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Enrico Caruso e Napoli
Enrico Caruso e Napoli
Mostra documentaria a cura della Biblioteca Nazionale di Napoli, Sezione Lucchesi Palli, e MeMus Teatro San Carlo
Memus-Teatro San Carlo, 18 settembre - 15 dicembre
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La Mostra è dedicata al centenario della scomparsa del grande tenore, rientrando tra le manifestazioni ufficiali del Comitato Nazionale delle Celebrazioni di Caruso (1921-2021). Per la prima volta sarà esposta una parte ampiamente rappresentativa della collezione di documenti di e su Caruso acquisiti dallo Stato da un antiquario romano nel 1973 e collocati presso la Sezione Lucchesi Palli della Biblioteca Nazionale di Napoli.
La quasi totalità di questi circa 80 documenti è costituita dalla corrispondenza di Enrico Caruso (e famigliari) con Angelo Arachite, personaggio misterioso che però risulta citato nelle biografie più attendibili scritte subito dopo la morte del tenore come uno dei suoi migliori amici a Napoli. Dalle lettere, cartoline e fotografie con dedica, risulta infatti un rapporto estremamente affettuoso e di fiducia da parte di Caruso, e le informazioni contenute in molte lettere sono di primaria importanza per la biografia del cantante.
Accanto alla corrispondenza con Arachite, saranno esposte alcune fotografie con dedica autografa di Caruso a Salvatore Di Giacomo, allora direttore della Biblioteca Lucchesi Palli, del cui testo A San Francisco Caruso aveva cantato come primo interprete la versone operistica eseguita a Salerno a fine Ottocento.
Inoltre, l’immagine scelta come simbolo della Mostra – una caricatura dello stesso Caruso, fine disegnatore, in cui canta un’aria d’opera – era stata dedicata dallo stesso Caruso a Parigi alla sorella del marchese Lucchesi Palli, costituendo dunque un perfetto suggello per giustificare l’operazione culturale che si propone tra il Massimo Teatro Lirico napoletano e la Biblioteca Nazionale di Napoli. Quella stessa aria, tratta dall’opera L’Africaine di Giacomo Meyerbeer sarà fatta ascoltare durante la Mostra come sonorizzazione da un disco originale della stessa opera inciso da Caruso ed esposto in Mostra in copia autografata (proveniente da collezione privata, come il grammofono antico su cui sarà suonato).
