«Leggendaria. libri, letture, linguaggi», n. 112, luglio 2015

Gruppo 2016
Anno 2015
Data inserimento 01/07/2016

Neapolitan: napoletano/napoletana ma anche “di”, “da”, “su” Napoli: di questo parliamo nel nostro corposo Tema, vale a dire di una città e di chi la racconta. Scritture diverse, modalità differenti, a volte ossimoriche. Perché Napoli è un città-mondo che non ce la fa a tenere sotto un’unica etichetta il molto, a volte il troppo che produce: realtà e finzione, mito e miserie, immagini, gesti, percorsi ma anche illusioni, abbagli, vicoli ciechi. Leggere il neapolitan può sembrare semplice ma non lo è: la città con le sue stratificazioni, i suoi interstizi, il sotto e il sopra, la luce e l’ombra, la razionalità e il mistero, è la rappresentazione quasi paradigmatica della complessità metropolitana e post-post-moderna. E dunque anche nel nostro Tema - curato da Anna Maria Crispino e Maria Vittoria Vittori - i molti fili si intrecciano, i personaggi/le personagge cambiano nomi e volti, i luoghi si moltiplicano.

(da: Editoriale, p. 4)

 

Neapolitan, sostantivo e aggettivo, come “napoletano” d’altronde. Ma da quando la quadrilogia di Elena Ferrante è stata ribattezzata negli Stati Uniti “Neapolitan Novels” incontrando un successo di critica e di pubblico senza precedenti, la forza di un’etichetta è tornata a risaltare con grande evidenza: c’è qualcosa, ci sono alcuni/e, che hanno un marchio di fabbrica, un brand, un logo: quel qualcosa, quegli alcuni/e, è, sono, Neapolitan. […] pochi luoghi al mondo come Napoli sono il risultato di un processo storico millenario che ha accumulato strato su strato civiltà e popoli, lingue e costumi, metabolizzando le diversità in un composto che non ha eguali. Irriducibili? Non proprio: più dotati di capacità di adattamento, dopo fiammate di rivolta sempre fallite, con uno spirito filosofico che cuce e intreccia razionalità e superstizione, religiosità e vitalismo pagano. Incorruttibili certamente no: la corruzione scorre nelle vene della città, ha il
sapore del cibo guasto e l’odore del marciume. Eppure, è al tempo stesso humus fertilizzante di una creatività diffusa, artistica ed esistenziale. […] Sempre apparentemente sull’orlo di un baratro, Napoli mette in campo doti massicce di resistenza, anzi di resilienza. La “città porosa” - che convive con le infiltrazioni che ne modificano continuamente i tratti - la “capitale mittelmediterranea” che è specchio rovesciato di un universo-mondo che si vorrebbe arroccato nei suoi privilegi e nelle sue miserie tutte occidentali, la Partenope greco-romana - dove il mare si che bagna Napoli! - ma che non si lascia soffocare dal barocco magnifico e mortifero, ecco questa città non smette di raccontare e raccontarsi nelle sue molte facce.

(da: Neapolitan a cura di Anna Maria Crispino e Maria Vittoria Vittori, p. 7)

Riecco la tentazione di formulare la domanda antica almeno quanto l’Italia unita: perché così tanti a Napoli? E perché poi nessuno si sogna di tracciare appartenenze del tipo “scrittori milanesi”, o anche per esempio “scrittori romagnoli”? perché la definizione di “scrittore napoletano” diventa un contrassegno di riconoscibilità assoluta, una specie di marchio DOC […] sfida alla realtà, producendo una segreta, interiore attitudine a misurarsi con essa, a superarla surclassandola, dal momento che qui la realtà è scandalosa e sembra sempre voler superare l’immaginazione. Così avviene forse che quest’ultima finisca per ingaggiare una gara di emulazione con un reale sempre più incredibile, finché una scandalosa creatività - e non il discorso pubblico - finisce per rivelarsi la dimensione espressiva più adeguata della città. […] sulla scena letteraria “di”, “da” e “su” Napoli tornano a farla da padroni fabulae in cui la dimensione di realtà cede il passo a impianti estrosi e fantastici, in cui spesso il gusto del bizzarro e dell’insolito è strumento privilegiato per aprire la strada all’ignoto, all’onirico e, per il loro tramite, alla conoscenza umana. Beninteso, il percorso non è quello di più o meno consapevoli “fughe dalla realtà”, ma nasce da un meccanismo più complesso che ha a che vedere con un forte bisogno di affermazione d’identità e coinvolge la lingua napoletana, assumendo le sembianze di codice di un teatro linguistico in cui l’italiano sbiadisce per essere sopraffatto da un idioma modulato in pulsazioni verbali fluide e forti, come materia viva che scorre nelle pagine.

(da: Titti Marrone, Una scandalosa creatività, p. 6-7)

Mostra degli scatti dei vicoli di Napoli di Ernest Pignon-Ernest
Mostra degli scatti dei vicoli di Napoli di Ernest Pignon - Ernest
foto da: http://www.arcinapoli.it

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