Donne giovani Europa

Gruppo 2017
Autore Amelia Cortese Ardias
Editore Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli
Anno 1993
Data inserimento 18/05/2018

Questi interventi sono legati dall’organicità sostanziale non già dei temi affrontati, di certo diversi e diversificati, ma dell’ispirazione. Anche qui si sente l’autenticità forte di una personalità che, prima di ogni altra cosa cerca se stessa, vuol capire se stessa ed essere in pace con sé. Così l’interesse per la condizione femminile, osservata nelle sue determinazioni e difficoltà sociali, non è solo espressione del politico che ragiona un problema rilevante. C’è anche la ricognizione delle regole di comportamento della donna impegnata in politica che non vuole perdere il proprio «femminino» e non vuole omologare la propria diversità in un’arrabbiata — e perciò acritica — rivendicazione di parità destinata a risolversi in un’astratta eguaglianza formale e non sostanziale. Tutto ciò si riassume in una speranza, la speranza d’Europa come patria materiale non solo più ampia ma quale luogo ideale del rispetto e della realizzazione del pluralismo (culturale e sociale), secondo un antico principio del liberalismo classico che non ha perduto la propria attualità.

(da: Prefazione di Fulvio Tessitore)

Amelia Cortese Ardias, giornalista pubblicista, ha ricoperto nel corso degli anni numerose cariche pubbliche presso l’amministrazione comunale e provinciale di Napoli e presso la Regione Campania. Dall’aprile ‘93 è Assessore dell’Urbanistica, Politica del Territorio, Beni Ambientali e Culturali. È membro di numerose associazioni a carattere sociale e culturale; è inoltre Vicepresidente della «Fondazione Guido Cortese» e dell’AICCRE (Consiglio dei Comuni d’Europa). Tra le sue numerose pubblicazioni si ricordano i volumi: Attualità dell’azione politica per il Mezzogiorno, Guido Cortese, un liberale moderno, Il concreto quotidiano, Politica in positivo.

(dalla quarta di copertina)

foto da: www.educational.rai.it

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Il tema della nostra conversazione è di grande attualità nella sua impostazione generale, perché coinvolge tutta la società, la famiglia, il lavoro e nell’ottica che ci tocca più da vicino, il Sud, dove le crisi, le tensioni sociali, economiche e culturali, si presentano più dirompenti, più capaci di lacerare il tessuto sociale.
In questo quadro va vista la condizione femminile che se contiene in sé una ampia tematica irrisolta a livello mondiale e nazionale, si trova a fare i conti con la realtà meridionale.
Non possiamo quindi partire da un modello unico, da una società campione. La libertà, l’autonomia sono profondamente diverse per le donne, a seconda del contesto in cui esse lavorano e vivono.

Femminismo

Io credo che sia inutile ripercorrere le tappe della storia del femminismo, che affonda le sue radici ormai in una battaglia durata un secolo e che ci ha coinvolti tutti, nei modi e con gli strumenti a ciascuno più congeniale.
Il femminismo, ha agito come bandiera, come pungolo, ed ha svolto nella storia umana e sociale un ruolo di grande importanza. Si può dire che è stato il battistrada che ha aperto la breccia attraverso la quale sono passate le leggi più importanti per la condizione femminile.
Ha fatto scoprire alla donna di «essere persona», soggetto non soltanto identificato nel nucleo familiare e nella retorica corrente. Si è instaurato un rapporto diverso della donna con tutti gli interlocutori familiari e sociali che l’avevano vista per secoli in condizioni di minoranza, di subordinazione o di emarginazione.
Ricordiamo per un attimo e a flash, le tappe fondamentali sul piano giuridico:

Leggi

- divieto di licenziamento delle lavoratrici per causa di matrimonio (1963), ammissione della donna ai pubblici uffici e alle professioni (1963), tutela delle lavoratrici madri (1971), disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio (1.12.70), legge del divorzio (1974), riforma del diritto di famiglia (19.5.75), parità tra uomo e donne in materia di lavoro (9.12.77), tutela sociale della maternità e sulla interruzione volontaria della gravidanza (1978), abrogazione della rilevanza penale della causa d’onore (5.8.1981). E vanno anche ricordate le leggi per gli asili nido (29.11.77) e per i consultori (29.7.75), per le quali però si dovrebbero dire molte cose circa la loro inadempienza.
È stato un itinerario giuridico che ha avuto le sue conferme nei referendum sul divorzio e sull’aborto, che hanno smantellato una concezione arcaica del Codice Rocco.

