Stein Paris

Gruppo 2016
Autore Anna Maria Verna
Editore Luciana Tufani Editrice, Ferrara
Anno 2014
Data inserimento 01/07/2016

In questo libro, biografia e saggio critico nelle stesso tempo, rivivono la persona e l’opera di una scrittrice che è stata un mito nella Parigi tra le due guerre. Più ammirata che letta, per la qualità fortemente innovativa della scrittura che usa le parole per il loro suono e per il ritmo che conferiscono alle frasi, Gertrude Stein ha trovato in Anna Maria Verna una lettrice e una critica che sa restituire il senso della sua ricerca stilistica.
«Gertrude Stein si costruì una tecnica molto varia, a seconda dei periodi e dei progetti di scrittura. Le sue scelte stilistiche furono sempre precisamente pensate e perseguite, anche se non sempre esplicitate. Voleva che la bellezza, la musicalità non dovessero essere la causa dei sentimenti e nemmeno la materia della sua prosa e della sua poesia. Nemmeno i sentimenti stessi dovevano essere la causa della sua prosa e della sua poesia.»
La ripetizione è una delle modalità della scrittura steiniana che più ha sconcertato critici e lettori e per cui è più ricordata.
«Nei suoi scritti Gertrude è presente ovunque, la sua opera costituisce una completa autobiografia non solo nei testi esplicitamente auto-biografici. Il suo è un genere autobiografico inconsueto, con una voce solista ma di impianto corale dove i tutti convocati rimangono ognuno e ciascuno. Ripercorre gli eventi attraverso incontri, situazioni, emozioni quotidiane. Non costruisce teorie, non mette in moto grandi principi e non vuole affermarne alcuno astrattamente. Racconta la vita di ogni giorno, gli oggetti di ogni giorno, il pensiero e la riflessione di ogni giorno su ciò che accade, su ciò che si guarda e si tocca, giorno dopo giorno. Il modo di essere degli altri e i loro modi di vita senza superiorità o inferiorità, con la genialità della scrittura.»

Anna Maria Verna, già docente di Storia delle donne presso la facoltà di Scienze politiche dell’università di Torino, è autrice di numerose opere nel campo degli Women’s Studies.
Nell’ambito di questo tipo di studi ha pubblicato: Donne e cultura, con un’intervista a Simone de Beauvoir (1977); Autonomie politique du féminism italien in «Les Temps Modernes» (1978); Patriarcato e potere nel pensiero politico di Thomas Hobbes e John Locke (1982), Jean-Jacques Rousseau e la nascita del “maternage”(1988); Alterità. Le metamorfosi del femminile da Platone a Lévinas (1990); Donne del Grand Siede (1994); Simone Weil. La provocazione dell’intelligenza (1999); Sara Kofman: le seduzioni del doppio (2003); è autrice della voce “Patriarcato” in Glossario. Lessico della differenza (2007).

Con le edizioni Tufani ha già pubblicato Utopia e femminismo (2009) e Passioni, un saggio su Virginia Woolf, Vita Sackville-West, Marguerite Yourcenar (2011). Vive tra Torino e Parigi.

(dalla seconda e terza di copertina)

Gertrude Stein e Alice B. Toklas
Gertrude Stein e Alice B. Toklas
da: Legendary lovers Gertrude Stein and Alice B. Toclas (Advocate.com)

Parigi è stata la città di elezione di Gertrude Stein, quella in cui si è sentita libera di esprimersi e di seguire le sue passioni.
Convinta del suo genio, Stein non è scesa a compromessi e ha creato uno stile letterario innovativo anche se ostico. Intraducibile, la qualità dei suoi scritti sta nel suono delle parole e nel ritmo che il modo di accostarle imprime alle frasi.
Sedotta dalla personalità della scrittrice, Anna Maria Verna mescola in questo saggio «biografia e analisi dei testi facendo rinascere e amare una scrittrice originale e una donna generosa, litigiosa e affascinante.

