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Gli incunaboli della Biblioteca Nazionale di Napoli
Gli incunaboli della Biblioteca Nazionale di Napoli
Catalogo A
Il catalogo degli incunaboli della Biblioteca Nazionale di Napoli (lettera A) è il primo tassello di un più ampio e ambizioso progetto di catalogazione e descrizione del patrimonio quattrocentesco della biblioteca napoletana avviato dalla Scuola di alta formazione «Alberto Varvaro» in «Storia e Filologia del manoscritto e del libro antico» diretta da Andrea Mazzucchi. Il volume che vede ora la luce, frutto dell’impegno degli allievi della Scuola e del dottorato in «Testi, tradizioni e culture del libro» della Scuola Superiore Meridionale coordinati da Giancarlo Petrella, dischiude per la prima volta agli studiosi e alla collettività uno dei fondi incunabolistici numericamente e qualitativamente più ricchi e interessanti d’Italia, ma ancora poco noto e finora accessibile quasi esclusivamente attraverso l’ormai datato catalogo a schede compilato un secolo fa da Mariano Fava. Solo in tempi recentissimi, in parziale concomitanza con la lunga gestazione del catalogo cartaceo relativo alla lettera A, il patrimonio incunabolistico della Biblioteca è stato integralmente (e forse definitivamente, almeno sotto l’aspetto quantitativo) catalogato in SBN, secondo approcci metodologici e finalità che in parte però differiscono da quelli adottati nel presente catalogo.
Il volume raccoglie 354 edizioni, per complessivi 670 esemplari circa, qui per la prima volta analiticamente descritti nei loro aspetti materiali (legatura, decorazione, interventi manoscritti d’uso e di possesso). Marginalia manoscritti riconducibili ad alcuni personaggi di primo piano del cenacolo umanistico napoletano apportano nuove importanti acquisizioni sul fronte degli studi filologici e del libro a stampa postillato. Il sistematico rilevamento delle tracce di provenienza, incrociato allo studio dei cataloghi storici condotto nel saggio introduttivo – dal Catalogus librorum impressorum qui in Regio Neapolitano Musaeo asservantur, pubblicato in concomitanza con l’apertura della Biblioteca nella sede del Palazzo dei Regi Studi a inizio Ottocento, al Catalogus codicum saeculo XV impressorum qui in R. Bibliotheca Borbonica adservantur redatto da Francesco De Licteriis e pubblicato in tre volumi tra il 1828 e il 1833 –, consente di delineare alcune direttrici diacroniche di sviluppo della collezione quattrocentesca che, sebbene provvisorie, concorrono però a tratteggiarne il profilo storico, restituendo, con una mole di dati già statisticamente affidabile, nomi, volti e circostanze di acquisizioni ricorrenti che potranno trovare ulteriore conferma e progressiva integrazione nei futuri affondi catalografici. L’operazione di destratificazione, sebbene resa difficoltosa e in parte alterata dalla sistematica campagna di rilegatura compiuta tra gli anni Venti e gli anni Quaranta dell’Ottocento dalla legatoria Trani, porta innanzitutto in superficie frammenti delle soppresse biblioteche religiose napoletane (il patrimonio gesuitico, San Domenico Maggiore e le altre comunità domenicane, San Giovanni a Carbonara, le Clarisse di Donnaregina, ma anche Sant’Eframo Nuovo e il monastero dei SS. Severino e Sossio), oltre che dei conventi della Provincia. Analoghe ricorrenti note di possesso attestano il sistematico rastrellamento degli esemplari quattrocenteschi condotto dagli emissari della Biblioteca Reale nei conventi abruzzesi per rimpinguare l’originario esiguo nucleo farnesiano. Ex libris e fonti documentarie concorrono a delineare l’apporto sostanzioso, in termini non solo numerici, di alcuni colti collezionisti napoletani sette-ottocenteschi alla formazione del più ampio giacimento librario quattrocentesco d’Italia.
