Abito/abitare/abitando

Gruppo 2017
Autore fotografie di Carmela Bove [et al.]; testi di Maria Cristina Antonini [et al.]
Editore Giannini, Napoli
Anno 2017
Data inserimento 16/05/2018

Abito abitare abitando è già dal titolo un vero programma. Un'operazione concettuale e fattuale ad un tempo, complessa e meditata, un'esperienza collettiva, artistica ed esistenziale che declina molti sensi e il cui esito finale sembra essere apparentemente il grande striscione con la scritta "Donne in Nero". E se tutta l'operazione si concretizza in esso, certo non si esaurisce lì. È sicuramente qualcosa di più e di diverso, è il prodotto finale di un lungo e intrigante processo formativo e per_formativo portato avanti dagli studenti del corso di Pittura grazie alla guida consapevole di Maria Cristina Antonini. È stata lei di fatto il trait d'union tra l'Accademia e le DIN, lei che insegna pittura con passione e competenza e che lo fa e lo ha sempre fatto con una grande coscienza culturale e sociale […] E così la scelta di essere artista, insegnare pittura ed essere una donna in nero si fondono nella sua persona e diventano specifica capacità e peculiarità dì comunicazione e relazione con il mondo, quello del suo laboratorio e quello della piazza e della vita. Mondi che attraverso questo lungo e multicolore striscione fatto di frammenti di stoffe si mettono in rete, costruiscono una trama, un tessuto, narrano una storia o mille storie, diventano oggetto per manifestanti che credono e pacificamente lottano per un futuro più giusto.
La visita di un gruppo delle Donne in Nero all'Accademia nella primavera del 2012 rientra di fatto nella politica dell'istituzione che da anni punta all'incontro con le realtà socioculturali del territorio, alla collaborazione, alla sintonìa, all'apertura e alla condivisione di obiettivi e di ideali. L'accademia di Belle Arti di Napoli da diversi anni dedica proprio particolare attenzione ai rapporti delle sue studentesse e dei suoi studenti con l'esterno e cura gli stimoli più qualificati in tal senso […] con lo scopo di fare "rete" attraverso azioni concrete di sinergia istituzionale per costruire nuovi orizzonti dì senso e un futuro migliore. Tutta questa operazione è avvenuta grazie al Laboratorio di Pittura di Maria Cristina Antonini, alla sua capacità progettuale e di coinvolgimento, laddove Pittura è intesa in senso lato, non certo e non più come il mero prodotto di tele, tavole, colori o pennelli. Sì può "dipingere" il mondo in tanti modi e con tante tecniche, perché la pittura non è un medium ma un linguaggio, un luogo della mente e della mano per inventare nuove relazioni e dar vita a nuovi pensieri ed emozioni. Anche per le DIN varcare la soglia dell'Accademia ha significato rinnovare l'emozione dì un incontro speciale con la storia, con l'arte e con la bellezza; in un dono reciproco tra loro e le allieve e gli allievi è nata l'idea di farsi fare qualcosa di bello e di utile per loro. […] è stato essenziale, in questo caso, per le allieve e gli allievi confrontarsi con la realizzazione di un oggetto così emblematico e con una funzione specifica: avrebbe dovuto narrare artisticamente una storia e portare il nome del gruppo che lo aveva richiesto, ma anche raccontare il processo artistico che lo aveva prodotto.
Le allieve e gli allievi sono venuti così in contatto con le motivazioni delle DIN

Giovanna Cassese

Donne in nero di Napoli, 2010

Donne in nero di Napoli, 2010

Un volta, tanti anni fa, ero a Torino e un’amica mi portò alla sede dell’Alma Mater, una delle prime associazioni fondata da donne italiane ed immigrate che avevano scelto di lavorare insieme.
Lo spazio era bello, caldo, accogliente, con un grande salone per le riunioni, le pareti piene di murales e altri interventi artistici. La mia amica mi disse che era un regalo delle studentesse e degli studenti dell’Accademia di Belle Arti. L’idea mi folgorò: l’espressione artistica che occupa lo stesso spazio della vita quotidiana, che accompagna le relazioni umane e politiche tra donne uguali ma diverse.
Allora non sapevo ancora chi fossero le Donne in Nero, non immaginavo quanto importante sarebbe stato per me assumere il loro simbolico e farlo profondamente mio.
Poi, il nero e il silenzio, sono diventati una parte fondamentale della mia espressività.
L’incontro con le Donne in Nero di Napoli, la costruzione dì relazioni tra noi, i nostri presidi, i viaggi verso luoghi difficili, luoghi di conflitti armati e non, l’abbraccio con altre donne di cui ci riconosciamo sorelle, rappresentano una pratica politica irrinunciabile.
Il giorno in cui siamo entrate nell’aula dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, in silenzio e vestite di nero, con il nostro striscione “Fuori la guerra dalla storia” c’è stata emozione, ma soprattutto profonda consapevolezza della grande opportunità che ci veniva offerta: raccontare a giovani donne e giovani uomini le nostre esperienze. Abbiamo parlato e lavorato insieme, usando il dolore, la violenza, l’ingiustizia di cui eravamo state volontarie testimoni insieme ai tessuti, ai colori, al filo, alle mani, ai corpi: il tentativo di trasformare il conflitto - quello delle nostre vite quotidiane, così come quello di luoghi lontani - in relazione e la relazione in bellezza.

