Racconti di case. Il linguaggio dell’abitare nella relazione tra generi e generazioni
La casa è una sorta di pelle, come questa definisce i confini del corpo, la casa segna gli spazi del privato, la possibilità di essere dentro a dei confini personali, di essere e di vivere. È un luogo di approdo, un molo cui attracchiamo la nostra nave di ritorno dai viaggi, la bitta cui si assicura la barca nel porto entro il quale ci fermiamo.
Le case contadine avevano grandi spazi comuni e scarsi spazi dei singoli; era più il luogo del riposo dal lavoro dei campi che uno spazio da vivere, spesso senza bagni. Poi le case sono diventate condomini, con lunghi corridoi su cui si affacciavano le singole stanze, come le città con i suoi uffici: divise per funzioni e per età. A poco a poco le case si sono ampliate, si è dilatato lo spazio dei singoli membri: una stanza per figlio, a volte un bagno per stanza. I servizi sono diventati il vanto della casa, i designer delle cucine, i bagni fitness, le saune, le vasche con l’idromassaggio ci hanno parlato di una città opulenta, di nuovi ricchi, di case dove si vive al singolare. Le case sono pensate e organizzate, più che per famiglie, per una somma di singoli che hanno spazi diversificati, bagni personalizzati, cabine armadio individuali. Le nostre case sono piene di oggetti, e continuiamo a comprarne. Le case rispecchiano il senso del soggettivo che permea la nostra società: i monolocali sono il frutto di questa tendenza al vivere da soli i propri spazi. (p. 16)
[…] Rosangela Pesenti ha voluto fare un viaggio nelle case degli altri, nei loro angoli silenziosi e nelle sale mostrate, alla ricerca dei significati che i suoi abitanti attribuiscono a questo spazio, testimone delle loro vite e dei loro cambiamenti. La ricerca, durata alcuni mesi, l’ha vista coinvolta in una relazione con tutti i membri delle famiglie oggetto dell’indagine, e nel racconto che ognuno di loro ha fatto, attraverso un temario specifico, per cogliere i depositi di esperienza, le funzioni e gli eventi. È stato un percorso difficile nell’intimità degli altri, nei loro diversi sguardi: il punto di vista delle donne, la loro fatica quotidiana per l’ordine, la loro ricerca di spazi personali; il punto di vista dei bambini, spesso molto diversa, per uso e funzione, di quella dei grandi; il punto di vista degli uomini, più sfuggente, più distaccato e funzionale. La casa diventa così un mosaico di percezioni distinte, un coagulo di emozioni: i dolori, gli affetti, la malattia, la gioia.
La casa è certamente il luogo in cui si elaborano i primi modelli culturali, la concezione dei ruoli sessuali, le relazioni familiari: eppure difficilmente è stato oggetto di analisi antropologica. Più spesso pensiamo all’etnografia urbana come analisi della città, delle sue relazioni interne, dei soggetti che vi si muovono, tra spazio pubblico e spazio privato. Analizzare le case, attraverso la narrazione dei suoi abitanti, è un processo che parte dai fondamenti stessi della nostra relazione con lo spazio, dalla base del nostro stare nel mondo, per cogliere le micro complessità che quel mondo comporta per ognuno di noi.
(da: Presentazione, La casa come narrazione di Fiorella Giacalone, p.19)
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foto di Pippo Consoli (da: Passeggiata letteraria sulle tracce di Maria Messina, 14-15 giugno 2014)
info: Società delle letterate: Passeggiata letteraria, Maria Messina)
Ho scelto di indagare il modo in cui gli ambienti, dentro i quali si strutturano le relazioni tra donne e uomini, adulti, e i figli, cosiddetti minori, veicolano i messaggi relativi alla costruzione dell’identità e in particolare del genere di appartenenza, chiedendo di entrare nelle case di dieci famiglie abitanti nel mio stesso territorio
Ho circoscritto l’indagine alla convivenza tra coppie genitoriali tradizionalmente definite (padre e madre) e figli prevalentemente in età scolare (dai tre ai diciassette anni), nel territorio in cui abito, dove la casa è anche un visibile status symbol, oggetto d’investimento e appartenenza al territorio stesso. Le domande iniziali erano molte:
• Come si depositano nella casa, tra spazi e oggetti, le relazioni tra gli individui-abitanti in continuo mutamento?