Parità

Il grande dibattito oggi, a livello mondiale e nazionale - e in particolare per il Sud - è dunque quello sulla parità di opportunità tra uomo e donna.
In sostanza, sono tutti consapevoli che la L.903 sulla parità è applicata male e recentemente presso il Ministero del Lavoro è stata costituita una Commissione per la parità, come è già avvenuto nei Paesi della Cee.
La Commissione Europea, in particolare, vigila sulla applicazione delle direttive comunitarie, in materia di parità di trattamento tra uomini e donne, e propone la revisione delle legislazioni differenziate.
Inoltre, sono in preparazione norme complementari ed estensioni a nuovi settori, come la sicurezza sociale, i problemi fiscali e alle lavoratrici autonome agricole.
Io desidero sottolineare che il discorso della parità, e quindi la battaglia della promozione di questa parità, che è battaglia di dignità e di giustizia, risponde alle esigenze della società intera ed è determinante, se consideriamo possibili i rischi di involuzione e di restaurazione che ogni crisi comporta.
L’attuale crisi del mondo che è politica, economica e sociale, non può trovare eque soluzioni se non in un ampio progetto di sviluppo di «qualità della vita», se non vogliamo che ne paghino il prezzo più alto i più deboli e i più emarginati.
Ma noi vogliamo anche aggiungere che ogni promozione verso la parità deve essere inserito in un processo produttivo e in un quadro di valori.

foto da www.civiche.it

foto da www.civiche.it

Le modificazioni nella società e nel lavoro

Promuovere un’azione sulla parità di opportunità tra uomo e donna, nei singoli contesti nazionali, e pertanto regionali, significa cogliere le profonde modificazioni avvenute in questi anni nella società civile e nel mercato del lavoro. Agli aspetti caratteristici di ogni crisi (come la diminuzione dell’occupazione e del potere d’acquisto dei salari e dei redditi da lavoro, la riduzione della spesa per gli investimenti e per i servizi sociali) si vanno sommando ristrutturazioni determinate dall’introduzione di processi nuovi, come l’informatica e la microelettronica. Tali processi hanno ovviamente notevoli incidenze nell’erogazione produttiva ma possono cambiare anche i rapporti di potere e le stesse garanzie democratiche su cui si basa la vita sociale.Nel mercato del lavoro sono entrate nuove forze sconvolgendo il precedente equilibrio tra domanda e offerta. Un gran numero di donne e di giovani, con elevato tasso di scolarizzazione, si affaccia sul mercato del lavoro, sperimentando di persona la delusione amara della domanda che non ha risposta. Inoltre, specialmente fra i giovani, emerge una nuova cultura del lavoro che rifiuta certe posizioni e professioni ritenute di scarsa valutazione sociale, troppo gravose ed alienanti.
La spinta alla terziarizzazione accelera processi di trasformazione anche nella composizione della manodopera, ed emergono temi fondamentali come quelli della crescita professionale, della carriera, della distribuzione del lavoro, della acquisizione di lavori più qualificanti, dall’accesso alle decisioni aziendali, dell’introduzione di nuove tipologie.
Di fronte a tali mutamenti si debbono riconoscere anche trasformazioni nelle strutture produttive, nei redditi e nelle opportunità di vita. Emergono esigenze nuove e sorgono bisogni che domandano risposte nel senso di una maggiore libertà e partecipazione; se queste risposte non vi saranno, aumenterà il divario che già esiste tra il cittadino e lo Stato, tra Nord e Sud.
Si tratta dunque di costruire nuove forme di azione sociale e politica, di promuovere il progresso economico e il progresso sociale.
Ma i problemi del lavoro sono strettamente connessi alla formazione propedeutica e permanente, alla qualificazione professionale, alle scelte universitarie, il che vale sia per gli uomini che per le donne.
Molte deficienze che si riscontrano a livello europeo sul piano quantitativo e qualitativo del lavoro femminile, sono dovute proprio a queste carenze che portano come conse­guenze lavori subalterni, dequalificanti e assenze nei centri decisionali.
In un recente Convegno del Consiglio Nazionale donne italiane, si è posto l’accento sulla necessità di orientare le donne verso lo sviluppo di nuove tecnologie che offrono un campo vastissimo di applicazioni, dall’elettronica alla agricoltura, in tutti i settori della vita produttiva.
Non dobbiamo nascondere che le nuove tecnologie avranno un impatto difficile con la nostra realtà in un primo tempo negativo sull’occupazione, sopprimendo un certo numero di posti di lavoro, ma non vi sono dubbi che per le donne - come per gli uomini - si apriranno ampie possibilità di lavoro se sapranno prepararsi al nuovo modello di sviluppo. […]

