Lampedusa. Conversazioni su isole, politica, migranti

Gruppo 2016
Autore Giusi Nicolini (con Marta Bellingreri)
Editore Gruppo Abele, Torino
Anno 2013
Data inserimento 01/07/2016

Giusi Nicolini, esponente di Legambiente, dal maggio 2012 è sindaco di Lampedusa e Linosa. Nel 2013, in rappresentanza della popolazione di Lampedusa, ha ricevuto il Premio internazionale Marisa Giorgetti «per avere aperto ponti e strade mentre altri creavano muri e barriere a difesa della fortezza Europa».
Marta Bellingreri è autrice di storie e reportages, ha vissuto in Siria, Libano, Egitto, Palestina e Giordania. Dal 2012 vive e lavora in Tunisia dopo essersi occupata di minori migranti a Lampedusa e a Roma.

(dalla quarta di copertina)

Lampedusa 2014, Piazza Castello,  Allestimento e installazione de La Porta della Vita

Lampedusa 2014, Piazza Castello, Allestimento e installazione de La Porta della Vita di Colors Revolution e Le Città Vicine

Questo libro è un dialogo con Giusi Nicolini, da maggio 2012 sindaco di Lampedusa e Linosa. Il dialogo non si è svolto solo durante i due giorni di intervista (avvenuta il 12 e 13 luglio 2013). È iniziato da anni e continua. Non è il dialogo con Giusi e basta. Sono le conversazioni con la sua isola, con i suoi concittadini, con i migranti sviluppatesi durante la mia esperienza lavorativa sull’isola e non, con il vento, gli uccelli e il mare di Lampedusa che ci parlano di come è e di come si esprime, di come si racconta quest’isola. Giusi rappresenta perfettamente la realtà della sua isola, […] a soli 23 anni, venne nominata vicesindaco, in un’amministrazione PCI, dal professor Giovanni Fragapane. Dopo l’attentato subito dal suo sindaco, un accoltellamento che lo ridusse in fin di vita, fu proprio lei a reggere il Comune di Lampedusa nel 1984 per alcuni mesi. È questo il periodo di formazione che la porterà via via a resistere […] continua nonostante questo e con tenacia la sua attività, ma soprattutto la sua cittadinanza attiva. Della sua esperienza è sintesi e testimonianza una lettera all’Europa, scritta nel novembre 2012, che ne riassume il senso e che, per questo, introduce nel modo migliore il nostro dialogo: “Sono il nuovo Sindaco delle isole di Lampedusa e di Linosa. Eletta a maggio, al 3 di novembre mi sono stati consegnati già 21 cadaveri di persone annegate mentre tentavano di raggiungere Lampedusa e questa per me è una cosa insopportabile. Per Lampedusa è un enorme fardello di dolore. […] rivolgo a tutti una domanda: quanto deve essere grande il cimitero della mia isola? Non riesco a comprendere come una simile tragedia possa essere considerata normale, come si possa rimuovere dalla vita quotidiana l’idea, per esempio, che 11 persone, tra cui 8 giovanissime donne e due ragazzini di 11 e 13 anni, possano morire tutti insieme, come sabato scorso, durante un viaggio che avrebbe dovuto essere per loro l’inizio di una nuova vita. Ne sono stati salvati 76 ma erano in 115, il numero dei morti è sempre di gran lunga superiore al numero dei corpi che il mare restituisce.
[…] sono scandalizzata dal silenzio dell’Europa che ha appena ricevuto il Nobel della Pace e che tace di fronte ad una strage che ha i numeri di una vera e propria guerra. Sono sempre più convinta che la politica europea sull’immigrazione consideri questo tributo di vite umane un modo per calmierare i flussi, se non un deterrente. Ma se per queste persone il viaggio sui barconi è tuttora l’unica possibilità di sperare, io credo che la loro morte in mare debba essere per l’Europa motivo di vergogna e disonore.[…] Tutti devono sapere che è Lampedusa, con i suoi abitanti, con le forze preposte al soccorso e all’accoglienza, che da dignità di esseri umani a queste persone, che da dignità al nostro Paese e all’Europa intera. Allora, se questi morti sono soltanto nostri, allora io voglio ricevere i telegrammi di condoglianze dopo ogni annegato che mi viene consegnato. Come se avesse la pelle bianca, come se fosse un figlio nostro annegato durante una vacanza.”
Questa è Giusi, il sindaco di Lampedusa e Linosa. […] lottando. Come nel caso di Kamal, che aveva vissuto a Lampedusa per poco più di un mese, nel giugno del 2011. E da cui voglio cominciare questo dialogo: per un segno del destino. Il giorno che sono ritornata a Lampedusa, dopo quasi due anni che l’avevo salutata, ho ricevuto una chiamata da un numero sconosciuto. Era Kamal. Io ero tornata a Lampedusa per intervistare Giusi e dopo quasi un anno e mezzo che non avevo più notizie da Kamal ho ricevuto la sua chiamata, così, per caso, a sorpresa. Adesso vive a Massa e mi ha chiesto di salutare Giusi, la prima cittadina dell’isola.

(da: Introduzione, p. 11-14)

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