• In che modo la strutturazione degli spazi da parte degli adulti determina il modo di muoversi dei piccoli nel ritmo degli adempimenti quotidiani e delle relazioni interne alla famiglia?
• In che modo spazi e oggetti diventano indicatori-educatori d’identità, definendo i percorsi quotidiani dei corpi, modellando gesti e movimenti?
• Qual è il rapporto tra il dentro e il fuori immediatamente adiacente, vicino, contiguo?
Quale rapporto si costruisce tra l’essere abitante e l’essere cittadino/a?
• II lungo e complesso percorso di emancipazione delle donne come si deposita nella casa? Come s’intrecciano potere di definizione degli spazi, cura e manutenzione quotidiana?
• In che modo spazi e oggetti traducono i messaggi identitari dai genitori ai figli/figlie e viceversa?
• In che modo la definizione degli spazi, la tipologia degli oggetti e il loro uso incidono sulle abitudini e sui comportamenti?
• Quale idea delle relazioni famigliari emerge, quale idea dei ruoli genitoriali e filiali, della trasmissione tra le generazioni, quale valore viene attribuito alle pratiche di manutenzione della casa, quale significato assumono spazi e oggetti per i due generi?
• In che modo si depositano nella casa i mutamenti relativi alle identità maschili e femminili?
Non ho trovato tutte le risposte, ma molte tracce per nuovi possibili percorsi di ricerca.
Ho rielaborato gli appunti dell’incontro con ogni casa costruendo una cornice narrativa, che potesse contenere e illuminare il senso delle interviste, necessariamente parziali.
(da: Introduzione-Indagine, p. 26-27)
Cos’è la casa?
A questa domanda, posta in un contesto comunicativo informale, la maggior parte degli interlocutori risponde con parole che afferiscono all’area dei bisogni affettivi, come calore, intimità, libertà, compresi quelli più arcaici e profondi di protezione e identità.
La casa quindi è percepita immediatamente nella sua interiorità, nell’essere quello spazio che istituisce un confine tra le relazioni interne ed esterne, un confine che definisce l’identità dell’abitante come appartenente ad un certo sistema relazionale, di cui la casa stessa sembra costituente e garante.
(da: La casa come luogo della complessità, p. 29)
Rosangela Pesenti nata nel 1953, […] insegnante di Storia e Letteratura nelle scuole medie, counsellor Professionista e Analista Transazionale [...]. Si occupa come formatrice dei temi dei cicli della vita, del disagio, della gestione non violente dei conflitti, della differenza e identità di genere, dell’abitare, della storia politica delle donne […]. Ha pubblicato nel 1998 un romanzo Trasloco e varie ricerche di storie delle donne anche in volumi collettanei: Volevamo cambiare il mondo, ed. Carocci; Donne manifeste, a cura di Maria Ombra, Il Saggiatore; Donne disarmanti a cura di Monica Lanfranco e Maria Di Rienzo, ed. Intra Moenia; La rosa d’inverno ed. Punto Rosso; Donne e Politica a cura di Alberto Zatti, Rubbettino Università. Socia fondatrice di I.T.A.C.A; redattrice della rivista «Marea», dirigente nazionale dell’Unine Donne in Italia.
(dalla terza di copertina)
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Collegamenti
- Rosangela Pesenti
- Racconti di case fra generi e generazioni
- La casa siamo noi. l'ultimo libro di Rosangela Pesenti
- vai alla teca Memorie dei luoghi attraversati da donne
