Memorie operaie. Vita, politica e lavoro a Milano, 1940-1960

Gruppo 2016
Autore Giuseppina Garigali
Editore Franco Angeli, Milano
Anno 1995
Data inserimento 01/07/2016

Il lavoro di Giuseppina Garigali si inserisce in quel filone di ricerche che hanno utilizzato la memorialistica orale con l’obiettivo di individuare e descrivere, anche attraverso l’uso di interviste, le componenti della cultura operaia.
Questo studio ricostruisce infatti le vicende, i caratteri, i valori e la mentalità di una generazione operaia: quella che ha lasciato un’indelebile impronta nelle fabbriche dell’area milanese nel secondo dopoguerra. Utilizzando direttamente ampi stralci di testimonianze l’autrice è pervenuta alla stesura di un racconto corale, che narra la straordinaria esperienza di maturazione umana e civile della generazione politicamente attiva fra gli anni della Resistenza e quelli dell’immediato dopoguerra.
Il volume è nato a partire dall’ascolto di un campione significativo di interviste rilasciate da ex militanti operai ed archiviate presso il Centro ricerche Giuseppe Di Vittorio. Questo ampio fondo di memorie orali conserva testimonianze rilasciate da funzionari, militanti e lavoratori della Lombardia.

Giuseppina Maria Katia Garigali (Milano, 1964) ha studiato presso l’Università Statale di Milano, dove si è laureata in Storia. Ha collaborato alla stesura di varie voci di «storia d’impresa» per il Dizionario di Storia e Storiografia edito da Bruno Mondadori (1993).

(dalla quarta di copertina)

Cartiera Centrale di Fabriano. Rilegatura della carta da bollo (1926)

Cartiera Centrale di Fabriano. Rilegatura della carta da bollo (1926)
foto da: Le cartare di Fabbriano. Società donne lavoro nei tempi della città della carta, p. 323

L’origine della presente ricerca risiede nella proposta di utilizzo di un fondo costituito da testimonianze orali, rilasciate da esponenti del movimento sindacale e operaio milanesi e archiviate presso l’Associazione Giuseppe Di Vittorio di Milano. Le interviste di cui è composto il fondo comprendono le testimonianze di sindacalisti di varie generazioni: il progetto iniziale di studio verteva sull’idea di selezionare gli intervistati su base anagrafica, per documentare quelle che erano state la vita e le modalità di militanza della Fiom milanese negli anni ‘50. Tuttavia dall’ascolto delle testimonianze è emersa, confermata in particolare per i sindacalisti comunisti, quella prevalenza dell’identità partitica sull’identità sindacale […] all’esperienza di organizzazione di quegli anni, il periodo che va dal 1945 a tutti gli anni ‘50 può essere infatti definito quello delle “speranze extra-sindacali”: le speranze di miglioramento sociale di molti lavoratori (sul posto di lavoro e fuori) furono riposte, in particolare, nelle prospettive di cambiamento politico perseguite dal Pci, che egemonizzò la Cgil fino alla rottura dell’unità sindacale e anche oltre. Accornero utilizza questa definizione con un’estensione temporale più breve, limitandola agli anni 1943-1953: le interviste rilasciate portano invece a pensare che questa espressione possa essere estesa, a ragione, ad un lasso di tempo più ampio.
Fu grazie all’esistenza di tali “speranze” che gli operai comunisti, perseguitati nell’Italia di Scelba, trovarono la forza di resistere al clima di intimidazione e repressione messo in atto, contro di loro, nelle fabbriche. Essi resistettero, pur pagando di persona prezzi molto alti, proprio perché animati da speranze di modificazione del quadro politico complessivo, in un’ottica che non è eccessivo definire di mutamento palingenetico della società.
Partendo da tali premesse il taglio della ricerca è stato modificato. […]
Finalità della ricerca è stata dunque quella di indagare la formazione culturale e politica, le spinte motivazionali all’agire, le aspirazioni e le speranze del “terzo elemento” individuato da Gramsci, di quei “quadri intermedi” che, provenienti dalla base operaia, con essa hanno sempre mantenuto un forte legame, riuscendo così a tradurre in atti politici le strategie formulate dalla dirigenza del partito. Si è cercato, cioè, di non fermarsi alla mera narrazione della vita intima del Partito comunista italiano e di indagare non tanto le polemiche ideologiche attraverso cui si è formato «il suo programma e la sua concezione del mondo e della vita», quanto l’intreccio «tra la “grande storia” (delle istituzioni, delle politiche, delle ideologie) e la storia più quotidiana dell’esperienza lavorativa e umana della fabbrica in cui si esprime il sostrato del mondo e della cultura operaia». […]
Le interviste sono quindi state utilizzate «tutte assieme per momenti storici e non per singole individualità», con l’intenzione di descrivere «forme di personalità collettive».
Il risultato che si è cercato di conseguire è stato quello della stesura di un unico racconto corale in cui confluissero i vari ricordi dei protagonisti, proprio perché tutti sottesi da un comune vissuto generazionale. Si osserverà che le testimonianze di alcuni intervistati ricorrono più di frequente di quelle di altri: il motivo di ciò è semplicemente legato alle doti di narratore di ogni singolo testimone. Si e tentato cioè di valorizzare quei racconti di particolare pregio per la loro ricchezza narrativa, anche se tutte le interviste «hanno fornito spunti di rilevante interesse» e «la loro qualità prescinde (...) dall’importanza del ruolo ricoperto dal testimone in quegli anni».
La ricerca è stata strutturata in tre capitoli che, su base cronologica, delineano la formazione e l’agire dei testimoni presi in considerazione: partendo dall’analisi delle loro prime forme di antifascismo istintivo, si arriva alla descrizione della militanza nelle fabbriche del dopoguerra, passando attraverso l’esperienza della Resistenza e dell’episodio pre-insurrezionale dell’attentato a Togliatti. Le interviste ascoltate hanno immediatamente rivelato la ricchezza e la potenzialità delle “fonti orali”. […]
La ricerca qui presentata può anche essere definita come una ricostruzione “dall’interno” di una parte di storia recente del Pci milanese. Si parla di una “storia dall’interno” perché oggetto di una riflessione storica sono stati, come già ricordato, la cultura, le aspirazioni, il vissuto di tanti militanti operai che hanno costituito l’anima dell’azione del Pci a Milano in quegli anni.
A differenza di altre ricerche questa è basata sull’ascolto e sull’utilizzazione di un corpo di interviste già esistenti. Le interviste, infatti, sono state raccolte, per conto dell’Associazione Giuseppe Di Vittorio, da Giuseppe Granelli, il ben noto protagonista del libro di Manzini Una vita operaia, ex operaio della Falck ed ex militante della Fiom, che oggi collabora con l’Associazione Di Vittorio. […]
Nel corso della ricerca si è cercato non solo di mettere in costante relazione le informazioni che si ricavavano dall’ascolto del materiale orale con altre ricerche condotte con lo stesso tipo di metodologia, ma anche di utilizzare, laddove fosse possibile, come ulteriori fonti e riscontri alcuni numeri di giornali di fabbrica, rivelatori anch’essi, pur in forma più mediata dall’ideologia, del vissuto e, comunque, della mentalità operaia.

(da: Introduzione, p. 9-18)

Operaie della Siemens

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foto da:http://ipensieridiprotagora.blogspot.it

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