Alberghi storici nell’isola di Capri

Gruppo 2016
Autore Ewa Kawamura
Editore La Conchiglia, Capri
Anno 2005
Data inserimento 01/07/2016

Quando si legge un romanzo ambientato a Capri o una cronaca di viaggio sull’isola, specie tra la seconda metà dell’Ottocento e gli inizi Novecento, vi è una scena usuale in cui all’approdo a Marina Grande i cosiddetti «conduttori» gridano i nomi degli alberghi per cui lavoravano al fine di trovare o accogliere clienti: ancor’oggi questa «usanza» viene conservata anche se i moderni conduttori sono un po’ meno rumorosi e, forse, hanno più stile. Questa tipica scena dell’approdo a Capri la si può leggere già in un romanzo di Gustave Toudouze del 1875: «dieci nomi di alberghi o case mobiliate; venivano gridati quasi come se a Capri non esistesse altra possibilità di abitare: Albergo della Luna! Albergo di Tiberio! Albergo della Croce!». Anche W.S. Maugham descrive, così, la scena di un approdo a Capri agli inizi del Novecento: «...quando dal vapore fummo accolti nelle barchette e fatti sbarcare sulla riva con tutta quella folla di gente vociante che voleva prenderti il bagaglio, e gli incaricati degli alberghi, e le case ammucchiate della Marina e la salita all’albergo...». Ancora, nel racconto di Michajlo Kocjubinskij, del 1912, viene descritta questa scena: «Agili ragazzi degli alberghi, con galloni e costumi nuovi, in attesa del vapore, battono coi tacchi le lastre rosse della strada. Un ragazzo dell’Hotel Royal da una spinta a quello del Pagano, un altro del Faraglioni accende una sigaretta». Alberto Savinio racconta, nel 1926, il ricordo del suo soggiorno caprese: «Proclamano il nome della casa da ciascuno di essi rappresentata. Ascolta: Quisisana!, La Palma!, Tiberio-Palace!, Manfredi Pagano!». Axel Munthe, infine, scrive sull’argomento nel 1930: «È ora di scendere alla Marina per salutare i nuovi arrivati. I cani del Quisisana, del Pagano, e dell’Hotel de France accompagnano solenni i loro facchini fino all’Arco d’ingresso nella piazza».

Gruppo d’infermiere presso l’Hotel Quisisana

Gruppo d’infermiere presso l’Hotel Quisisana
foto da: Ewa Kawamura, Alberghi storici nell’isola di Capri, Capri, La Conchiglia, 2005, p. 264

Da questi simpatici brani, che descrivono un aspetto particolare del turismo isolano, si capisce l’importanza di questa economia a Capri già in quegli anni. In effetti, anche se agli inizi del Novecento l’agricoltura, la pesca, la caccia e la pastorizia erano ancora diffuse sull’isola, il turismo oramai si poteva ritenere di gran lunga la forma economica più forte anche dal punto di vista culturale. Dal 1826, anno della scoperta o riscoperta della Grotta Azzurra, inizia una profondissima trasformazione che porterà Capri ad essere, già agli inizi del Novecento, una delle mete turistico-balneari italiane più importanti con una struttura ricettiva consolidata. Fino alla fine dell’Ottocento, però, non troviamo sull’isola grandi alberghi, a parte il Quisisana che assume le caratteristiche di grand hotel solo all’inizio del Novecento, ma piuttosto piccoli alberghi di tipo familiare gelosi di questa caratteristica, come l’Hotel Pagano. Questo libro si prefigge di analizzare la nascita e lo sviluppo degli alberghi storici di Capri, volendo intendere con questa definizione quelle strutture, grandi o piccole, scomparse o ancora in funzione, che sono sorte dagli albori del turismo a Capri, all’inizio dell’Ottocento, fino al periodo tra le due guerre mondiali.

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