(dalla quarta di copertina)

Gertrude Stein era molto simpatica. Una sua cugina Bachrach di Baltimora ha descritto Gertrude ragazza come robusta ma con un viso avvenente, dall’intelligenza viva, originale tanto nelle idee quanto nelle maniere, dall’umorismo devastante che si attirava immediatamente la simpatia di tutti, uomini e donne, bambini e cameriere tedesche, lavandaie nere, persone incontrate per caso durante una passeggiata. Ascoltava con attenzione le persone, chiunque fossero, era interessata alle loro storie e alla loro maniera di raccontare, sapeva entrare in relazione con chiunque e possedeva la favolosa capacità di ottenere soccorso nei casi di emergenza. Gli aneddoti relativi all’offerta di servigi da parte di persone mai incontrate prima sono numerosissimi. Gli chauffeurs delle auto altolocate della rue de Rivoli, di place Vendome, i soldati nelle strade di fango della Francia in guerra, signori gentili sulle strade della California, tutti l’aiutavano a trarsi d’impaccio se la sua automobile era in panne. Quando durante il primo freddo inverno del primo conflitto mondiale il carbone venne razionato, Gertrude, che non voleva mandare la sua cameriera a ritirare uno dei sacchetti di coke distribuiti per strada, uscì lei stessa e si presentò al vigile di quartiere addetto al compito. Vi conosciamo, disse lui, e le diede il carbone, poi ogni volta andò lui stesso a casa della Stein dove si rese utile, anche per una serie di altri servigi. « La gente - diceva - è sempre stata gentile con me perché sono simpatica e perché sono profondamente democratica. Mi vengono in aiuto perché non do l’impressione di sapermela sbrigare, ma sono di buon umore e democratica, tratto uno come l’altro e so esattamente ciò che mi serve. Se voi siete così le persone si fanno in quattro per voi. La cosa importante è che dovete avere voi stessi profondamente il senso dell’eguaglianza.»
Geltrude Stein amava cantare […]
Nell’ultimo articolo mette in relazione la progressiva mancanza di libertà delle persone con l’aumento dell’organizzazione. All’inizio del XVIII secolo, quando tutto era sotto la dominazione feudale e religiosa, il desiderio di libertà individuale era prioritario e così vi furono le Rivoluzioni inglese, americana e francese. Successivamente si cominciarono a inventare delle macchine e iniziò l’organizzazione delle fabbriche e dei lavoratori e più l’organizzazione avanzava più il mondo voleva essere organizzato. Ai giorni nostri, siamo organizzati fino al punto di volere che qualcuno pensi al nostro posto. È la fine logica dell’organizzazione che sta finendo. Il XX secolo vive la fine dell’organizzazione e forse in futuro si ricomincerà a ricercare la libertà e si tornerà a coltivare la terra. […]
La scrittura è stata per Stein il lavoro di tutta una vita. Dal 1903 - quando ha scritto Q.E.D. e iniziato The Making of Americans, scritto Three Lives - al 1946 quando completò il suo ultimo lavoro, The Mother of Us All, non smise di scrivere con diversi stili e tanti generi: word portraits, prayers, racconti per bambini, poemi, plays, conferenze, autobiografie, diari, lettere. Anche una deliziosa operetta per Agnès Capri, attrice e cantante molto nota nei locali di Saint Germain (il più noto fu il Tabou) che ebbe la sua cave, Le Capricorne, in rue Molière. Il testo Les superstitions (1939) era formato da quattro monologhi, il ragno, il cuculo, il pesce rosso e i nani. Non venne messo in scena benché avesse entusiasmato Capri e il musicista che doveva preparare la partitura, ma inserito successivamente nell’ultima versione di Ida.
Nei suoi scritti Stein è presente ovunque, giubilante o disperata, ironica o irridente, soddisfatta di sé e del proprio lavoro o in profonda crisi identitaria in quanto scrittrice. Così, in modo da non sembrarlo, la sua opera costituisce una completa autobiografia.

(da: p. 11-12, 17 e 23-24)

Pablo Picasso, Geltrude Stein, 1905-06, New York, Metropolitan Museum of Art
Pablo Picasso,
Geltrude Stein, 1905-06, New York, Metropolitan Museum of Art
da: http://artseverydayliving.com 

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