volta andai con Cumba ad una riunione di donne, tanto per passare un pomeriggio diverso, “pour rester avec les femmes”, come diceva Sidiki Daff, amico e guida, nonché marito di Cumba, non mi sarei mai immaginata di trovarmi coinvolta in un’esperienza emotiva e conoscitiva cosi profonda.
Mi occupavo di dinamiche di popolamento urbano nella periferia di Guediawaye a Dakar e mi aspettavo da quell’incontro solo delle indicazioni, più o meno generiche, sulle solidarietà locali e di vicinato. Si trattava della riunione settimanale di una delle tontine a cui partecipava Cumba e io le tontine, fino a quel momento, le avevo solo sentite nominare.
Una fila di sedie disposte a cerchio lungo il muro di una corte interna. Mano a mano occupate dalle nuove arrivate, vestite di tessuti preziosi e gioielli, ridanciane tra i saluti e l’attesa dell'inizio delle musiche.
Due ore di danze sfrenate a volume altissimo, di giochi, esibizioni e provocazioni reciproche su cui d’un tratto cade inaspettata la quiete e l’imprevisto appello. Mariama, Cumba, Djenaba e mano a mano tutte le altre partecipanti si alzano, chiamate per nome dalla segretaria. Una ad una le porgono solennemente la propria quota di partecipazione, prontamente segnata su un quaderno e in un rispettoso, quasi assoluto silenzio ritornano al loro posto. Solo la designazione della “vincitrice” e l’attribuzione della somma spezzano la quiete e i rumori, discreti a questo punto, si compongono in un chiacchiericcio orientato al commiato.
Come potevano l’ostentazione dei monili preziosi e della bellezza, quella sensazione gioiosa di competizione e gioco, di espressione libera e al contempo rituale di un’energia fisica sciolta nelle danze trasformarsi d’un tratto nel silenzio riverente delle stesse donne, sedute immobili ora, nell’attesa del loro turno e dell’assegnazione della somma? Come potevano le risa e la concitazione sedarsi all’improvviso di fronte alla circolazione delle banconote, al minuzioso segnare delle cifre e degli ammanchi? E come potevo io sentirmi parte di quella realtà, divertirmi o infastidirmi alle provocazioni altrui [...].
Il mio essere là, donna fra donne, la forza della socialità, del gioco e il valore del denaro si mescolavano improvvisamente dando vita ad una certezza: la pienezza dell’incontro emergeva come il risultato di un’esperienza complessa, economica, sì, ma anche sociale, simbolica e affettiva. Nella contaminazione manifesta delle diverse dimensioni il denaro non appariva più un fatto finanziario e prioritario a senso unico. La pluralità delle formule espressive in cui avveniva la sua epifania ne accentuava il valore relativo. Esso prendeva forza dal contesto.

(da: Premessa: Itinerario di un interesse, p.17- 18)

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