Costume

Non possiamo ignorare che le nuove tecnologie porteranno conseguenze sul piano sociale e familiare e in un certo modo rivoluzioneranno le strutture del lavoro e la sua organizzazione.
Ne risentiranno anche l’organizzazione-famiglia e il rapporto uomo-donna nell’accentuarsi del fenomeno già in atto della corresponsabilità familiare. Il costume non si adegua di pari passo alle leggi, almeno in modo omogeneo e la norma non è recepita contemporaneamente sia dagli uomini che dalle donne; gli ostacoli e i ruoli non vengono facilmente superati e cancellati. Il cammino è ancora lungo da percorrere.
Le donne in questi anni sono state portatrici di istanze vitali: la soggettività, la maternità, i rapporti inter-personali. Esse hanno interpretato la necessità di conciliare l’economia e le aspirazioni di vita, lo Stato e il territorio, la fabbrica e la famiglia. Sono state portatrici di valori, come l’egualitarismo, l’antiautoritarismo, il rifiuto della delega, la disponibilità al cambiamento. Le loro esperienze sono state molteplici e positive, ma occorre anche ricordare le resistenze culturali che sono loro venute dalle altre componenti della società. Per quanto riguarda in particolare l’Italia, di fronte ad una legislazione che forse è una delle conquiste più avanzate in tema di parità, spesso «la gestione della parità» ne ha tradito spirito e contenuti.
Nell’occupazione femminile, come abbiamo visto, i mutamenti quantitativi non hanno prodotto mutamenti qualitativi e le resistenze culturali mantengono il lavoro femminile ai livelli più bassi della gerarchia professionale.
È necessario quindi vigilare sulla attuazione delle parità. È necessario, però, valorizzare la «cultura del lavoro» che presupponga condizioni esterne ed interne per rendere possibili alla donna e all’uomo l’espletamento comune delle proprie capacità.

Servizi sociali

Con la legge istitutiva dei consultori e quindi i servizi sociali, si tenta una prima ed organica integrazione tra il «sociale» e il «sanitario», attraverso la riconosciuta rilevanza sociale a istanze, bisogni ed esigenze, non sempre e soltanto risolvibili sul piano sanitario.
Il consultorio familiare è anche e soprattutto una struttura di prevenzione e come tale viene a collocarsi nell’ambito della riforma sanitaria con lo scopo preciso di assicurare la tutela socio-sanitaria e materno-infantile e la promozione della procreazione cosciente e responsabile.
Per quanto riguarda l’interruzione volontaria della gravidanza, L. 194, entrata in vigore il 6.6.78, la Regione Campania ha approvato una serie di provvedimenti per l’acquisto di attrezzature destinate sia alla tutela della maternità che all’interruzione volontaria della gravidanza, nonché ha autorizzato gli Enti ospedalieri, qualora le strutture interne non fossero stati in condizione di risolvere i problemi connessi alla 194 e fino al funzionamento del C.F., a stipulare convenzioni con strutture esterne.
Uno degli ostacoli maggiori all’applicazione della 194 è stato il problema dell’obiezione di coscienza. Dalla tabella del Ministero della Sanità la Campania nel ‘78 presentava, infatti, il 70% degli obiettori di coscienza, con prevalenza negli ospedali di Napoli e provincia e una migliore situazione nelle altre province, specialmente in quella di Salerno dove l’interruzione volontaria di gravidanza veniva effettuata in tutti i nosocomi.
La situazione è migliorata ed infatti nel giugno ‘81 la percentuale era scesa al 44,6%. Ma gli ospedali e le case di cura dove si pratica l’interruzione volontaria della gravidanza sono in numero insufficiente, per cui nelle strutture che svolgono tale servizio si formano liste di attesa a lunga scadenza .Gli ospedali sono stati anche sollecitati ad attuare l’istituto della mobilità del personale nei casi in cui l’organico intero fosse obiettore di coscienza.
Resta però il fatto che non è stato possibile stipulare la parte degli EE.OO. consulenze con professionisti ostetrico-ginecologi, né si è fatto ricorso all’istituto del gettonamento. La legge 194 individua il medico che deve praticare l’interruzione di gravidanza ma è stato anche posto il quesito che non possa intendersi possibile il ricorso alle consulenze di specialisti esterni all’Ente dove esso sia carente di personale. Quesito che trasmettiamo al Ministro anche in analogia con la legge ospedaliera che consente il ricorso alle consulenze, ove l’ente sia carente di alcune branche specialistiche, se si considera il «medico abortista» uno specialista non in pianta organica.
Anche l’attuazione della 194 rientra quindi nella emergenza della sanità in Campania.[…]