Marisa Savoia, Donne in nero Napoli

 

Donne in nero

Invito presentazione di Abito/abitare/abitando, 13 maggio 2014

Storia dello striscione

incontro:
andare verso, in direzione di/circostanza, occasione, possibilità

il nostro laboratorio è luogo aperto, dove è possibile incontrare, scambiare, accogliere, ascoltare, lasciare scorrere idee e sentimenti -
sono venute le donne in nero -
hanno portato fotografie e racconti, storie di un altro modo di stabilire le relazioni, testimonianze e voglia di parlare -
insieme abbiamo condiviso laboratorio, tempo e cibo, anche sorrisi e fiducia -
quando sono andate via ci hanno chiesto di realizzare uno striscione per loro, per le donne di Napoli -

progetto, dono:
progettiamo di donare qualcosa che amiamo

dopo molte riflessioni, discussioni, idee, abbiamo deciso che, pur essendo il nostro un laboratorio di pittura, non vogliamo semplicemente dipingere uno striscione, vogliamo proprio costruirlo con cose nostre, forse cose che abbiamo indossato e che parlano del nostro corpo, oppure stoffe che appartengono alla nostra storia, a quella della nostra famiglia, delle nostre amiche e dei nostri amici. vogliamo portare qualcosa di tangibile che ci riguarda molto, vogliamo regalare una cosa che per noi è importante e significativa fare dono, donare è deciso: il nostro striscione sarà costituito da tante nostre pezze cucite insieme -

la raccolta:
offro il mio dono, racconto la mia storia/ascoltiamo, custodiamo

il laboratorio via via diventa un luogo che accoglie e custodisce segreti, uno spazio discreto e rassicurante dove è possibile portare quello che di sé si sceglie di portare - cominciamo a raccogliere le stoffe e gli indumenti che mano a mano ciascuna/o porta – l’atmosfera è vibrante, quasi sacra, a tratti -
il dono viene presentato e ne viene raccontata la storia che tutte e tutti fanno propria -
così quando Loreta A., racconta che la stoffa bianca di lino che ha portato è la traversa con cui veniva trasportata la sua nonna, quando era malata, dal letto alla poltrona e viceversa, all’unanimità ed immediatamente abbiamo deciso che quel lenzuolo bianco sarebbe stata la base che avrebbe retto tutte le altre stoffe e, quindi, l’intero striscione -
e poi la gonnellina gialla con cui Loreta C. è venuta tante volte in accademia, la scarpa di Vincenzo, la prima tutina del marito di Melina, le tende di Veronica a rafforzare il tutto, con le asole di lato per infilarci i bastoni, i tovaglioli del mulino bianco di Francesca I., il pezzetto di nastro delle scarpette da ballo di Francesca diva, la sciarpa azzurra di Annalisa, quella multicolore di Sergio, il lenzuolo a fiorellini di Ivana, il tulle di Alessandra, la piccola federa di Maria, i pezzetti di stoffa della nonna di Roberta, due quadratini di piccoli fiori della professoressa -

stoffe, indumenti:
presenze, persone

le stoffe vengono una alla volta messe su un fondo bianco da chi le porta; diventano presenze, protagoniste, persone -
parlano a tutte ed a tutti, appartengono a tutte ed a tutti e, nello stesso tempo, vivono di vita propria -
quindi vengono fotografate e, poi, affettuosamente riposte nello scatolone delle pezze, appunto -

la realizzazione:
proviamo, accostiamo, sovrapponiamo / cuciamo
sul pavimento stendiamo le tende gialle, il lino bianco e ci poggiamo sopra tutte le altre stoffe, facciamo tentativi, esprimiamo pareri, accostiamo, sovrapponiamo, fermiamo con gli spilli, desideriamo che tutte le stoffe abbiano visibilità, […] si comprano cotoni, aghi, si cuce a macchina, ma anche a mano –
tutte e tutti impariamo ed infiliamo aghi, tagliamo, mettiamo insieme pezzi –
si cuce e, mentre si cuce si racconta e ci si racconta, e l’aria è viva, serena ed anche felice-
sono così belle e belli le ragazze ed i ragazzi mentre cuciono stoffe e legami – stiamo bene –
la scritta sarà ritagliata in una fascia bianca, scontornata dal nastro che ci hanno portato le donne in nero da Belgrado dove hanno incontrato le donne dei Balcani, per evidenziare le lettere scegliamo un nastro di velluto color prugna che incolliamo con la colla a caldo -

il laboratorio:
l’aula 301, le nostre case, la strada, noi

abbiamo lavorato in laboratorio, ma anche nelle case, preso insieme tè e caffè, mangiato tarallini, dolcetti, risotto con la zucca –
abbiamo stirato il nostro striscione, lo abbiamo tenuto con le mani e ce lo siamo guardato, ci è piaciuto tanto quanto farlo –

(da: Storia dello striscione)

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