La città della cura. Ovvero perché una madre ne sa più dell’urbanista

Gruppo 2016
Autore Annalisa Marinelli
Editore Liguori, Napoli
Anno 2015
Data inserimento 01/07/2016

La città della cura è la città dei corpi nella loro plurale vulnerabilità, con le loro relazioni e la loro fame di bellezza. Le nostre città sono ancora molto distanti da questo traguardo. Quello che manca sembra essere proprio uno sguardo capace di partire da un altro paradigma, un modello che tenga conto delle relazioni che reggono in equilibrio l’integrità della vita delle persone. La cura è il paradigma necessario che offre insieme un punto di vista privilegiato sulla città e un modello di governo capace di operare nella complessità cui quello sguardo apre.
Non può esserci città della cura senza una civiltà della cura condivisa tra donne e uomini; questo testo ha l’ambizione di scindere le competenze della cura dall’idea di “femminile” e dal destino delle donne e vuole far prendere parola politica alla cura. A partire dall’esperienza della cura è possibile dire una parola autorevole sulla città, sui suoi tempi e i suoi spazi, affrontare il progetto urbano con un sapere differente.
Annalisa Marinelli indaga dal 1996 il tema della cura che ha scelto come lente per lo studio della città. La città è la sua passione di architetta, ma anche umana, civica, sociale e politica. Fa tesoro del suo sguardo parziale di donna e pratica la curiosità come la forma più divertente di “cura” verso l’altro, verso il mondo. Per Liguori ha pubblicato anche: La grammatica del quotidiano in “Architetture del desiderio” a cura di Bianca Bottero, Anna Di Salvo, Ida Faré (2011); Etica della cura e progetto (2002).

(dalla quarta di copertina)

Laura Fo, Anna Achmatova: città donna - Collage

Laura Fo, Anna Achmatova: città donna - Collage
foto da: www.margutte.com
info: www.laurafo.com

L’esperienza della cura secolarmente sedimentata nelle competenze femminili e tutt’ora prevalentemente prerogativa delle donne, può diventare un’opportunità per acquisire quello sguardo ormai necessario sulla città. Il sottotitolo un po’ provocatorio di questo libro, facendo riferimento alla “madre”, sembra contraddire la mia convinzione che la cura non sia una competenza connaturata al “femminile” e ad essa consustanziale. Ma la realtà statistica ci dice che, seppure nuove generazioni di uomini stiano facendo propri gli strumenti e lo sguardo che la pratica quotidiana del prendersi cura dell’altra/o regala, l’attività di cura familiare è in Italia ancora per gran parte a carico delle donne. Inoltre, essendo quello degli uomini più “curiosi” un inizio di praticantato in un mondo di competenze da sempre frequentato dalle donne, mi è sembrato più efficace e immediato, dal punto di vista della comunicazione, nominare la madre come titolare principale delle competenze sulla cura. Questo testo ha però l’ambizione di scindere quelle competenze, il modello dello etico-pratico della cura, dal “femminile” e dal destino delle donne. La cura è ciò di cui abbiamo bisogno in quanto esseri viventi (e dunque mortali) sia che si nasca femmine sia che si nasca maschi ed è dunque a vantaggio di tutte e tutti che entrambi i generi siano competenti e dediti alla cura di sé e del mondo.
Non può esserci città della cura senza una civiltà della cura condivisa tra donne e uomini. Perché lo sguardo necessario a costruire la città della cura lo si acquisisce solo con la pratica diretta. Svolgendo il lavoro di cura si percorrono in modo intensivo le strade urbane, si usano i servizi, si tessono le relazioni, si dà senso alle connessioni, si ha consapevolezza della vulnerabilità dei corpi e delle loro istanze particolari. Chi si occupa di lavoro di cura dunque intesse con lo spazio urbano un rapporto forte ma troppo spesso oggi univoco e frustrante; da quello spazio non si sente considerata/o, in quello spazio non trova risposta ai propri bisogni. Si tratta come vedremo non di una categoria minoritaria della popolazione, ma del vissuto della quasi totalità dei cittadini e delle cittadine con forte discapito della qualità della vita di ciascuno/a.
A partire dall’esperienza della cura è possibile dunque dire una parola autorevole sulla città, sui suoi tempi e i suoi spazi, affrontare il progetto urbano con un sapere differente.

(da: Introduzione, p.7-8)

Laura Fo, Anna Achmatova: salice - Collage

Laura Fo, Anna Achmatova: salice - Collage
foto da: www.margutte.com
info: www.laurafo.com

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Annalisa Marinelli, La città della cura
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