La donne della cattedrale. Storia di occupazioni rimozioni immersioni. Senzatetto, femministe e spazi di libertà a Palermo

Gruppo 2016
Autore Gisella Modica
Editore Villaggio Maori Edizioni, Catania
Anno 2013
Data inserimento 01/07/2016

Nel 2001 il Comitato 12 Luglio, composto in buona parte da donne senzatetto, occupa la Cattedrale di Palermo per rivendicare il diritto alla casa. Il centro sociale Zetalab viene sgombrato per l’ennesima volta e per l’ennesima volta rioccupato.
Mara vive entrambe le realtà: frequenta i corsi di autocoscienza delle Estranee dentro il centro sociale, aiuta le donne della Cattedrale e fa lavoro di quartiere alla Kalsa, alla ricerca della propria dimensione politica e personale. 
“A contare uno-due-tre prima di aprire bocca glielo avevano suggerito le Estranee per non balbettare quando l’assaliva un’emozione. A Mara succede infatti che quando le donne della Cattedrale parlano, è più forte di lei: vorrebbe sedersi sulle loro ginocchia ed abbracciarle, quasi che le parole pronunciate fossero di carne: morbide, rotonde e sensuali”.

Gisella Modica è socia della Biblioteca delle Donne UDI Palermo e della Società Italiana delle Letterate. Fa parte della redazione di Letterate Magazine, rivista online della SIL, e di Mezzocielo, rivista di politica, cultura e ambiente pensata e realizzata da donne. Per Stampa Alternativa ha pubblicato Falce Martello e Cuore di Gesù (2000) e Parole di Terra (Millelire, 2004); per Villaggio Maori Edizioni il racconto Mi dispiace don Fifì (2013). Ha curato Le personagge sono voci interiori. Letture in Scena, in corso di pubblicazione per Villaggio Maori Edizioni.

(dalla quarta di copertina)

Letizia Battaglia, Racconti di mafia

Letizia Battaglia, Racconti di mafia 
foto da: http://bari.repubblica.it

Succede a volte - quando il mosaico della vita si scompone e non si è più quelle di prima- che ascoltare una storia aiuti a ritessere la figura che si è disfatta. A volte siamo noi che le evochiamo, più spesso sono le storie che ci vengono incontro. Una voce sale da dentro e ci avverte che quella storia, o chi la racconta, custodisce il segreto per trovare il bandolo e ricominciare a tessere. Ascoltare una storia infatti rimanda sempre qualcosa di noi.
Non tutte le storie naturalmente, ma solo quelle capaci di risvegliare sensazioni sopite, di commuovere, mettere in moto.
Una storia, o chi la racconta. [...]
La prima volta è capitato alla fine degli anni settanta, incontrando le donne che nel ‘47 occuparono le terre in Sicilia. Rosaria, Adelina, Vincenza, Provvidenza, Concetta, Bernarda: donne tra i quaranta e i cinquanta anni, che al tempo delle occupazioni erano nel fiore degli anni. Raccontavano di terre sognate e mai possedute. Ciò che mi attirava non era solo il racconto, era il tono della voce, il ritmo della frase, l’odore di cibo cotto e di spezie che emanavano i loro vestiti. Le ascoltavo e riaffioravano sensazioni già vissute, immagini del passato si alternavano ad istantanee del presente. Un filo rosso collegava le storie e da lì cominciò un viaggio lungo territori mai prima di allora attraversati, per scoprire la parola segreta che riannodasse il filo tra passato e presente, tra corpo e parola.
La seconda volta accadde nel 2000 con le donne di un quartiere molto antico di Palermo che avevano occupato, per impedirne lo sfratto, un centro per anziani dove da sedici anni si riunivano per tagliare, cucire e parlare. Francesca, Enza, Rosalia, Nunzia, Mimma, Amalia, Laura: donne tra i trenta e i quarant’anni che raccontavano storie del quotidiano intrecciandole con antiche storie del quartiere.
Qualche anno fa l’incontro con alcune giovani che hanno occupato edifici abbandonati all’incuria per trasformarli in “spazi aperti di libertà”, e argomento di questo romanzo. Alessia, Alessandra, Diana, Francesca, Gaia, Giorgia, Ilaria, Lara, Livia, Marta, Natalia, Simona, Valentina: donne tra i venti e i venticinque anni che, spinte dal desiderio di “combattere le ingiustizie” intrecciano la propria storia con quella di Vincenza, Tiziana, Angela, Isabella, Debora, i “senzatetto” di Palermo, sui cui visi si materializzano gli effetti della globalizzazione in atto. Gli stessi che alcune di loro hanno visto sui volti degli immigrati sbarcati a Lampedusa. Gli stessi che hanno sperimentato sulla propria pelle, che ancora brucia, dentro la caserma di Bolzaneto, a Genova. Volevo scoprire cosa di imprescindibile era passato nelle loro vite del femminismo. Mi spingeva forse il desiderio di trasmettere pratiche già sperimentate, esperienze e saperi accumulati. Perché, mi confermò Valentina, «a noi del femminismo non è arrivato niente. È un pezzo mancante di un puzzle che ci aiuterebbe a comprendere».
Tre generazioni di donne che, spinte da bisogni differenti, in differenti contesti storici e culturali, hanno occupato spazi per dare senso alle loro vite.
Storie diverse ma legate da un filo.

(da: Prefazione, p. 7-8)

Alain Volut, Palermo

Alain Volut, Palermo
foto da: «Madrigale», n. 10, 1993, p. 15

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Collegamenti

 

Le donne della cattedrale, copertina
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