Conclusioni

La stessa coscienza della «diversità» della donna non significa certo subordinazione o separazione: è una condizione essenziale per realizzare l’obiettivo dell’unità nella parità.
Del resto, se le donne sono entrate in crisi nel nuovo rapporto con le famiglie, con i figli, e con il partner, parimenti in crisi si sono ritrovati gli uomini perché «tutto è rimesso in discussione».
La contraccezione non solo ha sconvolto la condizione femminile, ma ha scombussolato anche la vita degli uomini stabilendo nuove norme sulla sessualità e quindi creando nell’uomo «uno stato di necessità permanente alla virilità».
Vi è poi il nuovo rapporto con i figli, ed è un rapporto che cresce e matura. La nuova «paternità», il padre con il carrozzino, per intenderci, non fa ridere più nessuno e il padre non più patriarcale è una realtà diffusa.
Non è tanto semplice oggi, comunque, essere padre, ma nemmeno madre.
Rifiutata ormai l’educazione autoritaria, costruttiva, terroristica che metteva il padre su un piedistallo estraneo e temuto, altrettanto condannata è oggi l’educazione permissiva, il lasciar correre, la rinuncia al proprio ruolo-guida da parte dell’educatore.
Certo, il fiume scorre, la società si evolve, le giovani di oggi non sono certo quelle di ieri, né quelle della nostra generazione.
I problemi però restano, esistono e come in crisi sono uomini e donne, così in crisi sono la società, le istituzioni.
Molti problemi nelle donne sono quelli di sempre: conciliare lavoro, casa, figli, matrimonio, e molti altri emergenti: salvare la propria identità, conquistare il proprio spazio vitale senza sopraffazioni e senza vincitori né vinti.
Con questo taglio, anche il fattore «tempo» è un’esigenza da riconsiderare al servizio dei valori, delle motivazioni dei comportamenti, degli interessi.
Non si tratta solo della riduzione dell’orario di lavoro, ma dell’esigenza di una maggiore flessibilità del tempo di lavoro; non si tratta solo di promuovere l’occupazione ma di soddisfare una domanda specifica di lavoro da parte soprattutto dei giovani, delle donne, degli handicappati, degli anziani.
Oltre al fattore tempo, non si può trascurare il valore del sistema formativo nei processi di cambiamento e anche nella discriminazione. È necessario un sistema formativo capace di favorire una pluralità di risposte ai differenziati bisogni professionali espressi dalle forme ed organizzazioni di lavoro, nella consapevolezza che il processo formativo è un fattore importante nella creazione delle professionalità.
La sfida del futuro ha bisogno di una responsabilizzazione di uomini e donne, non più in fase di contestazione e di rivendicazioni ma parti essenziali entrambi dello sviluppo e del progresso della società.
La parità è dunque un’eguaglianza effettiva di diritti civili, al servizio di un disegno che accetti le sfide del tempo nuovo e con esse si confronti.
Non vi sarà nuova società senza nessuna cultura, una cultura che nella salvaguardia dei valori e delle tradizioni, sia resa vitale da un effettivo pluralismo, da un’effettiva partecipazione dei soggetti sociali.
Le donne costituiranno l’elemento portante di questa rivoluzione culturale, che avrà la forza di comprendere e far rispettare «il diritto alla differenziazione» perché la differenza non è ostacolo ma sorgente di arricchimento sociale e culturale.
In una recente indagine del CIRM è risultato che «Per il buon andamento della società è meglio che la donna: si realizzi anche al di fuori delle mura domestiche (70%) pensi soprattutto alla casa, alla famiglia, ai figli (30%)»; «Venti anni di femminismo hanno reso la vita della donna: migliore di prima (67%) e peggiore di prima (33%)».

(da: La condizione femminile nel Sud oggi p. 11-28)

foto da www.conquistedellavoro.it

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