Le donne di Paestum. Nella collezione del Museo archeologico

Gruppo 2017
Editore EFI, Napoli
Anno 2008
Data inserimento 16/05/2018

Come si fa a scrivere di Paestum evitando la trappola della retorica? La bellezza impregna dei suoi contrasti ogni pietra: dal profilo maestoso e insieme leggerissimo dei tre templi dorici al perimetro delle case romane, ai colori meravigliosamente sbiaditi delle pietre tombali destinate al buio e, forse, per questo impastate di luce. Nelle teche del Museo le tracce materiali di un susseguirsi di civiltà che non hanno lasciato testi scritti quasi come se non avessero bisogno della testimonianza della parola, tanto è evidente ciò che raccontano. Vasi, oggetti votivi, gioielli, suppellettili, maschere, ex voto. Forme essenziali si alternano a complicatissime geometrie. L'ora magica che coglie le mille sfumature di questo straordinario luogo è, certamente, Falba in primavera. Il sole illumina senza fretta l'incombente Chiesa della Madonna del Granato sulla collina che sovrasta Paestum, poi tutta la piana, i templi, l'area archeologica. Un trionfo assoluto di una bellezza che gli orrori della "modernità", che pure lo abitano, non riescono a offuscare e compromettere. Una bellezza che si mostra sulle pietre tombali del Museo come fossero quadri di una straordinaria pinacoteca che irrompe dal passato greco lucano e poi romano. Tombe di uomini "guerrieri", di donne accoglienti che accompagnano il transito tra la vita e la morte, tra la dimensione pubblica e il recinto domestico secondo una iconografia che sembra cristallizzare quell'eterna divisione dei ruoli che ha forse indelebilmente segnato le nostre coscienze e che tanta fatica ci costa tentare di debellare. A Paestum bellezza e luce sembrano coincidere e di bellezza e luce vorremmo fosse segnato il nostro presente.

(da Luce e bellezza di Luisa Cavaliere, p. 9)

foto di Alain Volut

foto di Alain Volut (da: Le donne di Paestum. Nella collezione del Museo archeologico, Napoli, EFI, 2008

Nell'età antica l'altra metà del mondo appare ampiamente rappresentata nella statuaria, su dipinti, rilievi e ceramiche figurate che ne mettono in scena sempre e solo un'immagine ideale, simbolica che, in ogni caso, è il prodotto dello sguardo dell'uomo. Ciò va tenuto presente quando si affronta il non facile tentativo di delineare aspetti e ruoli delle donne in una società antica attraverso quello specifico insieme di fonti che sono i documenti  figurati, dove i modi di rappresentare obbediscono a complesse regole variabili a seconda della natura degli oggetti, della loro funzione, dei loro usi e dei destinatari. Parlare delle donne lucane di Paestum, vale a dire della parte femminile di quella popolazione italica che dagli ultimi decenni del V secolo a.C. al 273 a.C. ha detenuto il potere nell'antica colonia greca di Poseidonia, significa far parlare esclusivamente le testimonianze fornite dall'archeologia, supplendo all'assenza totale di documenti scritti soprattutto attraverso le immagini dello straordinario corpus, unico al mondo, delle pitture funerarie. I soggetti e le tematiche di questi dipinti rappresentano un vero e proprio documento etnografico e un osservatorio privilegiato che contribuisce a far luce, sia pure dall'angolazione tutta particolare del rituale funerario, su tradizioni e valori della comunità lucana di Paestum, e dunque anche su ruolo, status e funzioni delle donne lucane e sul rapporto di queste con l'altro sesso.

(da Le donne lucane nella pittura funeraria di Paestum di Marina Cipriani, p. 11)

foto 1 di Alain Volut da  Le donne di Paestum. Nella collezione del Museo archeologico, Napoli, EFI, 2008

foto di Alain Volut (da: Le donne di Paestum. Nella collezione del Museo archeologico, Napoli, EFI, 2008

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