Luoghi della memoria, memoria dei luoghi. Le donne di Acciaroli ricordano e raccontano. Quaderno della 3. Scuola estiva, Acciaroli, 11-15 settembre 1996

Gruppo 2017
Autore a cura di Laura Capobianco
Editore CUEN, Napoli
Anno 1997
Data inserimento 16/05/2018

La scuola estiva delle donne nasce da una idea del gruppo “Donne e memoria” dell’Istituto Campano per la storia della Resistenza e fa parte della scuole di “alta specializzazione” dell’Istituto Italiano per gli studi filosofici. [...]
Perché “Luoghi della memoria / Memoria dei luoghi”? Se è vero che la memoria è un momento fondante della ricostruzione della storia, desta preoccupazione il fatto che il nostro tempo si stia caratterizzando anche per l’incapacità o la non volontà di ricordare, perché ci si depriva di una dimensione fondamentale dell’esistenza, appiattendosi su un presente sempre uguale. Sono queste considerazioni che ci spingono a collocare il recupero della memoria delle donne della località che accoglie la scuola itinerante, al centro della nostra attività.
Del resto se la raccolta e la conservazione della memoria sono, come detto, operazioni necessarie per tutti, lo sono a maggior ragione per le donne; è noto infatti che la storia del mondo occidentale è stata una storia di relazioni di genere asimmetriche, se fino ad un passato più o meno recente sono stati gli uomini ad esercitare il predominio sul piano politico, rispetto ai ruoli sociali, nelle relazioni di coppia, sul piano simbolico. Va pure detto che da questo punto di vista il nostro è il tempo della trasformazione e oggi si parla di subordinazione femminile come di qualcosa che ha riguardato appunto il passato più o meno recente; il Novecento - che qualcuno ha chiamato il secolo delle donne - ha ormai visto il proporsi e l’affermarsi del protagonismo femminile. Le donne oggi godono di uguali diritti, hanno avuto accesso a ruoli sociali pari a quelli degli uomini, le cose sono cambiate. E tuttavia il fatto che una storia di lunghissima durata, solo nell’oggi mutata e solo in questa parte del mondo - ben altre considerazioni si dovrebbero fare per altri paesi come ha mostrato la conferenza di Pechino - si possa leggere in termini di asimmetria tra uomini e donne, rende la memoria uno strumento indispensabile per la costruzione delle identità delle donne, sia per quanto riguarda il genere, sia per quanto attiene ad ogni singola soggettività. Ma la memoria di ciò che è accaduto nel passato è importante anche da un altro punto di vista: il nostro tempo, nonostante le trasformazioni, appare pieno di incertezze. La complessità che lo caratterizza, più che essere un’apertura verso un mondo in cui le differenze possano avere diritti di cittadinanza e di riconoscimento, sembra nascondere nuove forme di dominio. Niente è dato per sempre, è la storia a mostrarlo in mille modi: la guerra finita sembra l’ultima e invece torna a riproporsi, strumento terribile per comporre rapporti non negoziabili. Se dunque “il per sempre” non è dato, la memoria e i suoi luoghi devono rimanere lì, a guardia di un passato ingiusto che non deve più riproporsi.

Alain Volut, Processione di Pasqua, Procida

Alain Volut, Processione di Pasqua, Procida (foto da: «Madrigale», n. 10, 1993, p. 43)

Passo a considerare adesso, l’altro aspetto del nostro lavoro, la memoria dei luoghi. Una lunga pratica di didattica della storia ci ha convinte che il rapporto con la dimensione locale, che conserva le tracce materiali del passato, nell’insegnamento e nell’apprendimento della storia, ha una valenza insostituibile, proprio perché, in qualche modo, consente alla storia di materializzarsi; la voce delle narratrici, il loro sguardo, il loro corpo, ma anche il trovarsi nei luoghi, la possibilità di toccare quella terra, quelle pietre, quegli strumenti del lavoro agricolo, mettono in moto l’immaginazione che accompagna e da vita al lavoro di ricerca. Ci spinge inoltre a conoscere il territorio il fatto che le nostre informatrici sono e si sentono legate ai luoghi nei quali sono nate e in genere hanno vissuto per tutta la loro vita, sono e si sentono donne del sud [...] un’affermazione di differenza che è insieme un valore e una condizione, uno status e un dato. La memoria dei luoghi va conservata come l’altra, segni di identità non statiche ma nemmeno da disperdere nell’oblio e nell’indifferenza dell’omologazione […]
Ci troviamo questa volta in un habitat, il Cilento che conserva particolari di bellezza e di forza che nessuno scempio edilizio o intervento di modernizzazione sono riusciti a cancellare.
Alla grande bellezza che fa da sfondo ai racconti delle donne, si accompagna, lo sentiremo nelle relazioni, una storia terribile di grande chiusura e di grande povertà, anche rispetto al resto dell’Italia meridionale.
In questo territorio sono ancora evidenti le tracce del passato, soprattutto delle culture materiali dalla lunghissima durata ; di quello più antico, della colonizzazione greca, come si legge bene negli splendidi scavi di Velia, e di quello più recente egualmente significativo, per la ricchezza dei segni lasciati dai tanti domini che si sono succeduti. Certo il tempo della scuola è molto breve ed il rapporto con il luogo ha le caratteristiche di un’immersione rapida seppure intensa, e rimane tuttavia un momento non secondario del nostro lavoro, fa parte del sentire il luogo come qualcosa che ci riguarda, un patrimonio che ci appartiene. Sentimento questo che vediamo condiviso dalle ragazze, […]  le donne invece fanno emergere il desiderio del cambiamento, il bisogno di modernizzazione. Il problema ovviamente è: quale modernizzazione? È importante allora, per noi, non venire in questi luoghi alla ricerca della natura incontaminata con gli occhi della nostalgia, è altrettanto importante per loro capire che cosa della modernizzazione è un vero avanzamento del progresso e che cos’è invece un selvaggio attacco ad un territorio che va protetto. Trovare su questo punto un linguaggio comune diviene davvero fondamentale, se si vuole che generazioni di donne, diverse per provenienze geografiche, sociali e culturali si incontrino, si capiscano, si rispettino, avvenga cioè quella relazione tra generazioni che crea tradizioni.

(da: Le ragioni di un’esperienza di Laura Capobianco p. 7-11)

Donne e memoria

Donne e Memoria (foto da: http://www.istitutocampanoresistenza.it/)

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Collegamenti

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