ISIS lo Stato del terrore. Chi sono e cosa vogliono le milizie islamiche che minacciano il mondo
"Secondo molti sostenitori, il principale obiettivo dello Stato Islamico è rappresentare per i musulmani sunniti ciò che Israele è per gli ebrei: uno stato nella loro antica terra, rioccupata in tempi moderni; un potente stato confessionale che li protegga ovunque essi si trovino”.
(dalla quarta di copertina)
Le decapitazioni dei prigionieri. La pulizia etnico-religiosa nelle zone occupate dell’Iraq. La proclamazione di un Califfato. Queste sono le cose che i media hanno cominciato a raccontarci nell’estate 2014 sull’lsis, i pochi frammenti di un mosaico nuovo e terribile, a cui il mondo non era pronto. Queste milizie hanno conquistato un territorio più vasto del Texas nel cuore del Medio Oriente, hanno dissolto i confini dettati dal colonialismo occidentale un secolo fa, hanno costretto gli Usa a tornare a bombardare l’Iraq. Ma chi sono, da dove vengono, come hanno fatto a diventare così potenti, e fin dove possono arrivare? In questo libro Loretta Napoleoni, uno dei massimi esperti di terrorismo internazionale, offre al grande pubblico il primo e più completo ritratto dell’lsis - il cui stesso nome è mutato molte volte, a seconda delle diverse condizioni sul campo e nel sistema mediatico. Perché, scrive Napoleoni, “quel che distingue questa organizzazione da ogni altro gruppo armato che l’ha preceduta e quel che ne spiega l’enorme successo sono la sua modernità e il suo pragmatismo”.
Dimenticate i talebani, che tenevano l’Afghanistan nel Medioevo. Dimenticate al Qaeda, che aleggiava senza una vera e propria potenza militare, capace solo di colpi isolati, di scarso valore geopolitico. Questa nuova minaccia punta a un ambiziosissimo obiettivo: far nascere dalle ceneri dei conflitti mediorientali non un gruppo terroristico, ma un vero e proprio stato - con un suo territorio, una sua economia e un’enorme forza di attrazione per i musulmani fondamentalisti di tutto il mondo.
Loretta Napoleoni è economista, analista politica e scrittrice. Esperta di finanziamento di gruppi terroristici e riciclaggio di denaro, ha scritto numerosi libri di grande successo, sia in Italia sia all’estero, tra cui Terrorismo S.p.A (2005), Economia canaglia. Il lato oscuro del nuovo ordine mondiale (2008) e Democrazia vendesi. Dalla crisi economica alla politica delle schede bianche (2013). È consulente di numerosi enti internazionali e forze di sicurezza, oltre che editorialista per diverse testate italiane e straniere.
(dalla seconda e terza di copertina)
foto da: www.rivistaetnie.com
L’ascesa al potere del gruppo armato che nel giugno 2014 ha assunto il nome di Stato Islamico è stata rapida e, fino a non molto tempo fa, poco nota. Negli ultimi anni questa organizzazione ha cambiato spesso nome. Originariamente parte di al Tawhid al Jihad, il gruppo armato di Abu Mussab al Zarqawi, successivamente è diventata Isi (Stato Islamico in Iraq) per poi fondersi, in Iraq, con al Qaeda, diventando al Qaeda in Iraq. Quando nel 2010 ne assunse il comando Abu Bakr al Baghdadi, il gruppo tornò alla precedente denominazione di Stato Islamico in Iraq. Nel 2013, in seguito alla fusione con un settore di Jabhat al Nursa, gruppo jihadista affiliato ad al Qaeda, l’organizzazione assunse il nome di Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (al Sham), meglio noto con la sigla di Isil o Isis. Infine, appena prima della proclamazione del Califfato, l’Isis divenne lo Stato Islamico. In Siria, e oggi anche in Iraq, il gruppo però è noto semplicemente come “al Dawlat”, lo Stato.
Ogni nuova denominazione corrisponde a sviluppi e mutamenti importanti nella vita dell’organizzazione. In questo senso, la semantica dello Stato Islamico costituisce un nuovo tassello di quel puzzle politico mediorientale che l’Occidente e il mondo stanno cercando di ricostruire.
Al Tawhid al Jihad, spesso tradotto come Monoteismo e Jihad, veicola l’idea che Dio è tutto e ovunque; la vita può esistere soltanto entro la norma divina. Di conseguenza, i musulmani considerano l’originario Stato Islamico - il primo Califfato fondato nel Settimo secolo dal Profeta Maometto e dai suoi seguaci - una società perfetta in quanto regolata secondo il mandato divino. In sostanza, questo stato era l’espressione politica del volere di Dio. […]
La transizione da al Tawhid al Jihad a Stato Islamico in Iraq ha coinciso con lo sforzo del gruppo armato di al Zarqawi di concentrarsi su questa nazione, limitando la jihad a questo paese perché lo considerava un trampolino di lancio per rifondare il Califfato. Analogamente, la decisione di al Baghdadi di aggiungere le parole “al Sham” (l'antica denominazione araba di Damasco e territori circostanti, zona dalla quale alcuni tra i primi califfi governarono l’impero islamico) ha rappresentato un passo in avanti rispetto al predecessore […]
La nascita dello Stato Islamico, il nome più recente dell’Isis, assunto appena il giorno prima della proclamazione del Califfato, segna una nuova importantissima fase del processo di formazione di un nuovo stato attraverso il quale si vogliono ricreare le circostanze che nel Settimo secolo portarono all’istituzione della società ideale dell’Islam.
Oggi i media e i politici occidentali usano svariate denominazioni per indicare l’organizzazione armata guidata da al Baghdadi.
(da: Nota sulla terminologia, p. 9-10)
Loretta Napoleoni
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